I valori di AS.SO.FA tra passato e futuro. Lucia Bianchini:”Il lavoro di rete è la nostra forza, creare una trama di rapporti di amicizia

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Giancarlo Bianchini aveva un motto “1+1 deve fare almeno 3”. Il paradosso matematico, nell’essenza, vuole ribadire un principio umano e di relazione: agendo insieme si raggiungono risultati sempre più grandi di quelli attesi dalla somma separata delle singole potenzialità. A pochi giorni dalla sua scomparsa, avvenuta lo scorso 3 dicembre ad 84 anni, ci si rende conto di come questa sua intuizione informi profondamente una delle sue principali “creature”: l’associazione AS.SO.FA., organizzazione di volontariato di solidarietà familiare per persone disabili, di cui è stato fondatore insieme alla moglie, Rosetta Casali, e presidente dal 1993. Docente universitario, presidente della Camera di Commercio, deputato dal 1983 al 1992 tra le fila della Democrazia Cristiana, Giancarlo Bianchini ha speso gran parte del proprio impegno politico e sociale per la valorizzazione della dignità delle persone, in special modo quelle più fragili.

“Ci si vergognava di parlare di disabilità” – “Tutto iniziò nel 1981 – racconta una delle figlie di Bianchini, Lucia, coordinatrice di AS.SO.FA. -. All’epoca la disabilità era nascosta nelle case, nelle scuole speciali, nessuna integrazione. Le famiglie erano sole e non esistevano altri luoghi di incontro e socialità, centri diurni che potessero sostenere i familiari terminato il tempo della scuola. Un gruppo di famiglie piacentine si rivolse allora al vescovo Enrico Manfredini, evidenziando la necessità di creare servizi e luoghi di condivisione dedicati a persone con disabilità. Manfredini ne parlò con mia madre, insegnante proprio in una scuola speciale, e con il coinvolgimento delle parrocchie cittadine e di alcuni movimenti ecclesiastici si arrivò alla nascita dell’organizzazione. La prima iniziativa, che esiste ancora oggi, fu la “Festa del Sabato” a cui fecero seguito le vacanze estive. Io ero una bambina: ricordo che si ballava, si cantava, si condividevano momenti unici e speciali con i ragazzi e le loro famiglie”.

“Il lavoro di rete è la nostra forza” – Da allora sono trascorsi 41 anni e l’esperienza di AS.SO.FA, attorno a cui, attualmente, gravitano 75 famiglie e 150 volontari, si è allargata e strutturata sempre di più, mantenendosi però fedele ad una mission precisa. “Creare – spiega Bianchini – una trama di rapporti di amicizia capace di accogliere e valorizzare la persona con le sue diversità e originalità. L’obiettivo è impegnarsi affinché i portatori di handicap e le loro famiglie siano accolti nel contesto sociale in modo che siano pienamente valorizzate tutte le loro potenzialità, in quanto ricchezza per tutta la comunità. Penso – scherza la coordinatrice – che in quarant’anni quasi la metà dei piacentini sia passata in AS.SO.FA. Il lavoro di rete è la nostra forza: operando insieme ai vari soggetti istituzionali, associativi e della società civile, generando sinergie positive, possiamo raggiungere obiettivi molto più alti e fecondi e dare insieme risposte adeguate ai bisogni complessi sempre più emergenti,  per raggiungere così una reale Integrazione ed inclusione scolastica, sociale e lavorativa che garantisca a tutti una qualità della vita dignitosa e rispettosa dei diritti , nel «durante e dopo di noi»”.

Le attività di AS.SO.FA. – 1+1=3, dicevamo. “Il metodo – prosegue Bianchini – del fare Insieme con le persone disabili ed alla luce del vangelo, unito all’approccio multidisciplinare dell’organizzazione, che fa leva sul metodo pedagogico-terapeutico, di comunicazione, espressione e significazione secondo la disciplina della Globalità dei Linguaggi ideata da Stefania Guerra Lisi, insieme ad altri strumenti e metodologie di supporto e potenziamento della comunicazione come la CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) e le tecnologie assistive, si declina in un ampio ventaglio di progetti ed iniziative. Oggi, oltre al volontariato, ai ragazzi ed alle loro famiglie, AS.SO.FA. ha un’equipe multidisciplinare psicopedagogica e transculturale costituita da personale dipendente, da collaboratori e professionisti. Va ricordato che noi non ci occupiamo di una specifica patologia, ma interagiamo ed accogliamo ogni genere di disabilità – precisa Bianchini -: di conseguenza è necessario continuare a formarci, a ricercare e a fondere elementi eterogenei per poter dare risposte a bisogni di sostegno complessi. L’integrazione non è semplicemente un fine, ma anche un metodo operativo. Famiglie e ragazzi, volontari giovani e adulti, operatori sono impegnati tutta la settimana in diverse attività, a partire da quelle organizzate nella casa-famiglia di Verano dove sono ospitati 6 adulti. C’è poi il centro socio occupazionale – CSO Valnure, finalizzato ad avviare percorsi lavorativi differenziati per disabili lievi e medio-gravi affiancati da persone con gravità importanti. In questo contesto si sviluppa il progetto di cura e mantenimento di orti a terra e pensili, di una serra e di un grande giardino, oltre a laboratori di falegnameria, vetreria, cucina, magazzino, economia domestica, produzione di biscotti, mantenimento e sviluppo degli apprendimenti specifici e delle autonomie. Un modo per stimolare ed ampliare le competenze, ma anche per autofinanziarci con la vendita di biscotti, giocattoli, bomboniere ed altri prodotti”. Ma non solo. “Al pomeriggio si svolge, presso la sede di Piacenza di via Luigi Bay, la Scuola dell’Autonomia con percorsi pedagogici-terapeutici, finalizzati all’integrazione scolastica e sociale, oltre che ai molteplici percorsi specifici dedicati all’aspetto più abilitativo e terapeutico e sullo sviluppo delle autonomie. Si organizzano laboratori per piccoli gruppi di minori, adolescenti e adulti che spaziano dal teatro alla musica, dalla danza all’arte”. E poi tanto sport ed attività fisica, sempre all’insegna dell’integrazione. “Attualmente, grazie anche al supporto di volontari, di istruttori esterni ed interni all’associazione, i nostri ragazzi sono impegnati in otto discipline sportive differenti. E non si pensi che manchi l’agonismo, c’è tanta voglia di competere e migliorarsi. In estate, spazio invece al centro estivo integrato per minori e adolescenti e alle vacanze in montagna”.

“Un convegno su spiritualità e disabilità, il sogno di mio padre” – In AS.SO.FA. la cura della persona, intesa come unità psicofisica e spirituale, riguarda anche la dimensione del trascendente. “E’ ormai assodato che per una migliore qualità della vita di ogni persona, ed in particolare nei soggetti disabili, sia fondamentale non trascurare la componente della spiritualità, luogo e spazio dove possono trovare risposta quelle domande legate al senso della vita, al bisogno profondo di amare e sentirsi amati – evidenzia Bianchini -. Specifico che la nostra realtà accoglie tutti, convivono religioni e culture diverse nel rispetto del pensiero di ciascuno. In primavera, tra l’altro, verrà organizzato un importante convegno su spiritualità e disabilità con la Diocesi e con altri enti ed istituzioni: è uno dei sogni nel cassetto di mio padre che finalmente si potrà realizzare”.

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