
ALCUNE CONSIDERAZIONI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA SEZIONE DI PIACENZA DI ITALIA NOSTRA
Nell’intervento su Libertà del 23.6 dal titolo “Tutelare il ruolo degli agricoltori anche per l’attività di irrigazione” il Dott. Alberto Squeri, membro di Confagricoltura, ha ricordato l’innegabile ruolo positivo degli agricoltori nelle loro molteplici funzioni in campo economico e ambientale. Ha nel contempo elogiato la nuova condotta irrigua interrata, progettata dal Consorzio di Bonifica di Piacenza in bassa val d’Arda. Questa sostituirebbe, per una lunghezza di oltre 20 km, l’attuale ramo portante del locale sistema irriguo, per un costo complessivo di circa 15 milioni di euro, affiancando l’attuale canale a cielo aperto, “obsoleto” e oggetto di deleterie perdite per infiltrazione e per evo-traspirazione – a dire del Consorzio di Bonifica.
Nel prosieguo del discorso, l’Autore ricorda i “preziosi” benefici che si trarrebbero anche dalla realizzazione di dighe nelle valli contigue (dai costi impronunciabili se, oltretutto, abbinati alle relative condotte di eduzione). Non dimentica nel frattempo di rimarcare gli altri proficui vantaggi insiti nei numerosi progetti previsti o in corso di attuazione da parte del Consorzio di Bonifica in fatto di opere destinate a potenziare l’irrigazione dei campi (traversa di Rivergaro dal costo di circa 4 milioni di euro, rifacimento e potenziamento della galleria di Mirafiori nei comuni di Rivergaro e Gazzola con costo di circa 9 milioni di euro e così via).
È su questi contenuti che la sezione di Piacenza di Italia Nostra intende ribattere, tenuto anche conto che una corretta gestione delle acque non può prescindere dalle caratteristiche geomorfologiche degli ambiti interessati.
Specificatamente nella pianura dell’Arda – a differenza delle altre valli piacentine – è quasi ovunque presente una coltre superficiale di argilla stesa, a guisa di una sorta di “marmellata”, sui sottostanti depositi sabbiosi-ghiaiosi permeabili. Detta coltre è di spessore variabile da alcuni metri a oltre la decina di metri. La sua esistenza motiva la diffusa presenza di cave di argilla in questo territorio, nonché il “tamponamento” che essa esercitata nei confronti dell’acqua di falda contenuta nei sottostanti depositi permeabili (conferendole così carattere artesiano): è questo tamponamento che giustifica anche la ricca e diffusa presenza di risorgive/fontanili in questa parte della valle.
Questa circostanza non ha eguali nelle altre valli della pianura piacentina, dove queste manifestazioni sorgentizie non esistono e non vengono pertanto a costituire alcuna apprezzata integrazione al locale sistema irriguo, come avviene invece nella bassa val d’Arda.
Se l’operazione di interramento dei canali (tubatura) è volta a ridurre o eliminare le infiltrazioni idriche nel sottosuolo, è proprio l’esistenza di questa coltre di copertura argillosa che rende sostanzialmente inutile l’interramento stesso.
Oltretutto, proprio questi storici canali hanno ormai raggiunto un apprezzato intrinseco equilibrio idrogeologico. Questo si somma al loro invidiabile significato storico e naturalistico che ci hanno regalato nella loro secolare presenza. Concorrono in modo insostituibile alla caratterizzazione del paesaggio di questa parte della valle. Il Rivo Sforzesco, oggetto di una drastica “decapitazione” come ha ben evidenziato anche la sezione di Fiorenzuola e Valdarda di Italia Nostra, costituisce uno degli esempi più significativi dello scempio storico-naturalistico-ambientale che si sta perpetrando. La decapitazione provocherà tra l’altro – come fa notare il proprietario dei locali terreni – l’abbandono di un grande prato permanente di età secolare.
Risulta decisamente fuori luogo paragonare la val d’Arda alle valli Trebbia e Nure. Questi due corsi d’acqua hanno infatti generato due vasti e potenti corpi alluvionali (“conoidi giustapposti”) di natura eminentemente ghiaiosa, sulla cui superficie sono impostate le storiche canalizzazioni sostanzialmente alimentate dall’alveo del Trebbia. Lungo i percorsi di queste canalizzazioni, laddove non spudoratamente rivestite in calcestruzzo o cemento armato, potevano avvenire preziosi interscambi con le acque di falda, circostanza questa tanto decantata dallo stesso Consorzio di Bonifica.
