Fondazione di Piacenza e Vigevano,
il nuovo presidente Toscani vuole un team

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Il notaio Massimo Toscani è il nuovo presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano. La sua nomina (14 voti alla seconda votazione, la prima in cui bastava la maggioranza semplice, contro i 6 per Giuseppino Molinari e i 5 astenuti, tutti vigevanesi) è arrivata con il Consiglio generale dello scorso 26 settembre.
Presidente del Collegio Notarile di Piacenza dal 2005 al 2010 e presidente dal 2013del Consiglio Notarile di Piacenza, Massimo Toscani (nato a Piacenza il 23 settembre 1952, laureato in Giurisprudenza) ha lavorato al Credito Italiano dal 1976 al 1978, anno in cui si è iscritto al Ruolo del Collegio Notarile di Piacenza. Fondatore fondatore dell’associazione culturale ‘Amici del Liceo Scientifico’ e dell’associazione di cultura giuridica ‘Insignum’, Toscani è relatore e organizzatore di convegni a Piacenza e in altre città.
Subito dopo la sua nomina, Toscani ha spiegato che servirà un “grande lavoro di squadra”, anticipando di voler puntare sul pieno coinvolgimento di cda e Consiglio.
Fin dai primi passi della sua candidatura, del resto, il nuovo presidente aveva chiarito di voler puntare su “trasparenza e coinvolgimento del Consiglio Generale” per utilizzare risorse inevitabilmente ridotte (da crisi e problematiche dell’ente) con gli obiettivi di “volgere particolare attenzione ai più deboli ed alle fasce bisognose” e di rendere la Fondazione “organo propulsore e coordinatore di programmi e progetti che possano avere proficua ricaduta sul territorio”, nella consapevolezza della necessità di sinergie imposte dal fatto che “da soli oggi non si va da nessuna parte”.

La scelta decisiva dopo tante tensioni

La nomina di Toscani – salutata con soddisfazione da sindaco Dosi e presidente della Provincia Trespidi – mette un ‘punto e a capo’ in uno dei periodi più complessi della storia dell’ente di via Sant’Eufemia. Dal tesissimo periodo che nel marzo 2013 portò alla convulsa nomina di Francesco Scaravaggi (con il voto decisivo dei consiglieri vigevanesi a scapito della maggioranza dei piacentini – favorevoli a Sergio Giglio – che disertarono la seduta decisiva) ad oggi, infatti, si sono susseguiti talmente tanti scossoni che ci vuole molto anche a ricordare i principali. Dagli scontri sulla composizione del cda ai dubbi sulla consistenza del portafoglio e sulla perdita di valore causato da alcune discusse operazioni, dai siluri bipartisan di buona parte dei politici locali fino al licenziamento (impugnato) del direttore Massimo Sbordi i momenti complessi non sono mancati: si è addirittura arrivati a parlare di “affondazione”, con un gioco di parole coniato dall’ex parlamentare Tommaso Foti, e non sono mancate le polemiche – in parte esplicitate, in parte no – su molte scelte del vicepresidente Beniamino Anselmi.
Alla conferma – nello scorso maggio, da parte di Scaravaggi – di una ulteriore svalutazione di 28 milioni di euro delle azioni di Banca Monte Parma acquistate durante la gestione precedente Marazzi-Anselmi, e già svalutate di 24,5 milioni di euro nel 2011, segue poche settimane dopo – a giugno – l’annuncio delle dimissioni del presidente, dopo che non ottiene i voti necessari la sua proposta di azzeramento del consiglio di amministrazione. Il botta e risposta a mezzo stampa tra Scaravaggi e cda conferma a fine giugno che le tensioni interne sono altissime, ma ad essere decisivo si rivela il mese di luglio.
Ad un articolo-bomba del Corriere della Sera del 20 luglio – dall’eloquente titolo ‘Derivati e soldi a Gibuti, la fondazione di Piacenza nel caos’ – seguono poche ore dopo le dimissioni del vicepresidente Anselmi e l’annuncio dell’avvenuto deposito della candidatura dello stimato notaio Massimo Toscani.
Di “scandalo di dimensioni enormi, mai verificatosi prima a Piacenza” parla negli stessi giorni l’ex vicepresidente della Provincia Mario Spezia, mentre il sindaco Paolo Dosi anticipa al quotidiano locale l’imminente uscita di un altro articolo sulla Fondazione da parte de L’Espresso. ‘Hanno sbancato Piacenza’ è l’urticante titolone del pezzo, che mette a nudo la città insieme alla Fondazione: “La peculiarità piacentina, al netto degli errori fatti, è lo scontro interno”. Poco dopo l’ammonimento (“Piacenza e i piacentini hanno bisogno di una vera, pulita e trasparente Fondazione. Qualcuno l’ha sbancata, fra poco dovrà pagarne il conto”) di Marco Colosimo, consigliere comunale di Piacenza Viva, il 3 agosto si dimette l’intero cda della Fondazione.
Dopo la pausa estiva e tre mesi di sostanziale paralisi, seguono le ufficializzazioni della candidature del notaio Massimo Toscani e del manager universitario Giuseppino Molinari, sul quale fin da subito si levano tuttavia dubbi di compatibilità per il suo ruolo di presidente della Galleria Ricci Oddi, ente finanziato dal Comune di Piacenza che esprime però anche propri rappresentanti negli organi della Fondazione stessa.
Il 26 il Consiglio decisivo: in Fondazione inizia l’era-Toscani.

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