“Chi pensa che un immobile pubblico basta metterlo in vendita, la fa facile, in realtà non succede nulla, occorre metterci fatica, impegno e anche soldi per metterlo in sicurezza e renderlo appetibile ai privati”. Roberto Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio, in un’intervista al quotidiano locale, ha spiegato così il successo di molte operazioni sui beni dello Stato avviate in questi anni in città. Come l’acquisizione di Palazzo Farnese e del Laboratorio Pontieri da parte del Comune, i progetti di riconversione dell’ex ospedale militare, la riqualificazione delle ex caserme, la concessione di bastione di Porta Borghetto e quella dell’ex chiesa di Sant’Agostino, il recupero di bastione San Sisto e Torrione Fodesta, il restauro dell’ex convento del Carmine, la messa in vendita a breve di tre palazzi storici come i palazzi della Posta, Serafini e Costa Ferrari. Entro gennaio ci sarà il bando di concessione per l’ex chiesa di San Lorenzo e le ex caserme Dal Verme e Benedettine, nella speranza che seguano l’esempio virtuoso di altri tre beni di pregio – bastione Borghetto, torrione Fodesta, ex chiesa di Sant’Agostino – per i quali si stanno chiudendo i contratti di affidamento/ gestione. Sono stati poi restituiti alla città aree e beni demaniali come il Laboratorio Pontieri di piazza Cittadella, dove saranno costruite due palestre a servizio delle scuole del centro, e l’ex rimessa locomotori Berzolla, il cui recupero è inserito nel bando periferie, nonché Palazzo Farnese, uno dei monumenti simbolo di Piacenza. Non basta però fare un bando, ha precisato Reggi, poiché “serve un’operazione seria che parta da una consultazione pubblica per la presa di visione dei beni e la raccolta di manifestazioni di interesse e prevede poi che i bandi siano fatti su immobili regolarizzati cioè a posto dal punto di vista documentale, catastale e urbanistico: solo a queste condizioni si riesce, altrimenti le gare vanno deserte, ci vuole un lavoro serio e scientifico. Ma si può fare e come Agenzia del Demanio l’abbiamo dimostrato”.

E non ultimo – ha aggiunto l’ex sindaco di Piacenza – l’impegno per il progetto di bonifica della Pertite del cui pesante onere finanziario la Difesa si farà interamente carico. Nella grande area militare oggetto di tanto interesse partirà a breve la ‘caratterizzazione’, cioè il monitoraggio finalizzato a individuare la presenza di inquinamento, anche in profondità, da amianto o da idrocarburi, inquinamento che non emerge con una semplice bonifica bellica in superficie. Ciò che uscirà dalla caratterizzazione delineerà i costi dell’intervento di ripristino ambientale: potrebbe richiedere anche qualche milione di euro, ma – ha precisato Reggi – “è dovere dello Stato restituire i beni bonificati secondo il principio che chi inquina paga”. Tutto ciò indipendentemente dalla futura destinazione dell’area dove – sappiamo bene – alcuni vorrebbero il nuovo ospedale di Piacenza, altri un parco pubblico.
Nell’accordo d’intesa promosso un anno fa proprio dall’Agenzia del Demanio la Pertite, insieme alla caserma Lusignani, è stata indicata come possibile sede per la nuova struttura sanitaria pubblica. “I vantaggi che la città trarrebbe se si seguisse l’accordo – ha specificato Reggi – (nell’accordo è presente anche la caserma Nicolai di piazza Cittadella che si svincolerebbe dal Genio Pontieri), derivano dall’obiettivo di concentrare in un unico luogo (la caserma Artale in via Emilia Pavese) tutta la funzione militare”.




