
Dal furgone di panini per gli operai al locale in città: la storia di Luz, donna nera, straniera e madre di famiglia che offre una cucina casalinga e popolare
In viale Patrioti si trova l’unico ristorante dominicano della città: “Luz dominicana”. Il nome è un gioco di parole: la “Luce dominicana” ha il volto di Luz Maria Cornelius, una madre di famiglia emigrata oltre 25 anni fa in Italia.
Prima di diventare ristoratrice, Luz ha lavorato come operaia nel lodigiano. “Quando sono rimasta senza contratto e con poche prospettive di essere riassunta, ho deciso di “reinventarmi”, di mettermi in gioco puntando su quello che so fare di meglio: cucinare. Ho iniziato con un food truck, un camioncino di fast food. Mi sono appostata proprio davanti ai cancelli dell’azienda in cui lavoravo prima”. Luz è ripartita cucinando per i suoi ex colleghi e prendendosi una grande rivincita personale. Il camioncino si è poi spostato nel polo logistico di Montale dove si trova tutt’ora.
Dopo anni di sacrifici, nel 2019, Luz apre infine il ristorante in città. Il locale propone specialità tipiche dei Caraibi. Piatti di carne o pesce speziati accompagnati da riso, verdure e legumi.
La gastronomia dominicana riflette il meticciato dell’isola. E’ il risultato di un mix di culture e di influenze secolari: dalla cucina spagnola ed europea a quella dei nativi “Tainos” e dei discendenti degli schiavi africani, con ulteriori contaminazioni di sapori asiatici.
Le pietanze più richieste sono il “Pica pollo”, il pollo marinato nel lime e nel rum e fritto insieme al platano, e l’ “Arroz Moro”, un risotto di fagioli neri e rossi. Tuttavia, il piatto in assoluto più popolare è la “Bandera dominicana”, orgoglio dell’identità isolana, così chiamato perché i colori della composizione ricalcano quelli dell’emblema nazionale. E’ una delle ricette che non può mancare sulla tavola dei dominicani. Gli ingredienti di questo piatto, semplice ma molto gustoso, sono il riso bianco con carne di pollo o di manzo, fagioli rossi accompagnati da insalata verde o platano fritto. Il peperoncino è raccomandato.
“Le ricette che conosco mi sono state tramandate da mia madre e da mia nonna – ricorda Luz -. Quando ero piccola, mia nonna cucinava per strada in pentole giganti e fermava i passanti chiedendo loro se avessero fame. Erano tempi duri, noi dominicani di origine africana siamo sempre stati la classe sociale più fragile del paese”.
A gestire le questioni manageriali e creative del brand “Luz dominicana” è uno dei quattro figli della proprietaria, Raziel Perin.
Raziel, per metà veneto, è cittadino italiano ed è il sosia di Lenny Kravitz (da giovane). Il ragazzo ha 30 anni, è mulatto ed è un artista afro-italiano. Laureato al Naba di Milano (Nuova Accademia di Belle Arti), ha maturato una coscienza politica: cita con disinvoltura Frantz Fanon e altri intellettuali progressisti. Parliamo con lui via WhatsApp. Raziel si trova infatti a Parigi. All’Istituto italiano di cultura ha esposto le sue opere per una mostra collettiva sulla “Negritudine” e la cultura degli italiani Afro-discendenti.
“Mio padre è italiano. Ho riscoperto le mie radici afro-latine da studente e il mio obiettivo è quello di contribuire alla lotta contro le discriminazioni etniche, attraverso gli strumenti dell’arte e della cucina”. Raziel Perin rappresenta l’Italia del futuro: meticcia, colta, intraprendente e consapevole della propria identità complessa.
Dietro al ristorante c’è infatti un’idea: quella di valorizzare le diversità culturali attraverso il cibo “ma soprattutto – aggiunge Raziel – di diffondere un’immagine diversa del migrante, raccontando storie di emancipazione e di riscatto, per superare lo stereotipo dello straniero ai margini della società. Il ristorante “Luz Dominicana” ne è l’esempio”.
Sia il camioncino che il ristorante sono diventati oggi crocevia di una clientela multietnica. La sfida di Luz rimane la stessa. Far gustare il proprio cibo a tutti: italiani, rumeni, serbi, ivoriani, senegalesi, ecuadoriani. “A volte si avvicinano diffidenti e li devo convincere facendo loro assaggiare alcuni dei mie piatti – spiega Luz. L’effetto è sempre garantito: tutti rimangono piacevolmente sorpresi e la clientela si fidelizza”. L’indole cordiale e calorosa è tipica dei dominicani. Una piccola comunità che a Piacenza conta un centinaio di residenti. Ferventi cattolici, molti di loro frequentano le storiche associazioni latino-americane del territorio: quella ecuadoriana e peruviana che si riuniscono nella parrocchia dei migranti di San Carlo, in Via Torta, dove le messe vengono celebrate in spagnolo




