La Giunta Dosi nasce senza vicesindaco
Nel Pd è guerra aperta

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Nasce tra le liti e le sorprese la prima giunta Dosi. Acclamata a gran voce dall’opinione pubblica dopo una serie di annunci disattesi nei giorni immediatamente post voto, dopo tre settimane di false partenze il nuovo sindaco si è ritrovato costretto ad affrettare i tempi con il risultato di mettere insieme un esecutivo all’ultimo minuto, nel senso letterale del termine. Alle 17,40 di martedì, giorno indicato per la presentazione, nella squadra c’erano Francesco Cacciatore come vicesindaco e Pierangelo Romersi come assessore, mezz’ora dopo si erano volatilizzati. Per dirla tutta, qualcuno ha saputo alle 18 passate di essere assessore e non è stato in grado presenziare al battesimo. Un inizio choc, che definire in salita sarebbe un eufemismo. Un veto giunto in extremis sulla figura di Cacciatore vicesindaco – si dice voluto dall’entourage che risponde ancora all’ex sindaco Roberto Reggi – ha mandato all’aria tutto l’estenuante lavoro che c’era stato per giungere a una faticosa quadra. La conseguenza è stata uno strappo politico, nell’amministrazione e nel Partito Democratico, che non potrà non avere ripercussioni sulla vita di Palazzo Mercanti e dintorni. Una volta sfilatosi Cacciatore, lo ha seguito Romersi. E anche Giovanna Palladini, data da sempre per sicura di riconferma nell’esecutivo, non avrebbe accettato di entrarne a far parte all’ultimo.

La giunta Dosi sarà dunque la seguente: il neo sindaco si terrà le deleghe ad affari generali, legali, sicurezza, comunicazione, protezione civile,  coesione sociale e attuazione del programma. Katia Tarasconi (Pd – trasparenza, commercio, centro storico, innovazione, servizi ai cittadini, pari opportunità, expo 2015);
 Silvio Bisotti (Pd – welfare e contrasto alla crisi, servizi sociali, politiche famigliari, salute, rapporti con il Consiglio comunale); 
Tiziana Albasi (Moderati – cultura, turismo, eventi, politiche giovanili, università, ricerca); 
Luigi Rabuffi (Prc – ambiente, parchi urbani, fiume, lavoro e partecipazione);
 Paola Beltrani (Italia dei Valori – scuola, promozione della legalità, infanzia); 
Pierangelo Carbone (pianificazione, urbanistca, territorio, mobilità); 
Roberto Colla (Moderati – lavori pubblici, patrimonio, arredo urbano, sport, che ha poi rinunciato come spieghiamo in un altro articolo);
 Francesco Timpano (servizi alle imprese, risorse economiche e personale).
C’è dunque Carbone, fortemente voluto da Dosi a dispetto dei tanti che nel Pd chiedevano un rigido rispetto della regola statutaria del Pd che vieta un terzo mandato consecutivo. Ancora una volta, seguendo le tracce dei ben informati, sembra di poter dire l’abbia avuta vinta l’ex sindaco Reggi, consigliere principe di Dosi in queste settimane nonché regista occulto in questa fase di svezzamento. Comunque sia, sarà la prova dei fatti a dire se Dosi avrà scelto bene i suoi assessori, che avranno il compito di smentire quelle malelingue secondo cui “si poteva fare decisamente di meglio”.
“C’è tanto da fare e dobbiamo iniziare quanto prima a lavorare” ha detto Dosi cercando con mestiere di contenere un evidente disappunto. Certo è che, al di là dei necessari disbrighi amministrativi (prima di tutto il bilancio), il nuovo esecutivo partirà con una gravosissima spada di Damocle sulla testa. Che farà ora la famigerata e numericamente potente “area Cacciatore” del Pd? Metterà i bastoni tra le ruote in aula? Su quali punti si potrà tentare di ricucire? Che succederà al Partito Democratico, nuovamente alle prese con le faide interne e con un segretario, Vittorio Silva, descritto furibondo? Quesiti che attendono una risposta. Anche se, a dire il vero, la risposta migliore dovrà darla Dosi ai piacentini. Che votano (stavolta nemmeno troppo), osservano e poi giudicano.

 

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