
Piacentina, classe 1949, Giuseppina Schiavi lavora e opera nel volontariato della nostra città da decenni, con associazioni di ispirazione religiosa e laicale, a fianco delle donne vittime di violenza, soprattutto migranti e profughe.
Laureatasi in Economia e commercio all’Università di Parma nel 1975, è stata dapprima insegnante supplente di matematica e tecnica all’istituto professionale in quegli stessi anni, per poi entrare come funzionaria alla Camera di commercio di Piacenza dal 1976 al 1983 e, successivamente, come dirigente nella sede piacentina dell’Ufficio provinciale del Ministero dell’Industria, del commercio e dell’artigianato (UU.PP.I.C.A) fino al 2007. Dal 1995 al 2000 ha lavorato anche come direttrice in altre sedi provinciali dello stesso ministero, a Cremona, a Parma e Forlì. È stata inoltre membro, tra le altre organizzazioni, della delegazione ministeriale italiana per l’omogenizzazione del sistema europeo dei brevetti, della commissione consultiva per la riforma delle Camere di commercio italiane, oltre che docente e formatrice in vari istituti e scuole a proposito di materia commerciale, dei diritti dei consumatori e certificazioni. È stata anche componente esperta della commissione provinciale sulle pari opportunità dal 1989 al 2003.
In parallelo all’attività lavorativa, è stata un attivo membro nel coordinamento femminile nella CISL dagli anni ‘70, poi, dagli anni ‘90, nel movimento ‘Donne Popolari’ in seno al Partito Popolare Italiano sorto dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana (di cui era attivista nel movimento femminile) e, in seguito, nel circolo femminile ‘la Società di Cornelia’ de La Margherita.
Dagli anni 2000 si sono moltiplicate le sue adesioni in varie associazioni locali, tra cui: l’Opera Pia Orsoline Onlus, di cui è stata consigliera dal 2002 al 2022; è membro della Consulta diocesana aggregazioni laicali presso la curia vescovile di Piacenza dal 2004 e del Forum delle Associazioni Famigliari dal 2005; è attiva nel Centro Italiano Femminile da sempre, di cui è stata presidente del comitato provinciale di Piacenza dal 2003 al 2013, di quello comunale dal 2014 al 2017, e dal 2018 è vicepresidente di quello regionale. Nel 2013 è diventata anche presidente dell’Associazione Cattolica internazionale Protezione della Giovane di Piacenza, che si occupa della gestione di una casa d’accoglienza per giovani donne lontane dalla famiglia per motivi di studio o lavoro e profughe richiedenti asilo in convenzione con la prefettura. Schiavi è stata anche fondatrice dell’associazione Arcobaleno Onlus nel 2008 per la gestione della casa d’accoglienza Dono di Maria a Ca’ Torricelle e del dormitorio Sant’Anna.
Quando è nato l’interesse per il sociale e in particolare per quello cattolico?
“Sono cresciuta in un piccolo paese nella periferia di Piacenza, dove tutta l’attività e le relazioni sociali erano legate alla parrocchia e quindi era molto semplice avvicinarsi al volontariato cattolico, che prevedeva di aiutare ad esempio le madri con bambini, intrattenendo i loro figli nei fine settimana e aiutarli con i compiti. Essendo l’unica che aveva proseguito la scuola, avevo iniziato con alcune lezioni ai bambini all’asilo, che erano spesso figli di contadini della zona. Era una realtà molto diversa da quella di oggi, dove prevale l’individualismo e quindi è difficile anche sviluppare una rete di persone che può aiutarti.”
Quali sono state le prime esperienze di volontariato a Piacenza?
“Quando ho iniziato, in gioventù, mi sono avvicinata al Centro Italiano Femminile – organizzazione femminile nata nel 1944 che si ispira alla dottrina sociale della Chiesa cattolica. La mia formazione deriva da lì e questa associazione si basava sull’amicizia e il fare rete, per sostenere le altre donne, soprattutto quelle che versavano in condizioni sociali problematiche. Ci si trovava tutte insieme, per esempio per promuovere il ruolo delle donne nella società, distribuire volantini, spiegare alle persone come dovevano votare, difendere le aree verdi dagli abusi edilizi e così via. Poi, anni dopo, è arrivata l’esperienza nella tutela dei consumatori e ho toccato con mano situazioni di disperazione, come bollette e cartelle esattoriali troppo alte, tante ingiustizie, e quindi abbiamo cercato di risollevare le sorti di famiglie in questo senso, difendendole anche gratuitamente davanti ai giudici di pace. Infine, mi sono avvicinata alla rete di supporto delle giovani donne migranti e profughe alla Protezione della giovane, dove ho conosciuto per la prima volta le storie di violenza che queste avevano vissuto emigrando nel nostro paese ed è stata un’esperienza del tutto nuova.”
