
Niente epica nei dipinti di Giovanni Fattori, umanità e natura sono vere e appaiono ad ogni sguardo.
Operazione verità per raccontare quel suo tempo che viveva con intensità che ne ha fatto quasi un reporter del suo presente. Spinto da una fede granitica nella necessità di costruire l’Italia. Ed è una combinazione forse non casuale che Piacenza, la Primogenita, ospiti una mostra così ampia di un pittore ottocentesco che credeva e voleva tanto la costituzione dell’Italia da restarne deluso dopo il raggiungimento dell’Unità perché tante attese erano andate deluse e per questo – come è stato raccontato – aveva girato le spalle a una borghesia che aveva tradito le aspettative.
Fattori nasce nel 1825 e attraversa tutti i tumulti che hanno caratterizzato quel momento. Uno scenario dominato dalle guerre d’Indipendenza.
I campi militari, le battaglie, sono quello che Fattori ritrae perché il suo credo era trasportare sulla tela il mondo che si svolgeva intorno a lui. Di quel periodo sono alcuni dipinti molto famosi che aprono la prima sezione “Soldati francesi del ’59 (del 1859 circa, olio su tavola) piccolissime dimensioni ma di un’efficacia disarmante.
Altrettanto famoso è “Lo staffato” (1878) olio su tavola che arriva dalle Gallerie degli Uffizi e raffigura un soldato che viene trascinato dal cavallo perché, disarcionato, gli è rimasto imbrigliato il piede nella staffa; oppure l’Appello dopo la battaglia del 1866 (datato circa 1877) olio su tela 116×240 cm che arriva dal Palazzo della Consulta di Roma. Andando oltre nella sesta sezione che dire del dipinto “La strada bianca” in cui è raffigurata una donna che incede altera e in quella raffigurazione il corpo sembra muoversi davvero…
Esempi spulciati durante una pre-visita veloce tanto da far dire “questa mostra bisogna visitarla più e più volte” come del resto capita sempre quando l’intensità del contenuto non si può accontentare di un solo sguardo.
Incanto dei dipinti a parte, una sezione della mostra è dedicata ai disegni. Studi tratteggiati sul taccuino preparatori a figure di soldati, studi di animali e di movimentate battaglie che poi sarebbero diventate le tavole e i dipinti che oggi ammiriamo a XNL.
Infine la mostra presenta anche un segmento dell’attività dell’artista, forse poco nota. Il Fattori incisore che copre un arco temporale piuttosto lungo tra gli anni Ottanta e l’inizio del ‘900 a pochi anni dalla scomparsa. Fattori infatti morirà nel 1908. I soggetti sono il suo territorio, marine, stradine, ruscelli, la Maremma, animali, contadini, butteri… il suo sentire vero era la sua terra.
Questo raccontano le 170 opere (100 dipinti e 70 tra disegni e incisioni) esposti a XNL fino al 29 giugno alcuni di questi mai ammirati in un’esposizione pubblica e arrivati a Piacenza da istituzioni e tanti privati.
I curatori della mostra da Fernando Mazzocca a Elisabetta Matteucci e Giorgio Marini nell’illustrare l’esposizione hanno tratteggiato i contorni di un artista d’inizio Ottocento ma con tratti e capacità di elaborazione del suo contorno umano e naturale carico di oggettiva realtà. A cominciare dalle scene di guerra dove, in grandi pannelli e tele, s’incontrano cavalli e cavalieri in armi gli uni contro gli altri che talvolta – è stato richiamato nella presentazione della mostra – riportano a scene cinematografiche (“Avete presente i film western di Sergio Leone”… è stata la sollecitazione). A dimostrazione di una capacità di interpretare la scena ben prima della nascita del cinema e renderla uno spazio in cui, per chi guarda, sembra mancare solo un passetto per entrarvi. Le sue opere hanno ispirato anche importanti registi italiani tra cui Luchino Visconti, che ha utilizzato le atmosfere fattoriane nei suoi film sul Risorgimento, come Senso (1954) e Il Gattopardo (1963). C’è poi il grande fascino esercitato dalla natura, la fatica del lavoro contadino. I ritratti di persone che risultano vere, per nulla ingessate… L’arte di Fattori – hanno segnalato i curatori – ha lasciato un’impronta indelebile anche sulla cultura del XX secolo, come documentano saggi critici e opere di artisti contemporanei come Ugo Ojetti, Emilio Cecchi e Giorgio de Chirico. Nell’allestimento una particolare attenzione è dedicata alla produzione grafica. Grazie alla collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, in mostra vengono esposti disegni e acqueforti inedite che testimoniano l’evoluzione stilistica dell’artista e il suo impatto sulla grafica italiana del Novecento. Nel labirinto di XNL un omaggio all’artista considerato la maggior espressione del movimento dei macchiaioli e che ha rappresentato anche per gli artisti del 900 una fonte d’ispirazione e di riflessione. Quella di Piacenza – ha osservato Fernando Mazzocca – è una mostra importante che si ricollega a tre mostre storiche e distanti nel tempo: a Palazzo Pitti nel 1987 (poi ripresa a Milano) a Padova nel 2005. È per questo che alla Galleria Ricci Oddi è stata affiancata un’altra esposizione minore per quantità ma non per qualità delle opere espresse. Alcune di queste emerse dalle custodie della galleria e che sono visibili per la prima volta, altre provenienti da altre istituzioni. La mostra si intitola “Da Ghiglia a Morandi. Ripensare Fattori nel Novecento a cura di Barbara Cinelli. “Esposte oltre 30 opere – Spiega la direttrice della Ricci Oddi Lucia Pini – che testimoniano la vitalità del grande maestro toscano ben addentro al XX secolo. Il percorso che affianca al gruppo dei pittori livornesi – formatisi nel solco di Fattori – grandi artisti quali Giorgio Morandi, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia esplora attraverso dipinti e incisioni le diverse strade tramite le quali gli artisti del Novecento hanno articolato il loro dialogo a distanza con il pittore in un confronto sempre personale e proficuo”.
Ma non è tutto: l’esposizione fattoriana non si conclude qui. Perché Fattori parla anche agli strumenti d’arte della modernità come la fotografia. Il percorso della mostra di XNL infatti si conclude con il progetto fotografico “Tra pittura e fotografia” firmato da Elger Esser, interprete internazionale della relazione storica tra pittura e fotografia, che ha realizzato questo lavoro proprio in occasione della mostra dedicata a Giovanni Fattori. Esser, come lui stesso ha raccontato durante la presentazione della mostra, incentra – come Fattori – il suo sguardo sul paesaggio (in questo caso toscano e senese per la precisione) nelle nove fotografie di dimensioni diverse e stampate con tecniche varie, dalla stampa su plastica alla gommalacca. Il risultato è un filo rosso che s’intreccia con le immagini che il visitatore ha ancora negli occhi dopo aver visto da vicino i tratti lucidi, intensi di colori e perfino di odori descritti col pennello da Fattori. Un messaggio chiaro esce dalle tre espressioni artistiche esposte a XNL e alla Galleria Ricci Oddi.
Nulla si modifica per caso, tutto ha una radice lontana che tiene insieme l’esperienza umana sia essa la pittura o qualsiasi altra forma di espressione. Da qui quell’effetto di contaminazione che anche noi stessi percepiamo ogni volta diventiamo parte attiva di un evento artistico. Attraverso l’osservazione, con i rimandi al nostro background che si risveglia e assorbe nuovi stimoli per emergere ancora alla prossima opportunità. E questa la cultura di cui abbiamo sempre un gran bisogno, anche senza saperlo.
Antonella Lenti




