C’è voluta una pandemia per spingere le persone a rivalutare la mobilità, e con essa l’inquinamento.

Grazie al bonus mobilità del Decreto Rilancio che prevede un contributo fino a 500 euro per l’acquisto di biciclette, monopattini e hoverboard, i negozi di biciclette stanno già registrando un aumento del fatturato pari al 200, a volte persino 300, per cento rispetto allo stesso periodo degli altri anni. Complice anche la corsa all’acquisto frutto della mentalità tutto e subito che spinge molti clienti ad affrettarsi per comprare subito i modelli in casa, nel timore che finiscano anche le bici. A spingere all’acquisto anche il fatto che ora il bonus viene erogato direttamente all’acquirente sotto forma di rimborso sull’iban in seguito a una procedure un po’ macchinosa che prevede la registrazione alla piattaforma della Pubblica amministrazione tramite Spid e l’immissione dei dati della fattura; nella seconda fase del bonus invece, lo sconto diventerà direttamente a carico dei venditori che però non hanno ancora chiare le misure e i tempi, facendo temere che molti potrebbero non aderire.
Ora che la voglia di una mobilità sostenibile a preso piede, Piacenza deve pensare come rendere “ciclabili” le sue strade. L’assessore Mancioppi ha anticipato che il Comune ha intenzione di proporre un bando per cercare un operatore che si occupi del noleggio di monopattini elettrici e biciclette con pedalata assistita. Accora in attesa invece il PUMS, Piano urbanistico della mobilità sostenibile, mentre nei giorni scorsi è passata in Consiglio la mozione del M5S che punta alla micromobilità elettrica; una sperimentazione che riguarderà il centro abitato.
Legambiente, dal canto suo, fa notare che in attesa del PUMS ci sono altre soluzioni più immediate, per quanto temporanee, per rendere a misura di bici le strade di Piacenza. Le persone hanno già ripreso a muoversi in bicicletta ed è bene mettere in sicurezza le strade con una segnaletica adeguata, con delle piste ciclabili temporanee e rendendo più sicure quelle che già ci sono (ad esempio sullo stradone Farnese). Ma servono anche più rastrelliere e punti di bike sharing, gli incentivi a livello comunale al Bike-To-Work.
Insomma, la strada è ancora lunga e prevede quella che sembrerebbe una vera rivoluzione sotto diversi aspetti ma forse qualche passo lo si sta già facendo.




