
Domenica 25 novembre, dalle 7 alle 23, quasi 4000 cittadini della provincia di Piacenza saranno chiamati alle urne. Non per scegliere i rappresentanti politici di qualche ente, ma per decidere come saranno chiamati in futuro e a quale Comune potranno rivolgersi. Stiamo parlando dei cittadini di San Pietro in Cerro e Monticelli d’Ongina, due paesi della Bassa Piacentina che fra poche settimane potrebbero essere il primo caso regionale di ‘fusione per incorporazione’.
Con questo termine non si intende la fusione tradizionale fra Comuni, per intenderci la strada che nel Piacentino hanno tentato di intraprendere per primi Ziano e Borgonovo. L’incorporazione infatti non prevede lo scioglimento di entrambi i consigli comunali con l’elezione di nuovi amministratori, ma la trasformazione del paese più piccolo in frazione del paese più grande. Dunque a sparire sarebbe solo il Comune di San Pietro in Cerro, inglobato da Monticelli d’Ongina che manterrebbe il suo attuale consiglio comunale.
La domanda alla quale dovranno rispondere i 720 elettori sanpietrini e i 3.200 monticellesi sarà semplice: «Volete che il Comune di San Pietro in Cerro sia incorporato nel Comune di Monticelli d’Ongina?». La fusione sarà concretizzata solo se in entrambi i paesi la maggioranza (senza quorum, perché questo referendum non lo prevede) traccerà la croce sul ‘sì’.
Per i sindaci Gimmi Distante di Monticelli e Manuela Sogni di San Pietro si tratta di una scelta democratica, su una proposta che era doveroso avanzare. Sogni ha parlato di «treno che passa una sola volta» e in carrozza ci sono 8 milioni e 670mila euro. Il contributo economico regionale a disposizione degli enti che attuano processi di fusione è infatti il principale incentivo.
La somma verrebbe suddivisa in dieci rate e corrisponde quindi a circa 867mila euro all’anno. Di cui, sulla base di una sorta di ‘patto’ fra amministratori, 120mila per investimenti a San Pietro in Cerro e la restante somma per investimenti a Monticelli d’Ongina. Distante negli incontri pubblici ha più volte precisato che fra i pro dell’operazione c’è anche l’ottimizzazione delle risorse, in primis quelle umane, mentre Sogni ha cercato di convincere i compaesani spiegando che amministrare un Comune così piccolo in questi anni è stato molto difficile, soprattutto a causa della mancanza di risorse. «Dopo la fusione avremmo una capacità di investimento di quattro volte superiore a quella attuale», sostiene il vice sindaco e assessore al Bilancio sanpietrino, Federico Palla. E allora perché votare no? Rispondono i cittadini, che si stanno opponendo con forza al progetto e che hanno costituito un comitato (fondato da Mariagrazia Aimi, Mariangela Tavani, Davide Pasquali, Silvia Marcotti) che hanno chiamato ‘Salviamo San Pietro’. Oltre a raccogliere centinaia di firme nel tentativo – sfumato – di bloccare il referendum, stanno sensibilizzando la popolazione affinché la maggioranza si opponga alla cancellazione del loro paese. «Ci viene proposto di annettere il nostro Comune, per sempre, ad un altro – spiegano – e questo a pochi mesi dal cambio del consiglio comunale, che sarà nella primavera 2019. Questa proposta non era nel programma elettorale e avremmo preferito discuterne con maggiore anticipo». Inoltre sottolineano di avere poco in comune con Monticelli, che diverrebbe il loro principale riferimento. Dagli amministratori è stato garantito che resterebbero sportelli decentrati, ma dal comitato sottolineano: «Sullo studio di fattibilità c’è scritto che rimarrebbero per poco tempo».




