“Il sindaco, un mestiere difficile”
Dosi bis, decisione rinviata a settembre

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Il sindaco Paolo Dosi
Il sindaco Paolo Dosi

“Avevo detto che a giugno avrei deciso se ricandidarmi o meno ma rinvio la scelta.” Il sindaco Dosi, sollecitato sulle comunali del 2017, dopo il tracollo Pd negli ultimi ballottaggi per le amministrative, non scioglie la riserva. “Cerco di affiancare una lettura complessiva della situazione a una lettura più personale. Quanto meno passerà l’estate. Di sicuro il problema non consiste nell’assecondare eventuali ambizioni personali – che non ci sono – ma di trovare la miglior candidatura possibile per la prosecuzione di una attività amministrativa che negli ultimi 15 anni ha tenuto bene, ha dato risultati lusinghieri nonostante le difficoltà, e ha contribuito a valorizzare un territorio tra i più equilibrati del paese, con uno sviluppo consolidato, a cui occorre dare continuità”. Quindi, di fronte a un nome forte, una candidatura condivisa dalle due fazioni del partito, lei sarebbe disposto a mettersi da parte? “Posso solo dire che non mi sottraggo a nessun tipo di confronto, soprattutto in una fase come questa in cui la politica ci pone di fronte a continui cambiamenti, anche repentini, e bisogna essere pronti a saperli cogliere, se non addirittura a improvvisare le giuste contromosse”.
Ripercorrendo le vicende degli ultimi mesi, l’appalto sull’illuminazione pubblica ha messo a dura prova la tenuta della maggioranza. Una pratica nata male?
“Io mi sento molto sereno. E’ una pratica molto complessa, difficile da spiegare e difficile da capire, sulla quale ci siamo trovati a rispondere a considerazioni che non avevamo preventivato. E la minoranza ha cercato di cavalcare le posizioni diverse che sono emerse tra di noi in una partita che altrimenti avrebbe avuto un iter assolutamente tranquillo. Nel bilancio complessivo di tutto il mandato questa è stata forse l’unica volta in cui la maggioranza ha manifestato una dialettica interna vivace”.
Frattura ricomposta?
“ Direi di sì”
I consiglieri del Movimento 5 Stelle, a seguito di questa vicenda, hanno chiesto un rimpasto di giunta.
“Assolutamente no, questa giunta rimarrà così fino alla fine del mandato. Se saremo messi nelle condizioni di andare a casa andremo a casa tutti”
Come è cambiata Piacenza in questi quattro anni?
“Piacenza è inevitabilmente cambiata come sono cambiate tutte le città che hanno dovuto fare i conti con difficoltà amministrative in rapida evoluzione. Confrontando  i miei otto anni da assessore (nei due mandati di Reggi, con Dosi titolare della Cultura, ndr) in questi quattro anni è cambiato il mondo, veramente. Anche se abbiamo cercato di farlo percepire il meno possibile ai cittadini. Le faccio un esempio: quindici anni fa (sono entrato in consiglio comunale nel 2002 e sono diventato assessore nel 2004) il Comune aveva 1100 dipendenti, oggi sono 670, e devono affrontare un monte-mansioni assai superiore rispetto al passato. Questo non è stato percepito all’esterno proprio perché la macchina amministrativa ha funzionato al meglio nonostante le evidenti difficoltà. E’ cambiata profondamente, inoltre, la stessa politica ed è arduo operare confronti con gli anni precedenti proprio perché ci troviamo in una situazione profondamente diversa. Dobbiamo fare i conti con  difficoltà che condizionano pesantemente l’attività di chi amministra. E’ difficile  anche fare il sindaco, ‘mestiere’ – le assicuro – non invidiabile. La consuetudine maturata con amministratori di altre città, mi consente di certificare la diffusa solidarietà esistente tra chi ricopre questo ruolo, solidarietà che supera agevolmente le differenti appartenenze politiche e partitiche. La politica che si fa sul territorio è molto diversa da quella esercitata a livello nazionale. Pur essendo molto faticose, credo che le pratiche politiche amministrative del territorio, prerogativa degli enti locali, siano decisamente quelle più vicine alle persone”.
Di cosa va più fiero e cosa l’ha più amareggiata in questi anni?
“Vado fiero dei tanti contatti che ho avuto con i cittadini e con le varie espressioni della società piacentina, una modalità di confronto da me sempre cercata e sempre condivisa con la giunta, e che continua ad essere molto gratificante. Credo che sia uno dei modi per cercare di essere vicini ai problemi e quindi in grado di affrontarli,  mettendo in conto anche le inevitabili critiche. Difficile è stato viceversa fronteggiare ciò che arriva o non arriva dall’esterno: risorse drasticamente ridotte, cambio di competenze, una normativa amministrativa che profondamente cambiata e complicata, spesso contraddittoria e di difficile interpretazione. Nei confronti di questi problemi la macchina amministrativa del comune ha saputo rispondere molto bene, con sforzo e fatica – come dicevo poc’anzi – non percepibili, invisibili da fuori. A volte, contrariamente a quanto pensano le persone, mi meraviglio di quante cose siamo riusciti a fare in questi anni nonostante le difficoltà che abbiamo avuto. E che avremo, poiché non si vede una via d’uscita”
La sua amministrazione, dal punto di vista urbanistico, sembra non aver lasciato segni tangibili.
“Potremmo anche dare questa impressione, me ne rendo conto. Ma consideriamo quello che sta accadendo nella zona da Piazza Cittadella a Borgo Faxhall a Piano Caricatore fino al Consorzio Agrario: tutti i cambiamenti attualmente in atto languono in città da più di trent’anni e noi siamo stati in grado di sbloccarli. E’ evidente che i risultati non si vedranno entro la fine del mandato, ma abbiamo avviato un percorso destinato a modificare una significativa parte di città. E questo è uno degli obiettivi che ci eravamo dati all’inizio del mandato”
Il presidente dell’Ordine degli Architetti Giuseppe Baracchi ha lanciato la proposta di nuovi Stati Generali per il futuro della città, per cercare di delineare insieme quell’idea di città che deve sottostare a ogni progetto di sviluppo.
“Sugli Stati Generali ovviamente c’è disponibilità tenendo conto però che per ragionare sul futuro della città dobbiamo considerare la realtà che ci troviamo ad affrontare, che è come non mai carica di problemi e di difficoltà. Con gli architetti ci sono già stati momenti di confronto e su questa strada abbiamo intenzione di proseguire. Bene gli stati generali, qualora ci si confronti con la realtà data e con le sue difficoltà, evitando gli inutili esercizi di stile. Quanto alla realtà non esattamente morbida di oggi, le dico che ogni giorno siamo obbligati a mettere in discussione quello che facciamo perché cambiano continuamente le norme, vengono introdotti vincoli nuovi.  Ok al confronto, dunque, ma tenendo ben presenti questi parametri di riferimento”.

