di Roberta Suzzani – «Basta con i convegni, le tavole rotonde, la filosofia sulla Pet Therapy. Che fa bene lo sappiamo, ma se non la facciamo non fa bene a nessuno».
Prima premette, «non vorrei sembrare troppo irruente, ma questo argomento mi sta veramente a cuore». Poi Mario Malinverni – padre de La Cuccia di Cascina Torchiazzo, la struttura di accoglienza pensata per le persone con disabilità, ma non solo – scoppia in un fiume di parole che riassunte finiscono in una sola: usatemi.
«Usate La Cuccia. Portate qui i vostri ragazzi, quei ragazzi che se ne stanno sempre chiusi nelle stanzette dei centri diurni o dei centri commerciali dove vengono portati a passeggio. Fateli entrare in contatto con la natura, con gli animali, con la terra. Ho creato questo pezzetto di paradiso a due passi dalla città per loro e lo metto a disposizione in maniera completamente gratuita. Senza salire sul carro politico di nessuno, perché a me la politica non interessa. Mi interessano le persone in difficoltà che hanno bisogno di toccare gli animali e la natura. Ma in pochi vengono, e quelli che vengono talvolta non sanno cosa fare».
Reduce da un piccolo grande successo – l’acquisto di una vettura per il trasporto dei disabili che Malinverni ha potuto acquistare «in economia» come dice lui, solo grazie all’aiuto di Valter Bulla (patron di Bulla Sport) e del Banco di Desio – Malinverni è pronto per un’altra battaglia. «Perché a me piace guardare avanti. Se le cose servono oggi, io le voglio per ieri».
Il Ciclope da sconfiggere «come da tre anni a questa parte» sottolinea con un velo di rammarico nella voce, è la mancanza di partecipazione.
«La Cuccia è nata tre anni e mezzo fa da un sogno– racconta con orgoglio – quello di creare un luogo dove le persone potessero fare giardinaggio, prendersi cura degli animali o semplicemente staccare dalla quotidianità per concedersi una passeggiata immersi nella natura. Qui è tutto gratuito. Le spese di gestione vengono coperte dalle offerte e dalle sponsorizzazioni di tanti amici che credono in questo progetto come all’inizio credette in noi l’Amministrazione di Podenzano guidata da Alessandro Ghisoni».
Eppure in questo piccolo paradiso una mela bacata c’è. «Soffriamo di solitudine», scherza Malinverni. Già, perché lui e i suoi oltre 120 animali – dai lama alle galline, ai porcellini, alle capre – ricevono poche visite. «Nonostante venire qui con la famiglia, con le scuole, le associazioni o quant’altro sia completamente gratuito. Nonostante mi sia dotato di una cucina e nei periodi estivi installo una piscina di 12 metri. Nonostante tutto, le scuole ci snobbano e le associazioni faticano a frequentarci».
«Tutti parlano di quanto il contatto con gli animali faccia bene, di quanto giovi alla salute psicofisica dei malati e dei disabili, ma quanto gli si mette a disposizione uno spazio dove poter passare dalle parole ai fatti, i fatti restano parole. Perché manca chi ha voglia di fare, perché per fare ci vuole impegno, fatica e persone che sappiano di cosa si sta parlando. Mi capita spesso – continua Malinverni – di ospitare operatori che hanno paura degli animali e non accompagnano i ragazzi dentro i recinti. Oppure che non vogliono sporcarsi le scarpe e i vestiti. Nulla da ridire se qualcuno non se la sente, certo è che alla fine chi ne paga le conseguenze sono quei ragazzi che tutti vorremo aiutare. C’è un’associazione di Codogno che, dopo averci conosciuto, è diventata ospite fissa e già dalla seconda visita ha fornito ai suoi ragazzi stivali e guanti. A Piacenza dopo anni sono ancora io che metto a disposizione dei visitatori dei copriscarpe».
Questa situazione, per Mario Malinverni, è a dir poco snervante.
«Ho investito molto in questo progetto e non parlo solo finanziariamente. Ho realizzato scivoli per entrare nelle stalle, creato un impianto per la diffusione musicale nel cortile, creato una cucina. Non basta? Mi diano dei suggerimenti. Sono pronto a farmi coinvolgere, ad accettare consigli. Tutto affinché questo luogo serva a chi ne ha più bisogno: i ragazzi disabili».
Aiutatemi. Un appello, ma anche un desiderio.





Azzardo un suggerimento, se posso…………….postandolo su Facebook non ha molta visibilità, a differenza di altri che invece hanno una maggiore personalizzazione e di conseguenza “saltano all’occhio”……..come avrebbe detto ai tempi una mia bisnonna,………………cordialmente con simpatia.