Il sindaco Veneziani: “Guado,
faremo tutto il possibile”

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Il sindaco di Rottofreno Raffaele Veneziani
Il sindaco di Rottofreno Raffaele Veneziani

E’ certamente il personaggio pubblico maggiormente impegnato nella ricerca di una soluzione-tampone in vista della temuta chiusura del ponte sul Trebbia, fra San Nicolò e Piacenza, per lavori non più rinviabili (giugno 2017, fra soli tre mesi). Certo, il fatto che sia sindaco di Rottofreno c’entra, eccome, e tuttavia colpisce un impegno (milieu politico-amministrativo) che sembra restare isolato. Il comune di Piacenza, per esempio, spicca per indifferenza, come se Sant’Antonio, con i suoi abitanti e le sue attività economico-commerciali, non lo riguardasse: né un tecnico, né un assessore, né tantomeno il sindaco si sono seduti intorno al tavolo – richiesto da Veneziani – insieme ai colleghi di Provincia, comune di Rottofreno, comune di Calendasco.
Sindaco Veneziani, sono vincoli insormontabili quelli posti alla realizzazione del guado?
“Non esistono vincoli insormontabili. Abbiamo due tipi di vincoli da superare; il primo è di natura ingegneristico-idraulica: Aipo ci ha dato degli elementi di riferimento e dovremo commissionare una valutazione idraulica. Il concetto di base, e quindi la difficoltà, è il seguente: il guado deve essere sufficientemente sicuro per il transito delle automobili e nello stesso tempo sufficientemente fragile da non creare problemi di rigurgito idraulico in caso di piena significativa del fiume (dev’essere travolto e distrutto dalle acque, per evitare l’effetto diga, ndr). Lo studio deve anche saper dire di fronte a quali situazioni il ponte debba essere chiuso per ragioni di sicurezza. Quindi, prima di tutto, sicurezza della viabilità e sicurezza idraulica. Dunque, in primo luogo, occorre uno studio idraulico: troveremo il modo di finanziarlo.
Il secondo vincolo è legato alla tutela del territorio: per ragioni ambientali dopo il 28 febbraio non si possono svolgere attività in alveo. Esiste però la possibilità che il Parco del Trebbia conceda una deroga motivata, deroga che deve passare attraverso uno strumento che si chiama valutazione di incidenza, ovvero uno studio ambientale che assicuri – una volta riaperto il ponte, il ritorno dell’alveo allo status quo ante l’intervento di realizzazione del guado. Lo studio dovrà tener conto anche del potenziale danno ambientale derivante dalla chiusura del ponte per quattro mesi. Se le 30 mila auto che transitano oggi sul ponte della via Emilia, infatti, si incanaleranno in coda sul ponte Paladini, dobbiamo immaginare code fisse a San Nicolò e ben maggiori sulla tangenziale sud a Piacenza. Con il solo ponte Paladini a garantire l’accesso in città avremo, invece di 10 mila, 35 mila veicoli in transito, al netto di coloro che prenderanno l’autostrada. Dobbiamo quindi lavorare su due fronti: quello idraulico per sapere come deve essere fatto il guado, e di conseguenza conoscerne i costi, e la valutazione di incidenza per spiegare perché è compatibile dal punto di vista ambientale”.
particolareponteNel caso si riuscisse, per il finanziamento dell’opera  bisognerebbe ricorrere ai privati?
“Non c’è altra soluzione. La Provincia non ha fondi da destinare a questo tipo di intervento e considera la viabilità dirottata assorbibile dal ponte Paladini (cosa tecnicamente vera ma nella sostanza c’è un problema); io ho fatto una serie di richieste a Regione Emilia Romagna e Fondazione di Piacenza e Vigevano per una contribuzione straordinaria finalizzata alle attività commerciali e produttive che insistono su questa zona. Aspetto risposte. Ma per la realizzazione materiale del guado l’unica speranza è che ci siano  finanziamenti ad opera dei privati: ho già avviato contatti con le aziende del lato sannicolino del ponte e, se non lo facesse il Comune di Piacenza, mi riservo di prendere contatti anche sull’altro lato. Sull’asse della via Emilia, anche a Piacenza, insistono attività importanti che potrebbero valutare conveniente contribuire all’intervento piuttosto che affrontare drastici cali di fatturato”.
Ritiene che anche Piacenza risenta della chiusura del ponte?
“La chiusura del ponte è un problema che riguarda l’intero asse commerciale che da Barriera Torino arriva al ponte, tutte le attività commerciali del lato piacentino subirebbero un calo di fatturato per quattro mesi e rischierebbero la fidelizzazione della clientela. Mi auguro che anche il Comune di Piacenza partecipi di più e intraprenda un percorso di sensibilizzazione analogo a quello intrapreso da Rottofreno, cosa finora non avvenuta”.
E’ ottimista sulla possibilità che si arrivi alla soluzione-guado?
“Non mi dichiaro ottimista, rimango possibilista: sono convinto che questo tentativo vada fatto a prescindere dalle possibilità di riuscita. E sono anche un po’ imbarazzato nell’ammettere che il pubblico (e mi ci metto anche io come rappresentante del comune di Rottofreno) non ha la forza e forse non ha avuto neanche la lungimiranza di provarci autonomamente. Il problema è che non ci sono i fondi per farlo. Ma dal momento che il danno è evidente e difficilmente calcolabile il mio è un appello ai privati di farsi avanti; noi potremmo operare in regia, gestendo la partita delle autorizzazioni, dei vincoli, delle difficoltà oggettive e burocratiche. Il mio appello è questo: almeno, proviamoci!”

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