
Il mondo pentecostale è una galassia di sigle nate dalla Riforma protestante in poi e moltiplicatosi negli ultimi trent’anni grazie alla globalizzazione ed a un nuovo tipo di evangelizzazione. Dalle chiese africane a quelle rumene, si tratta di un fenomeno mondiale che testimonia del “ritorno alla religione” delle società moderne.
Nel pomeriggio di un sabato primaverile, un centinaio di rumeni si sono radunati nei Giardini Margherita. C’è un coro che si sente in lontananza, sono donne e uomini che cantano in italiano delle lodi al Signore. Alcuni di loro distribuiscono volantini. Sopra c’è scritto: “Biserica Penticostala Romana”. Si tratta della neo-costituita Chiesa Pentecostale Rumena fondata alla fine del 2022 e che si riunisce in preghiera ogni domenica a San Polo. “Per il momento ci ritroviamo per le orazioni in un ex capannone industriale”, dice Dorel Prisacaru. Quest’ultimo è il Pastore della Chiesa che conta almeno 200 fedeli per lo più di origine rumena.
I Rumeni in città rappresentano la prima comunità straniera per numero di residenti, sono circa 2500 solo nel comune di Piacenza. Quasi il doppio se consideriamo tutta la provincia. La maggioranza sono di confessione cristiana ortodossa e gravitano intorno alla Chiesa Ortodossa Rumena di San Sepolcro.
“Noi ci atteniamo alle Scritture – afferma Prisacaru. Non accettiamo contaminazioni né influenze culturali nel nostro culto, seguiamo esclusivamente la Bibbia e non la Tradizione che ha assorbito elementi estranei al Cristianesimo”.
Prima di “tornare” alle Scritture e all’evangelismo pentecostale, Prisacaru era cristiano ortodosso. “Quasi tutti i fedeli della nostra Chiesa sono di estrazione ortodossa. Nel cristianesimo ortodosso ci si accontenta di una partecipazione esteriore ai culti, passiva, si è credenti più a livello nominale che sostanziale. Noi pentecostali vogliamo avvinarci a Gesù attraverso una conversione autentica”, spiega il Pastore.
L’esperienza diretta dei devoti con Gesù è l’elemento fondante del credo evangelico pentecostale. Una ricerca personale e intensa con Dio, una devozione e un modo di vivere il cristianesimo diverso dalle “fredde liturgie ortodosse o cattoliche”, osserva Prisacaru.
E’ un cristianesimo vissuto in maniera integrale, quello pentecostale rumeno, accompagnato da una visione del mondo conservatrice, a tratti fondamentalista, termine percepito non in chiave negativa da coloro che credono nelle Scritture considerate come le uniche linee guida inerranti ed eterne per orientasi nella giungla della modernità contemporanea. “Io seguo i fondamenti cristiani quindi non temo l’appellativo di fondamentalista”, conferma il Pastore Dorel Prisacaru.
Piacenza vede nascere sotto-culture straniere storicamente impiantate sul territorio che si differenziano non tanto su base etnica ma sul piano religioso. Simbolo di un’immigrazione complessa e sfaccettata, la nascita di questa Chiesa Pentecostale rappresenta soprattutto una città, come Piacenza, in piena mutazione.




