Inceneritore, Legambiente: “Referendum nel 2018.
I cittadini devono poter scegliere sì o no”

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Laura Chiappa, presidente Legambiente Piacenza
Laura Chiappa, presidente Legambiente Piacenza

di Elena Caminati  – Arrivare al 73% di raccolta differenziata e diminuire del 25% la produzione di rifiuti. Sono i due paletti findamentali per arrivare al 2020 agli obiettivi che la legge regionale impone ovvero lo spegnimento degli inceneritori tra cui anche l’impianto di Borgoforte, andando a naturale dismissione insieme a quello di di Ravenna per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani.
Stando così le cose l’impianto sarebbe inutile; la richiesta espressa da Iren però, che sembra avere l’appoggio anche dal consiglio comunale, è quella di poter bruciare rifiuti speciali, provenienti anche da fuori provincia.
La grande tematica dei rifiuti, collegata al discorso dell’inceneritore e dei cementifici, Cementitirossi in città e Buzzi Unicem a Vernasca, sarà lo zoccolo duro di Legambiente per la prossima campagna d’autunno. Le linee d’azione avranno una doppia direzione: sensibilizzare i cittadini, fare massa critica rispetto a questo tema e dall’altra parte dar vita ad un tavolo istituzionale con l’amministrazione comunale. E poi ci saranno senz’altro degli eventi per catturare l’attenzione dei cittadini, come accadde anni fa con il grande abbraccio alla Pertite che convolse migliaia di persone.
“Bisogna individuare qualcosa che faccia crescere nei cittadini la convinzione che questo impianto deve essere chiuso – ha confermato Marco Natali di Legambiente – perchè oltre a non risolvere il problema dei rifiuti, così come viene chiesto dalla legge regionale, crea inquinamento. Di fatto un impianto di incenerimento crea problemi di questo tipo ed è uno degli elementi che contribuisce a creare allarme tra i cittadini.
Se poi consideriamo che oltre a Tecnoborgo, in città c’è anche Cementirossi e in provincia Buzzi Unicem, possiamo contare tre strutture”.
Esattamente come fu per la Pertite, anche per il futuro dell’inceneritore Lagambiente vorrebbe utilizzare il referendum popolare come strumento di verifica importante per conoscere il polso della gente. La data più accreditata pare il 2018, ci sarebbe  tutto il tempo per raccogliere le firme e far crescere la sensibilità delle persone.
“Noi vorremmo arrivare ad un momento di questo tipo – spiega Natali – avevamo già lanciato l’idea qualche tempo fa ma non c’era stato il tempo di concretizzarla. E’ necessario creare un clima per arrivare ad un’azione di questo tipo.
Nel 2017 non si può proclamare il referendum perchè in concomitanza con le elezioni amministrative. Pensiamo che questo periodo possa essere utilizzato per far crescere nei cittadini la sensibilità su questo tema ed arrivare così pronti al 2018”.
L’altro grande tema è quello della qualità dell’aria, del verde pubblico e della mobilità sostenibile. Da anni Legambiente si fa portavoce di alcune proposte verso le amministrazioni, a volte prese in considerazione altre volte passate sotto l’uscio. Potenziamento del trasporto pubblico locale, incremento del car sharing, bike sharing oggi a Piacenza pressochè inesistente, parcheggi scambiatori, piste ciclabili più strutturate e in sicurezza e aumento delle zone 30 a ridosso delle scuole.
“Una cosa che noi chiediamo da anni – sottolinea Laura Chiappa presidente provinciale di Legambiente – è di evitare la permanenza delle auto intorno alle scuole durante l’orario delle lezioni, addirittura chiudere le strade a ridosso degli edifici scolastici. So che si tocca un tasto dolente perchè ancora molti genitori portano i figli a scuola in macchina, ma ci vogliono percorsi differenti, ad esempio incentivare il Pedibus”.
Non ultimo il tema del verde pubblico: sono previsti corsi di formazione per parlare di alberi e alberature in città.
“E’ dimostrato che la presenza di verde mitiga la presenza dell’inquinamento – prosegue Chiappa – ma anche da un punto di vista sociale, relativamente ai reati commessi in città, contribuisce alla loro diminuzione, perchè porta le persone all’esterno, indirizzandole al controllo sociale. Vogliamo organizzare corsi di formazione e cicli di alberature delle piante; la crisi economica non deve essere una scusa, altrimenti continueremo ad assistere a potature da qui ai prossimi anni con il rischio che le piante si ammalino e che poi vengano abbattute. Vogliamo fare proposte al Comune ma anche creare delle modalità di gestione del verde indirizzate proprio ai cittadini.
In futuro – conclude la presidente di Legambiente – dovremo essere noi ad occuparci direttamente del nostro verde come fosse il nostro giardino privato”.

Il servizio completo su www.zerocinque23.com

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