Ultimi fuochi per il Piacenza Jazz Fest. Anche questa decima edizione sembra volata, tra “main concerts” strepitosi, sotto-rassegne e una miriade di eventi collaterali, ma il festival del Piacenza Jazz Fest è pronto a sparare le ultime, micidiali cartucce. A scintillare, in settimana, uno degli appuntamenti più attesi di tutto il cartellone, quello con il mirabolante, seminale vibrafonista americano Gary Burton (in foto), in scena sabato 11 alle 21.15 al Teatro Verdi di Fiorenzuola con il suo quartetto (Julian Lage alla chitarra, Scott Colley al contrabbasso e Antonio Sanchez alla batteria).
Grande musica anche venerdì 10, alle 22 al Milestone, per la rassegna “Jazz Club!”: sul palco di via Emilia Parmense il grande armonicista Max De Aloe, in quartetto con Lorenzo Petrocca alla chitarra, Attilio Zanchi al contrabbasso e Tommy Bradascio alla batteria. Un combo invitante, con un repertorio di standard misti a brani originali di alto spessore tra atmosfere evanescenti e nostalgiche ed energia swing; un particolare incontro tra chitarra e armonica cromatica, una scommessa basata sull’esperienza dei due leader e sulla certezza di una ritmica composta da comprimari d’eccezione. Terzo ed ultimo appuntamento della settimana, l’ultima proiezione, mercoledì 15 alle 21.15 al Teatro Filodrammatici, per “Cinema di Jazz”: si vedrà “Il vergine” di Jerzy Skolimowski (1967), “Orso d’oro” a Berlino, con Jean Pierre Léaud, attore feticcio della Nouvelle Vague, come protagonista, e la colonna sonora firmata dal leggendario pianista e compositore polacco Krzysztof Komeda. Il festival si chiuderà venerdì 17 al Milestone con il bel “piano trio” di Gianluca Di Ienno (piano), Alex Orciari (contrabbasso) e Matteo Rebulla (batteria) con l’aggiunta di un outsider della chitarra come Bebo Ferra, e sabato 18 a Le Rotative con il consueto Galà conclusivo.
Tornando brevemente a Burton, sabato a Fiorenzuola, classe ’43, è un vibrafonista molto originale che utilizza la tecnica delle quattro mazze ottenendo uno stile personalissimo e quasi pianistico. Grande, imitatissimo innovatore dello strumento, è uno dei pochi vibrafonisti noti in tutto il mondo, tra i pionieri della fusion, famoso per aver reso popolare la formula del duo nel jazz e figura di prim’ordine nell’ambito della didattica.




