La Protezione della Giovane rischia la chiusura: spese e bollette insostenibili

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La Casa di protezione della Giovane di Piacenza, in via Tempio al civico 20-26, esistente dal 1932, rischia di essere travolta dalle spese emergenti. La struttura guidata da volontari comuni e religiose, è una comunità tutta femminile, l’unica della provincia ad accogliere gratuitamente donne richiedenti asilo, profughe, ex schiave liberate dalle catene della prostituzione, spesso provenienti dall’Africa occidentale e con figli piccoli. La Protezione della Giovane accoglie poi con affitti calmierati donne provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, in città per studio o lavoro, come ad esempio bidelle, insegnanti, studentesse delle superiori, universitarie e del Conservatorio Nicolini – ma senza la possibilità di permettersi un alloggio privato in città. Sono una trentina le ospiti in tutto, con una richiesta ben superiore alle sue capacità effettive, tanto da necessitare di una seconda sede. Si tratta di un’associazione di volontariato soprattutto, non un’impresa privata, e per questo è stata esclusa dai ristori statali per le aziende a causa della pandemia da Covid-19 e anche la Diocesi di Piacenza-Bobbio ha dato parere negativo ad eventuali aiuti. L’associazione, essendo proprietaria del palazzo, è costretta a far fronte alle spese di mantenimento che ora sono salite senza sosta, l’ultima emergenza è stata la rottura della centrale termica dalla fattura di 25mila euro.

La presidente della struttura è dal 2012 Giuseppina Schiavi, ex presidente del comitato del Centro Italiano Femminile di Piacenza, che mostra i bilanci: “Le pur risicate entrate ci arrivano dalla Prefettura a cui bandi di accoglienza per profughi abbiamo sempre risposto” e continua: “Con la Fondazione di Piacenza e Vigevano abbiamo collaborato ad un incoraggiante progetto di co-housing, che scadrà nei prossimi mesi”, e poi ci sono alcuni nuclei familiari interamente a carico della struttura. Per Schiavi le entrate continuano ad esserci, ma non sono più sufficienti “a sostenere l’intera macchina”. Solo con le bollette nei primi nove mesi sono arrivati 25mila euro di gas e 9.600 di luce da pagare, costi stratosferici per una struttura con finalità sociali come queste. “Oltre alle bollette, ci sono tante spese extra, da quelle sanitarie delle richiedenti asilo che non sono esenti da ticket fino alle rette per gli asili dei loro piccoli, esclusi da tutte le graduatorie poiché le madri non lavorano, paghiamo tutto noi”, dice Schiavi che non ha mai attirato l’attenzione sulla questione, ma dice: “Faccio un appello a privati benefattori, ci diano una mano a superare anche questo scoglio.” Un’altra volontaria della struttura, Letizia Bricchi dice: “Il problema dell’accoglienza esiste, non so cosa succederebbe se non ci fossimo più noi, siamo l’unica struttura a Piacenza che accoglie donne.”

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