Sorprendenti e di elevata bellezza sono tuttora – dove rimasti in vita – i segni che questi corpi idrici lasciano sul territorio, anche e soprattutto dal punto di vista naturalistico e ambientale.
Non va poi dimenticato che il sistema del grandioso corpo alluvionale del Trebbia-Nure, di natura eminentemente ghiaiosa come già ricordato, si estende verso il Po fino a interessarne il tratto da Rottofreno a foce Nure. Non a caso, questo corpo viene così a costituire un immane serbatoio saturo di riserve idriche, in grado di contenere centinaia di milioni di metri cubi d’acqua, infinitamente superiori a quelli accumulabili nei comunque esigui bacini di eventuali dighe che si volessero realizzare nelle zone di montagna.
In questo quadro, ben sa il Dott. Squeri che si potrebbe fare affidamento, in fatto di risorse idriche, pure sulle incommensurabili quantità di acqua contenute nelle aree golenali del Po, idrogeologicamente alimentate anche dal Po stesso. Vanno infatti ricordate le non irrilevanti riserve idriche legate direttamente o indirettamente al Po, come pure la grandiosa diga lungo il percorso del Po stesso (lo sbarramento di Isola Serafini). Il lago generato dal rigurgito del fiume, oltre a creare un invaso di dimensioni eccezionali (si estende fin quasi alla città di Piacenza), contribuisce a mantenere costanti nel tempo le eccezionali iniezioni idriche che fluiscono verso i corpi delle sabbie delle adiacenti golene, alimentando in termini incredibilmente esuberanti le falde idriche lì contenute. Queste vengono così saturate e impregnate d’acqua, praticamente in modo perenne: a nessuno sfugge l’enorme quantità di acqua, stabilmente e costantemente alimentata, contenuta nei grandi bacini di cava – di proprietà privata – diffusi nelle aree golenali della bassa val d’Arda e, in parte, della bassa val Nure. Quale pompa anche di eccezionale portata riuscirebbe, attingendo a questi laghi, a scalfirne anche minimamente il livello?
Saremmo lieti di una smentita da parte del Dott. Squeri e di chi auspica di sostituire queste inesauribili e perenni risorse idriche con le acque di dighe: è ben più logico attingere a fini irrigui alle acque connaturate nel corpo della stessa pianura, piuttosto che affidarsi al temporaneo accumulo di invasi creati nelle nostre montagne!
Quale sarebbe il vero compenso rispetto all’impatto generato dalle dighe, anche a fronte degli immani costi per la loro creazione e manutenzione? Quali vantaggi ne trarrebbe la gente di montagna? I costi, i rischi, l’impatto generato, la manutenzione (ivi comprese le future condotte, da creare ex novo) ecc. possono essere forse giustificati, oggi come oggi, dal solo fatto di poter contare sullo scorrimento a gravità dell’acqua?
Non è invece il caso di attingere quest’acqua direttamente sul posto, visti anche i deboli dislivelli da superare (e la possibilità di fare affidamento su impianti fotovoltaici) per raggiungere le aree di utilizzo, facendo perno su riserve idriche già a disposizione in quantità esuberante, che altrimenti e ineluttabilmente migrerebbero lentamente verso valle?
Infine, il presidente del Consorzio di Bonifica Zermani, rispondendo ai dubbi di un gruppo di agricoltori riportati dal consigliere provinciale Levoni, dichiara su Libertà del 5.7 che “il canale Sforzesco manterrà tutte le sue funzioni e tutto il suo splendore”. Siamo lieti di apprendere che, a dire del presidente del Consorzio, il canale manterrà quindi la portata d’acqua attuale. Questa affermazione sembra però contradditoria con quanto risulta in realtà dal progetto che, invece, trasformerà gli attuali canali della val d’Arda in fossi vuoti e maleodoranti.
Si tratta di riflessioni che nascono in un momento in cui la popolazione della nostra provincia (se non dell’intera Nazione) versa in una situazione a dir poco catastrofica sotto l’aspetto economico e sociale, certamente tale da non invitare a sprechi superflui o addirittura dannosi come quanto si sta per compiere in val d’Arda.




