Pedretti: “Il Grana Padano Gran Riserva sarà il futuro”

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A poche ore dall’accordo sul prezzo del latte di pecora siglato in Sardegna, dopo una forte contrapposizione tra i pastori e le aziende di trasformazione, un altro camion è stato assaltato e dato alle fiamme.
Una situazione che fatica a rientrare nella normalità a causa delle troppe lacerazioni sofferte e poi ricomposte al tavolo di un confronto dove ha trovato una prima convergenza, ma ancora insufficiente, passaggio ineludibile verso la normalizzazione dei rapporti con il mercato del latte e del pecorino.
Mentre tonnellate di latte caprino venivano versati sulle strade delle Sardegna evidenziando una situazione completamente fuori controllo, sui mercati mondiali per contro si continuano a registrare performance di primissimo interesse della filiera del Grana Padano.
La Fiera Agricola di Cortemaggiore, tenendosi a pochi giorni dalle analisi di fine esercizio, è sempre stata l’occasione per analizzare lo stato di salute della nostra produzione alimentare di punta e di tutto il comparto agricolo piacentino. Anche quest’anno i risultati ottenuti sono di primissimo piano
L’anno ha chiuso con una produzione di quasi 5 milioni di forme il Grana Padano, confermandosi il prodotto Dop più consumato del mondo.
“Una tendenza positiva che trova riscontro anche nelle esportazioni che nei primi 9 mesi del 2018 hanno fatto segnare un incremento del 5,4%.” Conferma Giancarlo Pedretti presidente della Latteria Sociale Stallone vicepresidente di Confcooperative. Bene anche gli acquisti delle famiglie italiane aumentate del 4,6% e della ristorazione con +7%. Risulta poi a due cifre, con +10%, la crescita delle vendite del prodotto ‘grattugiato’ tutte destinate all’export. “Il successo dei consumi – spiega poi Pedretti – è dettato da tre fattori: il prezzo conveniente proposto dalla Grande Distribuzione ai consumatori, la crescente qualità di un formaggio percepito come un prodotto assolutamente naturale tra i meno grassi sul mercato, realizzato con vacche nutrite pressoché solo con foraggi e alimenti del nostro territorio e, infine, il Piano Produttivo con una quantità correlata ai consumi e adeguate risorse aggiuntive per promozionare fuori Italia le crescite produttive”. Pedretti ha sottolineato infine l’incremento del 32% delle forme ‘Grana Padano Riserva’ rispetto al 2017 che testimonia come il consumatore apprezzi prodotti d’eccellenza. “Questi primi dati del 2019 – ha concluso il vicepresidente di Confcooperative fanno guardare con ottimismo al nuovo anno”.
Pedretti ha poi sottolineato come i piani produttivi del Consorzio si siano dimostrati validi e soprattutto come viene garantita una puntuale attività di controllo perché non vengano superati a danno dell’equilibrio di tutto il comparto.
Crescono i numeri, ma le novità emerse dall’Assemblea del Consorzio riguardano anche il disciplinare mirato ad ottenere sempre migliore qualità per un mercato in crescita. Il nuovo piano produttivo premierà, in particolare chi produrrà qualità, concedendo una percentuale superiore di quota produttiva a chi rispetterà parametri qualitativi in misura maggiore.
Tra le novità presentate al Congresso dal presidente del Consorzio Grana Padano Nicola Cesare Baldini ci sono anche i nuovi criteri nella valutazione tecnica del formaggio “basati su indicatori organolettici che completeranno il processo. Con esperti del Consorzio che stileranno un’analisi di tali parametri, poi validata dall’Istituto Zooprofilattico. L’obiettivo è quello di garantire in modo ancora più severo il consumatore rispetto alla qualità assoluta del nostro formaggio”. Innovazioni che riguarderanno anche il disciplinare di produzione, sempre più rispettoso dell’animal welfare e dell’ambiente. “Abbiamo definito alcuni impegni di modifica – puntualizza Baldrighi –, ad esempio: un adeguamento nell’alimentazione delle bovine; l’introduzione della valutazione annuale di tutti gli allevamenti con possibilità di certificazione dei caseifici per ottenere il claim ‘Benessere animale in allevamento’ sul Grana Padano DOP; l’individuazione delle azioni di miglioramento e tempi di adeguamento per le stalle che non raggiungono il punteggio minimo previsto; la valutazione come possibile requisito nel Disciplinare di Produzione.

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