In questo paese di certezze relative anche la questione delle bici contro mano (o in senso contrario nei sensi unici) non può che suscitare perplessità, perplessità forti, of course. Se da un lato gli automobilisti lamentano il rischio di travolgere svagati pedalatori, dall’altro ciclisti engagés rivendicano il diritto di scegliere la via più breve di percorrenza da un punto all’altro della città. D’altronde, il regolamento viabilistico cittadino (la “famigerata” ordinanza di Reggi del 2006) consente alle due ruote ecologiche, le bici, di scorrazzare a piacimento nel centro storico e nell’area delimitata dalle mura farnesiane regolamentata dal limite dei 30 km orari (per le auto, si intende). E tuttavia il consigliere comunale di opposizione Filiberto Putzu denuncia come tale deregulation in favore della ecologica bici abbia moltiplicato gli incidenti, incidenti i cui danni maggiori, come facilmente intuibile, risultano a carico dei ciclisti. Dal 2006 ad oggi, secondo i dati forniti dal Comune e presentati da Putzu, si contano 89 incidenti in cui sono rimasti feriti 48 ciclisti (dal 2009 ad oggi) di cui 11 con prognosi superiore ai 30 giorni.
“Non sono contrario alla mobilità sostenibile e all’uso delle bici – precisa il consigliere Putzu (nella foto a destra) -ma ciò deve avvenire in piena sicurezza. In Italia andare contromano è illegale salvo specifici casi che riguardano vie con determinate caratteristiche. L’ordinanza del Comune va modificata perché contempla vie non adatte: è diverso, ad esempio, andare contromano in via Sant’Antonino (che è larga e permette di vedere chi arriva nell’altro senso) rispetto a via San Siro e altre vie che presentano angoli chiusi. E non è questione di velocità. Non bisogna aspettare la disgrazia per modificare il provvedimento. Io limiterei il permesso di andare contromano, fatte salve le piste ciclabili, solo ad alcune vie; quelle adatte sono molto poche. Poi, certo, è questione anche di intelligenza, ma molti ciclisti sono presuntuosi e si mettono in situazioni pericolose”.
Non sono d’accordo i ciclisti, che si esprimono attraverso l’associazione “Fiab Amolabici”, che rivendica ed elenca l’indispensabilità del citato regolamento.
“Stiamo aspettando di avere dei dati più precisi sugli incidenti – spiega Angelo Nani, presidente dell’associazione – per capire le cause specifiche che li hanno provocati perché a noi più che la polemica interessa ridurre il numero degli incidenti per chi va in bici. Detto questo, per quanto riguarda il tema delle bici controsenso (“contromano” non è corretto, è il senso che non viene rispettato non la mano) come Fiab stiamo portando avanti un discorso a livello nazionale per la modifica del codice della strada ma se posso capire che in città come Milano la cosa va studiata con attenzione, a Piacenza è diverso. Mi sembra assurdo, ad esempio, che chi percorre in bici via Garibaldi non possa andare controsenso in Piazza Cavalli ma sia costretto a fare un giro molto più lungo. Penso alle persone anziane, soprattutto, che devono essere agevolate nei loro spostamenti e incentivate all’uso della bicicletta. E’ molto più pericoloso percorrere in bici via Borghetto in senso corretto e rischiare di venire urtati da macchine e pullman che sopraggiungono alle spalle, controsenso invece ci si può fermare, accostare al muro, poi sta nel buon senso dell’automobilista che se vede un anziano in bici può fermarsi e lasciarlo passare. Certo – prosegue Nani – siamo consapevoli che serva anche un lavoro di educazione con i ciclisti ma restiamo convinti che il problema vero siano i tantissimi incidenti che si verificano in periferia. Lì, più che in centro storico, si rischia davvero la vita a causa delle piste ciclabili fatte male e le auto che sfrecciano a gran velocità”.
Ora, poiché quasi ogni piacentino è sia ciclista che automobilista, a seconda delle ore del giorno e delle necessità, sarebbe buona cosa che necessità e interessi contrapposti giungessero a un gentlemen agreement: è assai probabile che in centro storico tutto fili liscio, o quasi; meno lisce, le cose, filano invece nel medio centro e nella media periferia e sarebbe meglio, almeno in queste vie, e strade, e larghi ed incroci, che i ciclisti circolassero meno svagati e senza ignorare il codice della strada e non di rado anche il buon senso.




