Vent’anni fa, il 1° luglio 1996, la Comunità Europea assegnava il marchio di Denominazione d’Origine Protetta ai tre salumi tipici piacentini – coppa, salame e pancetta – grazie all’impegno delle istituzioni e soprattutto a quello dei produttori locali riuniti nel Consorzio dei Salumi Piacentini. Da allora i salumi piacentini Dop – rispondenti cioè a un preciso e rigido disciplinare che ne garantisce qualità e provenienza – sono identificabili sul mercato e sono conosciuti a livello nazionale ed europeo. Oggi la tutela delle tre Dop è affidata al Consorzio Salumi Dop Piacentini. Sorto nel 2007, è presieduto da Antonio Grossetti che traccia un bilancio di questi vent’anni di marchio europeo: “Non mi soffermerei tanto sui numeri della produzione, cresciuti in maniera esponenziale (dal 2000 ad oggi la crescita produttiva per la coppa è stata di oltre il 600%, più del 900% per la pancetta e più del 700% per il salame, ndr), quanto sulla percezione complessiva, nell’immaginario collettivo, dei nostri salumi che hanno conquistato una posizione di sicura eccellenza tra i salumi italiani. Una volta – ed era il nostro piccolo cruccio – i salumi piacentini si potevano trovare solo nel giro di 50/100 chilometri dalla zona di produzione – ad esempio nelle migliori salumerie di Milano -, mentre oggi i grandi buyer ci conoscono, e siamo unanimemente considerati di fascia alta. Abbiamo lavorato molto per questo. Arriviamo con i nostri prodotti in tutta Italia e in Europa e c’è chi sta lavorando alle esportazioni negli Stati Uniti. Ci vorrà ancora un po’ di tempo ma ci arriveremo”. Ottimi risultati. Anche a dispetto di Expo Milano 2015 che si dice non abbia corrisposto alle aspettative e agli investimenti. E’ così?
“A livello locale direi che non ci ha aiutato – conferma Grossetti – mentre per la ‘semina’, ovvero per contatti potenzialmente fruttuosi è prematuro affermare alcunché. Diciamo quindi che è ancora presto per fare un bilancio. Di sicuro, a livello locale, mi aspettavo qualche riscontro in più”.
Qualcuno afferma però che non siamo bravi nel marketing e che ci facciamo regolarmente battere dai cugini di Parma, capaci di saper ‘vendere’ meglio i loro prodotti. Clamoroso il caso della Regione Emilia Romagna che in una campagna sui social network promosse la coppa di Parma a discapito di quella di Piacenza.
“Quel caso fu equivocato – sostiene il presidente del Consorzio Salumi Dop –. In realtà, quella della Regione, è stata una pubblicità ciclica, ed è poi toccato anche alla nostra coppa venir pubblicizzata insieme alle altre eccellenze agroalimentari emiliano-romagnole. Ciò non toglie che Parma abbia un’immagine più conosciuta, una storia diversa, e alle spalle colossi dell’agroalimentare come Barilla. Noi, sul marketing, dobbiamo ancora lavorare molto. Vorrei ottenere per i nostri salumi una nicchia di mercato d’eccellenza – come ad esempio avviene per la Franciacorta nel settore enologico – poiché abbiamo coppa, pancetta e salame di un territorio votato all’eccellenza: senza grandi numeri ma con una grandissima qualità. Ma per arrivare a questo ci vuole l’impegno di tutti”.
Tra gli eventi per celebrare il ventennale del marchio Dop, oltre al convegno tenutosi nel luglio scorso a Palazzo Farnese, il Consorzio ha predisposto un brindisi con la città in programma il 9 e 10 settembre prossimi in Piazza Cavalli in occasione dell’evento “Un mare di sapori”, iniziativa giunta alla quinta edizione organizzata dal Consorzio Salumi Piacentini in collaborazione con la Regione Emilia Romagna. Uno stand sarà presente anche alla Festa della Coppa di Carpaneto: “Vogliamo dimostrare – conferma Grossetti – come i salumi Dop siano un patrimonio di tutta la collettività e non solo di noi produttori. La festa della Coppa, poi, è un evento storico strettamente legato al territorio e alla tradizione culinaria di Piacenza. Una manifestazione che da anni richiama un folto pubblico di appassionati che conoscono e apprezzano i nostri salumi Dop, un valore aggiunto del nostro territorio”.
Ancora in stand by invece il Centro unico di Stagionatura ma – assicura Grossetti – si tratta di un progetto sempre in agenda. La stagionatura ha un costo e una difficoltà di realizzazione che incide molto sulle casse di diverse imprese medio-piccole, con il Centro unico di Stagionatura le possibilità di sviluppo sarebbero maggiori anche in chiave – conclude Grossetti – di sviluppo ed espansione sui mercati esteri.




