
Presidente Christian Fiazza, con la sua elezione corona quello che non ha mai nascosto essere un sogno, guidare il Consiglio comunale. Perché ciò ha rappresentato sempre, per Lei, un’ambizione importante?
“Mio nonno era vigile e ha lasciato il Corpo nel 1978. Me lo ricordo appena, essendo morto quando io avevo da poco compiuto 9 anni nel 1984, ma ricordo bene le parole che mia nonna mi diceva raccontandomi le storie delle notti passate in Consiglio Comunale quale forza pubblica. Rispetto, serietà, responsabilità, sono parole che si associavano spesso, negli anni passati al Consiglio Comunale…e da quando tutto o quasi tutto ciò che è politica ha perso credibilità anche il Consiglio ha perso molta della sua autorevolezza. Non per me e, quantomeno, per i miei 32 colleghi Consiglieri. Questo è il luogo dove i cittadini hanno voluto che tu sedessi per rappresentarli, per portare direttamente la loro voce e per tutelarli. Il Consiglio Comunale e’ lo specchio della Città di Piacenza. Guidarlo significa mettersi a disposizione di Piacenza che è la città che amo, nella quale ho i miei affetti e che non cambierei con nessun altra al mondo. Per me è molto più grande l’onore dell’onere che questo mio primo incarico politico rappresenta”.
Questa “staffetta” storica per Piacenza ha provocato mal di pancia tra le opposizioni che ha parlato apertamente di valzer di poltrone. Ma anche in seno alla maggioranza ci sono state fibrillazioni. Lei come spiegherebbe ai piacentini le ragioni di questo accordo?
“Sinceramente credo che i piacentini che hanno perso il sonno per questa “staffetta” fra me e l’amico Claudio si contano sulle dita di una mano con anche un pollice e un indice di resto. Tre anni fa vi fu un accordo, è vero, ma un accordo che non avrebbe significato nulla se la maggioranza del Consiglio Comunale non avesse avuto la capacità di andare al di là del metodo e guardare al merito. Il Pd da solo non avrebbe potuto eleggere nessuno, e solo grazie a quasi tutte le forze della maggioranza e non solo si è raggiunta la mia elezione. Penso che questo sia stato un bene. Infatti credo profondamente che un Pd autosufficiente sia deleterio per qualunque coalizione di governo”.
Qualcuno la critica per le posizioni che ha assunto nel partito negli ultimi anni. Prima con la cosiddetta componente bersaniana, oggi in minoranza. Ora con il nuovo Pd del corso di Renzi. Insomma, Lei con chi sta?
“Grazie. Finalmente la domanda che attendevo da più di un anno. Sto con il Partito Democratico. Troppo facile dire così vero?, vede alcuni fecero circolare la voce, quando decisi di “abbandonare i Bersaniani” che avevo “tradito”… tradito chi?, Bersani?, ma Bersani non è il Pd, come non lo è Renzi. Il Pd, per chi ci crede, è un ideale, quello di un Partito riformista che guarda la società con coraggio e responsabilità e cresce puntando tutto sul concetto di meritocrazia. Sa, avrei voluto dire queste cose a quelle persone che mi accusavano di tradimento, ma sfortunatamente salvo qualche Amico che mi chiese le motivazioni, nessuno di quelli mi hanno mai domandato il motivo della mia scelta. Il problema sta a monte. Consiste cioè nel fatto che la minoranza attuale del Partito vive da anni di una sorta di procedimento di auto-riciclo per il quale non esiste alcun progetto di formazione di nuova classe dirigente perché questa, se ci fosse, prima che una risorsa, verrebbe vista come un pericolo alle singole posizioni di garanzia personali. Non credo che queste mie parole siano gettate al vento perché sono i fatti che me lo confermano. Si guardi intorno…quanti giovani ed ex giovani provenienti dalla componente “Bersaniana” tra i 20 e i 50 anni hanno oggi posizioni politiche di responsabilità a Piacenza? (e si che governa tutto o quasi il Pd e Renzi è sulla breccia da solo un paio d’anni)… Potrei farle nomi e cognomi di semplici iscritti o di ex-consiglieri comunali molto preparati che non hanno mai avuto anche solo l’opportunità di dimostrare quanto valevano perché era necessario attendere “il proprio turno”. Qui sta il punto…onestamente mi ero stancato di attendere un turno che sarebbe giunto non quando me lo meritavo, ma quando qualche d’uno lo avesse lasciato per sfinimento. Oggi vedo una maggioranza Pd che può commettere errori, ma che però crede fermamente nel concetto di Squadra e nel ricambio generazionale oltre alla necessità di formare la classe dirigente di questa Città per i prossimi vent’anni; quella classe dirigente che sostituirà presto gente come me, Piroli, Pascai, Cugini, Buscarini, Tarasconi, Molinari, ecc. Una maggioranza che non vede il futuro come una rischiosa variabile per minacciare lo status quo, ma una straordinaria opportunità per migliorare le cose e della quale io faccio parte con convinzione”.
