
L’estate 1995 era appena iniziata, lo attendeva qualche settimana al mare. Inaspettatamente gli viene proposto uno stage di un paio di mesi in Confindustria che avrebbe comportato la rinuncia alla vacanza. Lo studente di ragioneria Luca Groppi, non senza esitazione, si lascia affascinare dalla nuova esperienza. Lo attende la fotocopiatrice e lavoretti vari che ora definisce “basici”: tenere in ordine la sala riunioni, recapitare documentazioni da un ufficio all’altro, eccetera, eccetera…
Lavori basici, come ha detto, che si rivelano un’occasione per dimostrare capacità, impegno, puntualità e precisione. Lo nota l’allora direttore Giuseppe Boninsegni che non esita ad invitarlo a rimanere.
“La proposta mi disorientò – ammette il nuovo direttore di Confindustria Luca Groppi – soprattutto perché avrebbe stravolto il mio progetto scolastico. Ho continuato gli studi diplomandomi ragioniere e laureandomi poi in giurisprudenza. Di giorno in ufficio e la sera a scuola. E’ stato molto impegnativo”.
Nonostante la giovane età mette insieme numerose esperienze ed incarichi. E’ esperto di fisco e internazionalizzazione ed è stato export manager di diverse aziende associate. Inoltre è responsabile del Centro Studi dell’Associazione, è nel Consiglio di Amministrazione di CEPI, in rappresentanza della CCIAA, e nel Consiglio di Piacenza Alimentare. E’ stato parte attiva nei tavoli di EXPO 2015.
Quando ne fece conoscenza, Confindustria aveva un’altra pelle, Luca Groppi ne tratteggia i contorni.
“Allora l’associazione si stava evolvendo, c’era una grande attenzione per gli associati nell’ottica di sviluppare consulenza e assistenza a livello aziendale. Poi l’associazione ha iniziato a svolgere sempre più una funzione anticipatrice delle nuove necessità aziendali in funzione dello sviluppo tecnologico, gestionale e finanziario. Successivamente Confindustria ha maturato sempre più un ruolo di riferimento per lo sviluppo del territorio, soprattutto nell’ottica di sistema. Se consideriamo Expo 2015, si può dire che è stata una esperienza importante perché ha reso possibile il collaudo della collaborazione tra istituzioni e associazioni di categoria. Collaudo nel senso di non limitarsi a sottolineare ciò che non ha funzionato, ma chiedersi il perché e non rifare gli stessi errori. Valorizzare invece ciò che ha funzionato riproponendone le formule per altre esperienze”.
Quest’anno ricorre il 75esimo anno dalla fondazione di Confindustria, probabilmente da mesi stavate lavorando a progetti che avrebbero dovuto caratterizzarne il significato. Affrontando anche i primi segnali di crisi che già si coglievano alla fine dello scorso anno. Questa terribile pandemia come vi ha colto, come ha reagito la struttura di Confindustria?
“Dopo le prime notizie siamo stati travolti dalla richiesta di chiarimenti. Ore e ore passate al telefono rispondendo agli associati. Il primo obbiettivo è stato quello di non lasciare sole le aziende. Parallelamente sviluppare la conoscenza di indicazioni istituzionali, ordinanze da interpretare, situazioni di rischio da evitare, tutele da attivare. I primi momenti sono stati caratterizzati da una grande incertezza.
Nel primo pomeriggio di quel ormai famoso venerdì tutte le aziende piacentine hanno mandato a casa i dipendenti residenti nel Lodigiano. Abbiamo passato il sabato e la domenica successivi a chiederci cosa avremmo fatto lunedì.
Sono stati giorni terribili. La struttura di Confindustria ha saputo rispondere con impegno e competenza riuscendo a sopportare un carico di lavoro e responsabilità straordinari, mantenendo sempre un alto livello di lucidità che ha permesso di attraversare la prima fase”.
Consideriamo ora la cosiddetta FASE 2: le aziende riaprono, il governo mette in campo il Decreto Liquidità intervenendo sul primo approccio di ripresa. Dal suo punto di osservazione quali sono le criticità, soprattutto a livello locale?
“Non mi sento di commentare i primi decreti dettati dall’emergenza, i nostri governanti si sono trovati di fronte una partita enorme di cui non si conoscevano i contorni. Dai decreti successivi invece si sperava emergesse una chiara visione a medio lungo termine, cogliendo l’occasione per avviare un processo di razionalizzazione e semplificazione. Questa è davvero una occasione epocale dalla quale dobbiamo necessariamente uscire migliorati. Il Decreto liquidità, nonostante il lavoro che stanno facendo le banche soffre di strettoie burocratiche in fase di istruttoria e gestione che ne rendono difficile la fruizione. La stessa cosa si può dire per la cassa integrazione tant’è che gran parte delle nostre aziende l’hanno anticipata.
Quindi non solo semplificazione ma anche velocità d’azione. Sarebbe un messaggio rasserenante per tutti”.
Le ultime considerazioni Luca Groppi le riserva per Cesare Betti mancato lo scorso 13 marzo, vittima di Covid-19, nel marzo scorso.
“Aldilà del ricordo personale che ciascuno di noi ha di Cesare Betti, posso dire che è stato un direttore indimenticabile, sempre presente e disponibile. Arrivava alle sette di mattina e se ne andava alle sette di sera. Anche se la formazione era diversa, sindacale la sua, economica la mia, ho avuto con lui un rapporto molto stretto. Ci confrontavamo tutti i giorni”.
Se volesse definire la direzione di Cesare Betti, come la descriverebbe in poche parole?
“La sua direzione si è caratterizzata per dedizione totale all’associazione, facendone una struttura sana e forte. Se noi oggi possiamo guardare avanti con serenità e affrontare il futuro, partendo da solide basi, lo possiamo fare grazie al lavoro puntuale e competente che ha svolto negli anni”.




