La coppa in America, un sogno a stelle e strisce. Grossetti: “E’ un obiettivo realizzabile”

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di Roberta Suzzani – Obiettivo: conquistare l’America. Nel cassetto dei produttori di coppa piacentina fa capolino un sogno, un sogno a stelle e strisce. Un sogno che, complice la fine dell’embargo dei salumi made in Italy a breve stagionatura ma soprattutto per merito del valore dei prodotti di casa nostra, potrebbe presto diventare realtà.
«Stiamo lavorando per realizzarlo e grazie all’impegno di tutti sono certo che ce la faremo». Antonio Grossetti, presidente del Consorzio di tutela dei salumi piacentini, non ha dubbi. Quel cassetto è stato aperto e Piacenza non ha intenzione di richiuderlo.
Ma per trasformare un sogno in realtà ci vuole determinazione, progettualità e soprattutto un duro lavoro.
«Abbiamo determinazione e progettualità, il duro lavoro non ci spaventa. I nostri produttori sono proiettati verso il futuro e la corsa che abbiamo iniziato è sostenuta dalla qualità dei nostri salumi» così sottolinea Grossetti prima di iniziare il lungo elenco degli impegni che aspettano il comparto piacentino. Un lungo elenco che passa dall’appuntamento con Expo 2015, tocca l’opportunità di Eataly e termina – ma non si ferma – nel Centro unico di stagionatura progettato dalla Camera di Commercio.
«Expo 2015 è la nostra occasione per sfondare il confine americano. I contatti con il mercato oltre oceano sono già stati avviati, ma sarà l’appuntamento milanese il vero volano per scendere in campo».
Un campo che, come conferma Grossetti, è già sensibile alla coppa piacentina. «I nostri salumi, in primis la coppa, è apprezzata e conosciuta in tutto il mondo. Merito del protocollo di produzione, della Denominazione di origine protetta che ne certifica il livello qualitativo, che è poi merito della passione che i piacentini mettono nel loro lavoro. Da qui dobbiamo partire per trasformare l’apprezzamento in affari».
Da Expo a Eataly.
«Eatlay sarà una partita che dovremo saper giocare – prosegue Grossetti – Accanto al mercato strettamente locale è importante che questa sia un’occasione per far entrare i nostri marchi nel circuito nazionale e mondiale. E’ importante che Piacenza esca dai confini della sua provincia per addentrarsi in quelli ben più ampi che Expo e Eataly possono offrirci».
Conquistare il mondo. Una sfida ambiziosa a cui i produttori di coppa piacentina si stanno preparando.
«E’ ancora in fase embrionale, ma abbiamo molta fiducia che possa presto concretizzarsi il progetto propostoci dalla Camera di Commercio di un centro unico di stagionatura. L’Università Cattolica è già al lavoro su un impianto che viene già usato per il Grana Padano».
Molti, secondo Grossetti, i vantaggi che il centro unico potrebbe portare ai singoli produttori.
«Prima di tutto si darebbe un po’ di fiato ai piccoli produttori. La stagionatura ha un costo e una difficoltà di realizzazione che incide molto sulle casse di diverse imprese medio-piccole, in questo modo le possibilità di sviluppo sarebbero di gran lunga aumentate e sempre guardando al mercato estero questi “piccoli” accorgimenti diventano fondamentali».
Al centro di stagionatura unico si lega un’altra importante occasione per il mercato nostrano. «Quello di una linea di affettamento che per dialogare con gli esportatori è indispensabile. Nel resto del mondo è difficile trovare il classico salumiere a cui chiedere un etto di coppa. All’estero sono più orientati verso il prodotto confezionato già pronto per essere consumato. Il Centro unico di stagionatura potrà darci anche quest’occasione».
Il tutto all’insegna della piacentinità. «Perché la differenza sta tutta lì».
Una velata allusione ai cugini parmensi? Neanche troppo velata. «Parma ha da sempre avuto una vocazione per il marketing che purtroppo, a noi piacentini, manca. Ma dalla nostra abbiamo che proprio quella denominazione Igp, a confronto della nostra Dop, ha messo ben in chiaro, nero su bianco, le differenze sostanziali che ci sono tra i rispettivi prodotti».
Differenze di carne – l’Igp permette l’utilizzo di carni anche provenienti dall’estero, mentre la Dop lega al territorio di produzione; differenze nella stagionatura – si parte da un minimo di 6 mesi per il prodotto piacentino rispetto ai 2 mesi di quello parmense – e di produzione. «Il nostro è un prodotto, se vogliamo, di nicchia. Per questo stiamo pensando addirittura a una stagionatura di 8 mesi.
Da questo punto di vista, quello dei nostri vicini di confine, è un prodotto di massa».
Differenze che fanno la differenza e che alimentano il sogno “americano” di Piacenza.
Il nostro è “Made in Piacenza” e non teme confronti.

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