L'area della Pertite tra via I Maggio e via Emiia Pavese
L’area della Pertite tra via I Maggio e via Emiia Pavese

Capitolo aree militari: quasi una telenovela.
“Si è finalmente sbloccata la situazione che impediva di usufruire di aree strategiche per la città. Mai così tante opportunità per Piacenza in un momento così difficile: è un paradosso. Per la destinazione non pensiamo certo a nuovo residenziale – oggi in grande sofferenza – ma alla collocazione di servizi pubblici di grande rilievo. La possibilità avuta dalla Regione per un nuovo ospedale, ad esempio, si sposa perfettamente con la disponibilità di ampi spazi che dovremo avere in tempi brevi, con le aree militari che si verranno a liberare grazie a un piano di riordino della presenza militare a Piacenza. Abbiamo pensato, è un’ ipotesi, alla Lusignani come sede dell’ospedale civile e con la Asl stiamo pensando al riutilizzo degli spazi dell’attuale nosocomio. Nell’ex laboratorio Pontieri, su cui la provincia ha manifestato interesse, potrebbero trovare spazio due palestre a uso delle scuole superiori. Tutti progetti che si sono sbloccati, sono in fase di avvio e vanno nella direzione di occupare spazi che nel frattempo si sono resi disponibili. Spazi da occupare nel miglior modo possibile per il futuro della città”.
Ambiente. Siete stati criticati per il consumo di suolo sottinteso nel nuovo Psc e per non avere il coraggio di fare scelte risolute contro l’inquinamento.
“Il confronto con le associazioni ambientaliste è aperto, sono per noi uno stimolo. Noi dobbiamo fare i conti con quello che è realisticamente raggiungibile alle condizioni date. Il Psc non prevede altro consumo di suolo, oggi non abbiamo concretamente la possibilità di estendere una parte edificabile di città, non c’è richiesta. Anzi, la vocazione del Psc è orientata al rispetto per l’ambiente. L’area ex Pertite, ad esempio, avrà una destinazione a favore della città. Ricordiamo che il nostro territorio è penalizzato come tutta la pianura padana, oggettivamente in sofferenza ambientale. La centrale Enel di fatto è scarsamente operativa, il termoriscaldamento si è esteso, le fonti di inquinamento sono molto più contenute rispetto al passato. Mi chiede se l’inceneritore sarà chiuso? Dobbiamo fare i conti con gli investimenti fatti per ridurre al massimo le emissioni, ma faccio notare che l’inceneritore incide per meno dell’1% sull’inquinamento atmosferico complessivo. Le fonti di inquinamento sono altre: il riscaldamento delle abitazioni private e soprattutto il traffico automobilistico, lì sì che occorre intervenire sfidando anche le proteste dei cittadini”
L’anno prossimo il M5S, forte dei risultati di quest’anno, cercherà di eleggere un proprio sindaco. Lei cosa pensa del movimento di Grillo?
“Il M5S incarna il disagio che si è concretizzato ed è cresciuto nei confronti dei partiti tradizionali. Io constato che a Parma il sindaco 5 Stelle non è più considerato tale dal movimento stesso nonostante abbia quasi dimezzato il debito che aveva il comune e facendo scelte che hanno portato Parma a rivedere anche la propria partecipazione all’interno di uno di quei soggetti partecipati (Iren), malvisti da una corrente di pensiero interna al movimento e che sono stati interpretati, invece, dal mio punto di vista, in modo intelligente da Pizzarotti: ovvero come un’opportunità per cercare un punto di sintesi, non perfetto ma il migliore possibile alle condizioni date. Cito Parma perché emblema di una esperienza amministrativa che partiva con presupposti sulla carta molto diversi da quelli che si sono sviluppati in seguito e che ha comportato un conflitto evidente tra gli eletti del movimento e i suoi vertici. Ora avremo la possibilità di misurarne la capacità di guida in grandi città come Torino e Roma. Vedremo nei prossimi anni. Per me, per rispondere alla sua domanda, il M5S resta un’espressione degna di attenzione ma pur sempre ispirata dall’atteggiamento di protesta nei confronti dei partiti tradizionali e oggettivamente carente dal punto di vista della capacità amministrativa. A Piacenza, francamente, non vedo le condizioni per un loro successo perché il M5S è cresciuto là dove l’amministrazione precedente ha fatto grandissimi errori. A Piacenza questo non è accaduto, credo che in questi 15 anni la nostra città abbia avuto un buon governo, solido ed equilibrato. Poi, naturalmente, saranno gli elettori a decidere”.

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