
Gli occhi di Prospero Cravedi hanno sempre penetrato, scandagliato la realtà restituendocela con le sue foto, ma arricchita di qualcosa di più: la sensibilità che aveva verso quello che guardava.
Questa capacità personale fa sì che le sue immagini giornalistiche abbiano raccontato e ancora raccontino pezzi di realtà piacentina che vanno oltre il soggetto impressionato sulla pellicola. Sanno raccontare storie compiute.
Ora una mostra a lui dedicata intitolata “Prospero Cravedi – Tempi e volti di una comunità” si apre venerdì 9 in Santa Chiara sullo Stradone Farnese e resterà visitabile fino a domenica 15 ottobre. Sarà aperta da martedì a venerdì dalle ore 16 alle 19,30, sabato e domenica dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle 16 alle 19,30. L’ingresso è gratuito. La mostra è stata promossa dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano presieduta da Roberto Reggi “Un onore e un’emozione intensa – le parole di Roberto Reggi – ospitare questa mostra nei locali dell’ex convento nell’ambito delle celebrazioni dei 30 anni di attività della Fondazione. Ciò che ci colpisce è come Prospero abbia tenuto sempre al centro della propria opera l’essere umano o meglio l’essere umani e l’essere insieme parte di una comunità”. Il curatore è il professor Paolo Barbaro del Centro Studi e Archivio della comunicazione dell’Università di Parma che ha spiegato alcuni aspetti e significati delle foto presenti nell’esposizione. “Ben più di un fotografo di provincia”. Ha osservato il professore che ha illustrato i settori in cui è suddivisa la mostra. Si parte dai ritratti piacentini, un caleidoscopio di volti, per passare poi al giovane Prospero, quindi i fatti quotidiani, e poi le donne e ancora i viaggi, il bar sport e ancora tra sacro e profano… e l’arte, la città e il territorio, le piazze e l’impegno civile, il Po e l’Africa, i volti celebri. Il percorso dell’esposizione si concluderà proprio con le immagini del primo viaggio in Africa insieme a don Vittorione e all’associazione Africa Mission a cui sarà devoluto il ricavato della vendita del catalogo.
L’esposizione propone 200 immagini che segnano il tempo della città e del suo lavoro che qui si concentra nell’arco temporale tra i ‘50 e i ‘70. Immagini catalogate tratte da una mole immensa di fotogrammi. Per ora l’archivio digitale è composto da 160mila foto ma nelle 6mila buste artigianali ricavate da fogli pinzati alla meglio in cui conservava il suo lavoro si stimano almeno un milione di negativi.
Le immagini esposte – un’anteprima si era svolta a inizio estate – è ben più di un tributo a un fotografo che per anni ha testimoniato cronache e fatti grandiosi, minori, felici e tremendi della città e anche della provincia. E’ un ritratto di noi stessi che Prospero lo abbiamo conosciuto da vicino e con lui a fianco abbiamo fatto giornalismo in questa città in vari modi e in vari settori.
Prospero non pensava ai riconoscimenti. Gli bastava scattare, fissare l’attimo con il suo occhio tante volte più veloce del fatto che stava fotografando perché allenato e agile nel cogliere il momento clou. E ci riusciva.
La famiglia di Prospero, i figli Ettore e Gianni la e moglie Angela, hanno lavorato molto per rendere possibile la raccolta del suo lavoro perché non andasse perduto rendendo così possibile un lascito che sarà patrimonio culturale per tutti.
E’ stato un impegno morale per tutti loro, interpretato materialmente da Angela a realizzare questo dono che ci permette ora di leggere un racconto nel quale ci ritroviamo e che è allo stesso tempo la sequenza della vita e del lavoro di Prospero che per lui sono stati un tutt’uno fino alla sua scomparsa nel 2015.
Antonella Lenti




