
Le indicazioni si erano manifestate al primo turno (un 39,9 contro un 37,7). Erano però in attesa di conferma.
Conferme arrivate al ballottaggio: Katia Tarasconi ha superato Patrizia Barbieri ed è diventata la nuova sindaca di Piacenza.
Alla vigilia i giornali nazionali che avevano puntato i riflettori sulle città del Ducato davano per Piacenza un confronto che si sarebbe concluso sul filo del rasoio.
Ma il 53,46 contro il 46,54% va oltre il filo del rasoio. E’ un risultato deciso che non lascia dubbi.
Katia Tarasconi è stata eletta con un alto margine dai cittadini che hanno votato. Pochi, meno di quelli del primo turno come era accaduto già nelle precedenti tornate degli ultimi anni. Da escludere subito l’interpretazione secondo cui una scarsa affluenza al voto possa favorire l’area del centrosinistra su quella del centrodestra. Categorie un po’ rozze e superate. Entrambe le candidate erano esposte al rischio del non voto da parte dei competitor d’area con cui non erano stati conclusi accordi (Cugini da un lato e Sforza Fogliani dall’altro).
Alla fine Piacenza, i votanti di Piacenza del 26 giugno (32.259 su 76mila una percentuale al di sotto del 50% che si attesta intorno al 42%) hanno scelto. Questo non sminuisce il risultato che per Katia Tarasconi e la coalizione che l’ha sostenuta è indiscutibilmente positivo anche se nelle dinamiche interne al raggruppamento che la sosteneva c’è da segnalare un’evidente anomalia rappresentata dalla parità numerica tra i consiglieri letti dal Pd e quelli espressione della lista civica di Katia Tarasconi. Più in generale la crescente diminuzione dei votanti è un problema democratico che rischia di riportare la selezione della classe dirigente a un sistema esercitato da pochi per pochi. Ma questo è un altro tema ben più complesso che va oltre un risultato elettorale.
La sconfitta di Patrizia Barbieri? A parte il fatto che i candidati di centrodestra in campo per una riconferma trovano a Piacenza una strada irta di ostacoli (era accaduto anche all’avvocato Gianguido Guidotti sconfitto da Roberto Reggi) c’è forse una sottolineatura peculiare per la storia elettorale che si è conclusa domenica notte. Riguarda il tipo di campagna elettorale che Barbieri ha scelto di condurre basata e marcata (soprattutto nella seconda fase del ballottaggio) sulla natura civica della sua candidatura che con lo slogan “Il mio partito è Piacenza” e con il richiamo a presunti poteri forti incombenti sul futuro della città ha voluto schiacciare l’occhiolino ai cittadini critici, distanti e ostili al mondo della politica. Non ha ottenuto però il risultato sperato provocando al contempo un certo fastidio nei partiti che l’hanno affiancata e che non si sono dati pena di spingere l’acceleratore sul ballottaggio. Infatti Barbieri ha peggiorato la performance in termini di voti rispetto al primo turno. Resta il fatto che la mancata riconferma di un sindaco uscente è una sonora bocciatura che certamente brucia.
E non poco. Non solo per Barbieri, anche per chi l’ha sostenuta.