Qual è la situazione del sociale oggi a Piacenza?
“Nella nostra città il sociale versa in buono stato, tantissime associazioni fanno volontariato perché sentono di poter dare un aiuto concreto alle persone. Prima si era sviluppato nelle associazioni un volontariato che offriva un contributo notevole, molto di più delle varie cooperative e altri organismi no profit, ma la recente riforma del Terzo settore, quando tutte le associazioni hanno dovuto iscriversi nel Registro unico nazionale per continuare a lavorare con le pubbliche amministrazioni e avere introiti, ha provocato alcune difficoltà. Negli ultimi anni queste associazioni, composte spesso da persone anziane, hanno dovuto adeguarsi a nuove procedure informatiche che, essendo troppo complesse, le hanno invece portate a sciogliersi, a dismettere le attività o a non iscriversi al RUNTS. Non per questo il volontariato si è fermato, si continua a lavorare ed è da sempre un apporto fondamentale all’economia sociale e solidale e alla crescita del paese.”
Quali sono i problemi del volontariato?
“I problemi principali dell’associazionismo oggi sono: il suo sostentamento economico che può avvenire sostanzialmente solo con un’erogazione liberale o una raccolta fondi e la procedura di rendicontazione, che comporta un grosso impegno per il volontario nel registrare la contabilità. Forse andrebbero snellite le procedure e sarebbe una strada per aiutare il volontariato a coprire i servizi utili alla società, in particolare un welfare generativo, cioè responsabilizzare chi riceve aiuto.”
Quali problemi affronti maggiormente come volontaria e presidente della Protezione della giovane?
“Il problema più grande che affronto è sicuramente quello dell’integrazione delle donne migranti. Nonostante lavoriamo per far imparar loro la lingua italiana, accompagnarle, orientarle sul territorio, al termine di questo percorso, quando ottengono lo status di rifugiate, hanno grosse difficoltà, ad esempio a trovare una soluzione abitativa oltre che un lavoro. Non si trovano abitazioni che possono essere affittate alle donne di colore, non vengono concesse, se poi hanno dei bambini è ancora più difficile che accedano ad un affitto e quindi questo comporta che ci siano molti appartamenti sfitti, pur ammobiliati, che a loro andrebbero bene e in zone non appetibili, dove poter iniziare una nuova vita sul nostro territorio. In ambito lavorativo queste donne sono considerate soprattutto dal settore della logistica come Amazon, H&M, Ikea, OVS, ecc., tutte quelle aziende sono situate fuori dalla città e con turnazioni diurne e notturne, soluzioni che per madri di bambini senza patente non sono fattibili.”
Chi sono queste donne?
“Sbarcano a Lampedusa e sono per la maggior parte analfabete, poiché se avessero avuto la possibilità di studiare, avrebbero trovato certamente delle situazioni diverse nel loro percorso migratorio o sarebbero rimaste nel loro paese d’origine. Sono persone di estrazione umile, hanno vissuto in contesti rurali dove si coltivava e c’era un’economia primitiva, qui non trovano più un lavoro di questo tipo. Hanno anche un percorso di violenza alle spalle [famiglia, coniuge o trafficanti di esseri umani nda] e devono riacquistare un po’ di autostima per poter fare qualcosa in questa società. Servirebbero dei percorsi di inserimento, non tanto per le prime accoglienze ma per il dopo, quando ormai ottengono i permessi definitivi dovrebbero essere inserite in case dove poter vivere da donne indipendenti e questi percorsi a Piacenza attualmente non esistono.”
Quali sono i principi ispiratori del tuo impegno sociale?
“I miei principi ispiratori sono ripresi e descritti da Papa Francesco nell’enciclica ‘Fratelli tutti’, che spiega che la solidarietà si esprime concretamente nel servizio, di farsi carico degli altri, la cura della fragilità nella nostra famiglia, nella nostra società e nel nostro popolo. Il mondo esiste per tutti, perché tutti gli esseri umani nascono su questa terra con la stessa dignità.”




