Il Piacenza Jazz Fest compie 20 anni. Il direttore artistico Gianni Azzali “Un pezzo di vita”

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La storica rassegna musicale festeggia l’importante traguardo con un’edizione speciale e un ricco calendario di eventi in programma tra marzo e aprile

Un condensato di musica, arte e cultura – nelle sale, nei bar, nelle scuole, tra le strade – capace di accendere una nebbiosa e tranquilla città della Pianura Padana con il ritmo travolgente di un suono che viene da lontano. Questo è il Piacenza Jazz Fest, la storica rassegna dedicata al genere di Miles Davis e Duke Ellington, ideata dall’associazione Piacenza Jazz Club, che festeggia nel 2023 i sui primi vent’anni di vita. Lo fa con un’edizione speciale che, dopo un triennio segnato dalle limitazioni della pandemia, torna a coincidere con l’arrivo della primavera. Il concerto inaugurale è andato in scena sabato 4 marzo, con un omaggio al musicista e pioniere del jazz a Piacenza Giuseppe Parmigiani, mentre l’ultimo evento è in programma il 18 aprile. “Per me Parmigiani era come un secondo papà – il ricordo di Gianni Azzali, direttore artistico del Piacenza Jazz Club -. Andavo a lezione a casa sua a Castel San Giovanni, in pullman e treno da Ponte dell’Olio: ho iniziato così. Il Jazz non mi piaceva, me ne fece innamorare attraverso la colonna sonora di “Jazz band” di Pupi Avati. Poi allestì una sezione di sax con i suoi allievi, da cui in seguito nacque la Sugar Kitty Band e una serie di infinite collaborazioni”.

“Trovammo inaspettatamente porte aperte” – In una lettera aperta pubblicata sul sito ufficiale – intitolata significativamente “Un pezzo di vita” – Azzali ripercorre con la memoria la storia del Jazz Fest. “Vent’anni sono davvero un bel pezzo di vita, nostra e di questa associazione, che dalla sua costituzione dà vita a quello che ormai si può a ragione definire lo storico “Fest” piacentino. Una manifestazione cresciuta negli anni e oggi conosciuta in tutta Italia e – pensiamo – fiore all’occhiello per Piacenza e i suoi abitanti. Ricordo – prosegue Azzali – ancora quel messaggino del 2001 che l’amico e chitarrista Roberto Baggi mi mandò mentre stavo partendo per un periodo parigino fatto di grandi sogni; otto parole: Perché non organizziamo dei concerti jazz a Piacenza? La mia testa era altrove, ma una volta preso atto che i sogni di cui sopra non si sarebbero realizzati, quella domanda cominciò a frullarmi in testa in modo sempre più insistente. Fu così che, con un manipolo di temerari, iniziammo quell’avventura che vede oggi il Piacenza Jazz Club come un’importante realtà culturale italiana. Fu un periodo magico, eravamo entusiasti e pieni di bei sogni, dei quali una larga parte si è realizzata. Trovammo inaspettatamente porte aperte, come se la città aspettasse da tempo qualcuno che, a suon di jazz, le aprisse”.

Il concerto di Wayne Shorter – Ad aprire, anzi, sarebbe meglio dire a spalancare – visto la portata del personaggio – la prima porta del jazz a Piacenza, con uno storico concerto al Teatro Municipale nella prima edizione del festival del 2004, fu il leggendario sassofono di Wayne Shorter, musicista statunitense scomparso pochi giorni fa. “Ricordo un consiglio direttivo nella mia mansarda (ai tempi era quella la “sede” dell’associazione) dove, dopo cena, discutemmo della possibilità di organizzare quel concerto, finendo per desistere a causa della complessità e del forte rischio economico che comportava – racconta Azzali nella sua lettera -. Rimasto solo, qualcosa non andava, mi misi in macchina e guidai senza meta, finendo (forse casualmente o forse no) ad Albarola, appena prima di Ponte dell’Olio, esattamente dove pochi mesi prima perse la vita un carissimo amico cofondatore del Club: Chicco Bettinardi. Fu lì che presi la decisione di assumermi personalmente il rischio che il concerto di Shorter avrebbe rappresentato. Stringere all’Hotel Roma la mano di Shorter con quel mio timido e impacciato “Nice to meet you” è un’esperienza che non scorderò mai, nonostante le decine di grandi nomi che in questi anni abbiamo ospitato”.

“L’Altro Festival” – In vent’anni il Fest si è evoluto ed arricchito di sfaccettature, diventando ben più di un evento strettamente musicale. Tante iniziative collaterali sono infatti confluite in un cartellone separato, chiamato “L’Altro Festival”, capace di coinvolgere trasversalmente la comunità piacentina. “L’intento – evidenzia l’associazione – è quello di entrare in contatto il più possibile con il tessuto cittadino e con gli abituali frequentatori dei concerti”. Il jazz quindi si contamina, aprendosi un varco nelle scuole, nei negozi, negli uffici, nelle biblioteche, nelle gallerie d’arte, nei centri commerciali. Persino nelle carceri. E poi ci sono i premi e i concorsi: oltre allo storico “Chicco Bettinardi”, pensato per i nuovi talenti del jazz italiano, quest’anno è stato ideato anche il premio “Enzo Frassi”, dedicato al contrabbassista deceduto nel 2021 in un incidente stradale.

Per informarsi sull’edizione 2023 del Piacenza Jazz Fest si consiglia di consultare il sito piacenzajazzfest.it e di seguire i canali social dedicati su Facebook, Instagram e Twitter. È possibile chiamare anche uno dei seguenti numeri: 0523/579034 – 366/5373201 o scrivere una mail a info@piacenzajazzclub.it.

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