Anche per un laico la sacralità dell’uomo vestito di bianco che si affaccia ieratico al balcone costituisce un’emozione. E’ la forza della Chiesa che a dispetto di tutto quanto sappiamo (probabilmente poco) è capace di conservare una forza d’attrazione con pochi eguali al mondo, capace perfino- e i commentatori già si dilungano sul significato del nome prescelto – di rinnovarsi in tempi brevi, veloce e capace come un organismo agile.
Papa Bergoglio è un italiano d’Argentina, figlio del Piemonte povero e contadino, di padre divenuto ferroviere una volta varcato l’oceano, un gesuita che viaggia in bus, ed ecco la santa humilitas recuperata in faccia al mondo. Figlio di migranti, come potrà non guardare al povero? Ecco, ancora, la capacità della Chiesa di recuperare il terreno perduto sul fronte del Vangelo, con lo Ior non tanto da dimenticare quanto da far dimenticare, con i peccati di Curia da cancellare come un inciampo sempre possibile e perfino scusabile in un cammino bimillenario.
Con questa scelta, insomma, la Chiesa ha offerto l’ennesima prova di saper colpire l’immaginazione degli osservatori, per ora attraverso il grande show del conclave e domani chissà se con un reale rinnovamento e con una ritrovata capacità di profezia. Tutto, naturalmente, è ancora da vedersi e da giocarsi: il compito del primo papa di nome Francesco, il santo patrono d’Italia più ammirato e meno imitato nei secoli, è di formidabile difficoltà: le ragioni e le esigenze della Chiesa d’onore naturalmente non potranno mai essere superate. Anche un papa che si chiama Francesco deve non poco allo sfondo maestoso, monumentale, sfarzoso di San Pietro.