Non crede che con questa disaffezione regnante nei confronti della politica abbia fatto perdere appeal anche alle istituzioni come sono i Consigli comunali?
“No, non lo credo. Credo anzi che il Consiglio Comunale rimanga (oltre alla Regione che però sino a qualche anno fa si è sempre dimostrata per Piacenza molto più lontana della distanza chilometrica che divide il Palazzo della regione da Piazza Cavalli) l’ultima isola di vera democrazia rappresentativa. Mi spiego: abbiamo dei parlamentari e senatori inseriti in un listone e dunque nominati dall’alto; dei parlamentari europei con circoscrizioni comprendenti due o tre regioni che probabilmente non sanno neppure se Piacenza si trova in Emilia o in Lombardia; le Provincie stanno esalando i loro ultimi respiri. Oggi il cittadino può dare la sua preferenza ormai quasi solo per il consigliere del suo comune e questo, se da un lato è demoralizzante per la democrazia rappresentativa, dall’altro deve responsabilizzare molto i consiglieri dal più piccolo comune come Zerba, a quello di Piacenza”.
Oggi lei ritiene che sia ancora il Consiglio comunale il luogo dove si concretizzano le scelte migliori per la città oppure l’aula ha un po’ abdicato?
“Senza alcun dubbio rimane il Consiglio Comunale. Con una correzione ormai necessaria perché quanto più l’aula aprirà le proprie porte alla Città tanto più sarà rappresentativa di Piacenza e quanto più sarà rappresentativa, tanto più ritornerà ad essere il luogo delle vere scelte di e per Piacenza. Parafrasando un grande invito detto da un illuminato uomo politico degli anni 80′ “Piacentini venite e cambiateci”!”
Come interpreterà il suo ruolo di garanzia?
“Appena eletto, dopo aver ringraziato i Colleghi Consiglieri per la fiducia, ho detto subito che speravo che la maggioranza si sarebbe ben presto lamentata della mia scarsa imparzialità e lo confermo. Il ruolo deve essere condotto in maniera super partes, ma con un doveroso accorgimento e cioè una sorta di favor minoris, vale a dire che quando mi troverò a dover assumere una decisione in piena indipendenza e responsabilità, nel dubbio, la assumerò a favore delle minoranze che come tali necessitano di maggior tutele istituzionali”.
E’ Presidente, ma come dicevamo è anche un autorevole esponente del Pd. Tra due anni si vota per il Comune e, stando alle indiscrezioni, Dosi si ricandiderà per guidare Palazzo Mercanti. Captando i sentori della gente, quello del sindaco e della sua giunta è stato finora un operato in chiaroscuro. Cosa rimarrà al termine di questo mandato? Quali passi in avanti ha fatto la città? Come giudica questa amministrazione?
“Che cosa rimarrà lo sapremo tra due anni perché solo allora avremo il quadro generale del tanto lavoro che si sta compiendo dal 2012 e che trovera’ compimento nei prossimi mesi. Per quanto riguarda invece il mio giudizio su questa Amministrazione credo che lei non voglia un giudizio “sull’Amministrazione”, ma un giudizio sul Sindaco. Ebbene eccolo. È un buon Sindaco. Non è Reggi… e questo lo dico perché è tempo che questa città e la sua politica si liberino del ricordo del Sindaco Roberto Reggi. Un ricordo incisivo per chi è venuto dopo di lui sebbene Roberto si sia e stia prodigato per aiutare l’Amministrazione dal nuovo ed importante ruolo che riveste. Credo davvero che Paolo sia l’uomo giusto in questo tempo tormentato e obbligato a fare i conti con tanti vincoli economici imposti dall’alto. La sua capacità di affrontare queste sfide, meno eclatanti di quelle del suo predecessore, ma molto più logoranti; la sua pervicacia nel mettersi in ascolto di tutti; la sua forza tranquilla…queste sono qualità essenziali in questo tempo per il Sindaco di Piacenza”.
Per il centrosinistra sarà un percorso liscio conquistare per la quarta volta consecutiva il Comune? C’è qualcosa che teme (fuoco amico, riassetto delle opposizioni, minacce populiste)
“Nella vita nulla è certo e in politica, dove le passioni sono amplificate, nulla è scontato. Oggi non è tempo di predire ciò che accadrà o non accadrà tra due anni. Ciò che sarà dipenderà in buona parte da quello che questa Amministrazione riuscirà a concretizzare nel tempo che ci divide dalla primavera del 2017. Però’ se vuole sapere una ricetta per non temere nulla di tutto ciò che mi ha citato non faccio fatica a dirgliela: lavoro, lavoro e lavoro”.




