Nel giorno dell’atteso placet – da parte del consiglio generale – al nuovo consiglio di amministrazione, Massimo Toscani – presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano – è stato molto franco sulla questione dell’unità in seno all’ente di via Sant’Eufemia: “Va conquistata”.
Un indizio evidente è nel voto in meno (13, rispetto ai 14 del giorno dell’elezione del successore di Franesco Scaravaggi) ottenuto dalla “squadra” varata dallo stimato notaio, e composta da sei professionisti i cui nomi circolavano da tempo – Cesare Betti (direttore di Confindustria Piacenza), Roberto Rovero (avvocato), Franco Egalini (commercialista), Giorgio Milani (artista), Domenico Battaglia (notaio vigevanese) e Carlo Ghisoni (responsabile finanziario del gruppo Cesi Farmaceutici) – più la ‘new entry’ dell’ultimo minuto Giovanni Calza (già cardiochirurgo del Gaslini e Bisturi d’oro).
Anche se è stato legittimamente fatto notare che i voti contrari del giorno dell’elezione del presidente si sono trasformati in astensioni nel momento del voto sul nuovo cda, i bene informati raccontano come tutt’altro che salti di gioia abbia provocato – in diversi membri del consiglio generale e non solo – l’inclusione (al termine di un lungo tira e molla) di Giorgio Milani, secondo molti alter ego di Stefano Pareti se – come ha scritto Libertà – “i due sono amici da sempre, amici per la pelle e con una storia politica condivisa per decenni nella stessa fede socialista”.
Qualcuno ha maliziosamente notato come lo stesso presidente Toscani abbia dedicato a Milani un commento più sintetico e asciutto di quello riservato agli altri componenti del cda, altri hanno lasciato intendere come l’allargamento del cda da sei a sette componenti sia di fatto un escamotage per “diluire” l’influenza di ogni componente, soprattutto in vista della delicatissima discussione sull’eventuale azione di responsabilità su molte scelte del recente passato.
Dopo le bufere – comprese quelle legate ai pungenti articoli di Corriere della Sera ed Espresso – degli ultimi mesi, lo stato di calma apparente in Fondazione cela dunque molte tensioni ben lungi dall’essere sciolte: non a caso lo stesso Toscani, nello spiegare la scelta di Rovero, ha ricordato che sono aperte “svariate problematiche legali nella Fondazione e, al di là dei legali esterni che già abbiamo, voglio un forte supporto anche legale”.
In un periodo di ristrettezze economiche, a molti ha fatto piacere l’annuncio del consistente taglio dei compensi del presidente e dei consiglieri: comprendendo anche i contributi, si tratta di una sforbiciata di più di 100mila euro.
Sarebbe un po’ eccessivo collegare direttamente questo risparmio al futuro dei circa 200mila euro verbalmente promessi per la “piazzetta” di Piacenza ad Expo 2015, ma quest’ultimo tema (come la divergenza nel giudizio su molti abituali sostegni dell’ente) è di stretta attualità: già qualcuno dubitava della perfetta aderenza dell’iniziativa a quanto previsto dallo statuto in termini di fini istituzionali della Fondazione, alle prese tra l’altro con l’appesantimento dell’Ires, ma anche se un passo indietro sarebbe a dir poco clamoroso non è detto che il passaggio al concreto arrivo dei denari sarà così scontato e semplice.
Sono infatti parecchie le perplessità sulla misura dello sforzo sostenuto da Piacenza per l’acquisto dello spazio milanese, seppur in posizione strategica: ci sarà in ogni caso una forte contrapposizione prima dell’ok che chi ha puntato forte sul 2015 (il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Parenti, ricorda spesso che a versare quanto promesso è stato finora solo l’ente camerale) si augura.




