
“Il giorno che abbiamo potuto tornare in reparto ammetto che c’era un po’ di preoccupazione. Proprio per questo sono voluta andare in prima persona, per verificare se ci potessero essere difficoltà con i pazienti o con il personale ospedaliero. Fortunatamente è filato tutto liscio, forse anche meglio di prima”. Non nasconde l’emozione Anna Boccellari, dopo l’assemblea annuale di fine aprile per il rinnovo delle cariche sociali riconfermata presidente di Avo Piacenza (Associazione Volontari Ospedalieri). Una fiducia per il prossimo triennio che arriva al termine di un primo mandato fortemente segnato dalla pandemia, in cui l’associazione è stata costretta, giocoforza, a riorganizzare in maniera significativa la propria attività. La mission principale di Avo, infatti, è quella di assicurare, tramite la preziosa azione dei volontari, una presenza amichevole nei reparti ospedalieri, offrendo ai malati o ai loro familiari calore umano, ascolto, compagnia, un sorriso e un aiuto per lottare contro la sofferenza della malattia e della solitudine. Un servizio che sin dalla prima ondata covid del 2020 ha dovuto interrompersi, per uno stop forzato durato circa due anni. “Ad aprile però, finalmente, abbiamo avuto il via libera da parte dell’Ausl per tornare nei reparti dell’ospedale di Piacenza – spiega Boccellari -: per il momento solo in Oncologia e Medicina, ma contiamo di farlo anche negli altri dove eravamo presenti prima della pandemia. Ovviamente con calma, gradatamente, senza forzare nessuno e mantenendo tutte le precauzioni necessarie”.
Dai farmaci a domicilio al check point in ospedale – Nel nostro territorio i volontari iscritti ad Avo sono circa 120, suddivisi tra Piacenza, Bobbio e Castel San Giovanni. “Al momento sono attivi circa 45 – informa la presidente -. Non tutti, infatti, hanno ripreso: come normale che sia c’è ancora un po’ di paura, ma contiamo da settembre di aumentare la presenza nelle varie strutture sanitarie”. La passione dei volontari ospedalieri, tuttavia, non si è fermata neanche nei mesi più duri del covid. “Sin da subito, nel marzo 2020, l’Ausl ci ha coinvolto con il servizio di consegna farmaci in tutta la provincia – racconta Boccellari -. Eravamo un gruppo piccolino, di 12 persone. Il timore di ammalarsi era tanto, ma siamo sempre stati in prima linea; poi, una volta che la situazione si è normalizzata, i volontari Avo sono stati impiegati nel check point all’ingresso dell’ospedale in via Taverna. Una postazione che è rimasta operativa per circa due anni, fino alla fine di questo marzo: per il nostro impegno siamo stati anche premiati dall’azienda sanitaria con una targa. In questo periodo – continua – abbiamo collaborato con i volontari del Gruppo Accoglienza Pronto Soccorso (Gaps): spesso si dice che c’è un po’ di rivalità tra le diverse associazioni, ma tra noi è nata una bellissima sinergia, abbiamo operato come fossimo un’unica squadra. In tempi di emergenza, del resto, non c’è spazio per divisioni e particolarismi”.
“Basta una parola per far sentire meno soli i malati” – L’esperienza nel servizio di check point è stata messa a frutto in un’altra attività in cui sono stati coinvolti i volontari Avo. “Siccome le visite nei reparti ospedalieri sono ancora contingentate – spiega Anna Boccellari -, alcune caposala ci hanno chiesto la disponibilità di installare due postazioni – nei pressi di Chirurgia e delle Medicine – per la verifica del green pass, il controllo temperatura e l’igienizzazione. Quando serve siamo inoltre nei centri vaccinali, dove svolgiamo un ruolo di prima accoglienza ed informazione. Anche in queste attività cerchiamo di portare il nostro valore aggiunto, dato dalla capacità di entrare in relazione con i pazienti e i loro familiari”. Una qualità preziosa, ritrovata finalmente anche all’interno dei reparti. “La nostra presenza è apprezzata anche più di prima – afferma la presidente di Avo -, l’isolamento imposto dal covid ha probabilmente aumentato la voglia di parlare e di aprirsi. Basta davvero poco per far sentire una persona meno sola, anche solo una battuta sui mariti o una chiacchierata su attività quotidiane, come la cura dell’orto o gli impegni scolastici dei figli. Ma ci sono anche confidenze e sfoghi più profondi – sottolinea -, legati alla paura della malattia e alle preoccupazioni sul proprio stato di salute. A causa delle limitazioni sulle visite ai pazienti, spesso sono gli stessi familiari che ci dicono di andare dai loro cari per portare una parola amica. Altri preferiscono rimanere da soli, e allora in questi casi siamo chiamati a fare un passo indietro”.
“Forze fresche per le sfide del futuro” – La presidente di Avo Piacenza guarda al futuro con fiducia ed ottimismo. “Nel nuovo esecutivo ci sono alcune conferme, ma ho anche voluto inserire forze fresche – spiega -: energie nuove che possono portare il loro contributo su progetti ed idee. L’associazione, soprattutto a causa della pandemia, è in un momento un po’ di stasi e per questo è necessario potenziare il reclutamento dei volontari. Avo nasce come associazione che opera in ospedale, ma durante il covid la nostra presenza si è allargata anche alla casa di riposo Vittorio Emanuele e all’associazione La Ricerca. E in futuro un nuovo fronte si potrebbe aprire nel campo delle cure domiciliari: insomma le sfide all’orizzonte sono tante e l’ingresso di nuove persone potrà portare entusiasmo, permettendoci di allargare sempre più gli orizzonti”.




