FIORENZUOLA – Premio San Fiorenzo a Gianni Finetti e alla memoria di Ugo Borlenghi

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NELLA FOTO: GIANNI FINETTI CON LA MOGLIE GIULIANA EIL FIGLIO STEFANO

Il Premio San Fiorenzo viene assegnato ogni anno da una commissione composta da rappresentanti del Comune di Fiorenzuola d’Arda, della parrocchia e presieduta da don Gianni Vincini, a persone che negli anni si sono distinte per il loro operato a favore della comunità del ‘capoluogo’ della Val d’Arda. Quest’anno il premio torna ad essere doppio e sarà tradizionalmente consegnato in occasione del concerto della Corale di Fiorenzuola, nella Chiesa Collegiata, alla vigilia del santo patrono e assegnato a due uomini per onorarne rispettivamente il valore educativo dell’arte alla memoria e quello della solidarietà coi diversamente abili in vita: Ugo Borlenghi e Gianni Finetti. A consegnare i premi, domenica 16 ottobre, saranno il sindaco Romeo Gandolfi e il parroco don Giuseppe Illica. La Corale, che festeggia quest’anno il mezzo secolo di vita, presenterà un’opera di un autore argentino, Martin Palmieri, dal titolo ‘Misa a Buenos Aires’. L’opera è una messa in latino composta sul ritmo del tango. Il concerto vedrà impegnato un coro di 70 elementi, con la voce solista del soprano Elena Cattani, un’orchestra d’archi, il bandoneon, il pianoforte del maestro Roberto Sidoli e la direzione di Maria Letizia Rocchetta.

Finetti, classe 1942, è la colonna portante di AFADI, Associazione FAmiglie DIsabili, nata sotto il suo impulso. Lui e sua moglie Giuliana avevano adottato un bambino con sindrome di Down e i fiorenzuolani erano abituati a vedere Gianni e il figlio Stefano sempre insieme, quando nel 2020 il Covid se lo portò via. La sensibilità di Finetti ha le sue radici negli anni della formazione giovanile, quando la sua famiglia di agricoltori lo fece studiare (sesto di otto fratelli). Poi Gianni si laureò in psicologia e sociologia a Roma, tornò a Piacenza dove visse le prime esperienze alla scuola speciale ‘Maria Bisi’, dove venivano scolarizzati i bambini portatori di disabilità. Finetti si convinse che i ragazzi ‘diversamente abili’ dovessero essere inseriti nei percorsi formativi di tutti gli altri bambini. Nel frattempo nascevano in Italia i consorzi socio-sanitari e uno dei primi temi affrontati fu proprio quello che gli stava a cuore: l’apertura delle scuole normali anche ai disabili. Con la soppressione della scuola Bisi, Finetti formò gli insegnanti sulla disabilità, contemporaneamente fece lo psicologo dell’AUSL, concentrandosi sui disturbi di apprendimento scolastico. Finetti si fece anche promotore della futura legge ‘Dopodinoi’ per tutti quei portatori di disabilità senza più qualcuno che possa accudirli. Dopo essere entrato nel 2008 in AFADI, la sua determinazione e il pragmatismo lo portarono a bussare molte porte, a esplorare fra le leggi regionali al fine di ottenere contributi, perché prima di tutto voleva che l’associazione diventasse ‘un tetto sul cuore’, ovvero un luogo di accoglienza (diurna ma anche residenziale). Nel 2018, così, l’associazione si è trasferita nell’ex convento di San Francesco, grazie al comodato d’uso della parrocchia e all’aiuto di tanti sostenitori, Regione compresa.

Nella foto: lo scultore Ugo Borlenghi

Borlenghi, classe 1943, originario di Cadeo, possedeva da sempre la vocazione per l’arte, fin da quando fanciullo sul greto del torrente Arda cercava e raccoglieva pietre e sassi modellati dagli elementi. Coltivò la musica con tromba e fisarmonica, la fotografia, la poesia, disegno e pittura, e soprattutto la scultura. Uomo riservato e meditativo, Borlenghi è stato soprattutto uno scultore – dal 1969 – che nell’arte plastica riusciva ad esprimere la profondità del suo pensiero e la ricchezza della sua fantasia. Lavorò nella fonderia dell’Arsenale Militare di Piacenza e a Cremona, diventando uno dei pochi scultori italiani in grado di fare di ogni sua ‘creatura’ un’opera finita. La sua abilità di scultore e fonditore gli aveva fatto conquistare la fiducia dell’artista cileno Sebastian Matta che gli aveva commissionato la fusione e la patinatura di numerose sue sculture. Nel 1988 realizzò il calco in cemento della Madonna di Antelami della nicchia di Palazzo Gotico (l’originale fu esposta a Palazzo Farnese). Passò poi dal linguaggio figurativo al Transvisionismo, movimento artistico che lui contribuì a fondare. Un movimento per ‘vedere oltre’, lontano dalle disamine accademiche ma che faccia porre domande sul senso di un’opera. In un’intervista, Borlenghi disse: “L’arte non fa vedere quello che si vede ma quello che non si vede”. Il premio sarà ritirato dalla moglie Gabriella e dai figli Luca e Sara. L’artista è scomparso nel 2020, ma la memoria permane nelle sue opere: alcune sono state donate alla sede comunale (‘Sole’ al primo piano del municipio, e lo stemma del Comune realizzato in bronzo); altre sono esposte in una saletta a lui dedicata al Museum in Motion di San Pietro in Cerro; sua è la scultura in argento del Premio San Fiorenzo; suoi gli arredi sacri in bronzo della cappella della materna San Fiorenzo; suoi la statua della Madonna nel tempio dello spirito della chiesa Scalabrini e i crocefissi della Piccola casa della Carità e alla casa Giovanni XXIII; tante sue opere sono esibite in altrettanti musei e collezioni private.

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