
e, a destra, il sindaco Dosi
Nemmeno agosto resta immune dalla polemica politica. Se giugno e luglio sono stati mesi animati dalle drammatiche svolte intorno a quel ginepraio della Fondazione di Piacenza e Vigevano (la cui vicenda promette un settembre di nuovo rovente), il mese estivo delle vacanze per eccellenza, quando per la verità un po’ tutti sotterrano l’ascia di guerra, ci consegna sul piatto d’argento una querelle casereccia e popolare: ci ha infatti pensato la festa del Pd, prevista per fine agosto inizio settembre, a mettere in moto i soliti infaticabili scribacchini di casa nostra.
L’antefatto. Per la prima volta nella sua storia la festa del PD sbarca nientemeno che in Piazza Cavalli dopo gli anni al bastione di Porta Borghetto e alla coop di Sant’Antonio. Una scelta se vogliamo audace, quella di portare dibattiti politici e stand gastronomici sotto le volte del Gotico, che ha scatenato l’insurrezione dell’opposizione di centrodestra e del Movimento 5 Stelle, ma anche – va detto – di una piccola parte un po’ conservatrice del Pd stesso. Partorita dal segretario cittadino Paolo Sckokai e avallata dal resto dell’esecutivo, l’idea di organizzare la festa democratica (per molti ancora identificata come la Festa dell’Unità) nella piazza simbolo della città rispondeva a un duplice requisito: quello del risparmio economico e quello di continuare a sostenere il rilancio del centro storico partendo dal cuore, quella piazza che l’amministrazione comunale ha nei suoi intenti di renderla più viva possibile con iniziative e concessioni.
E’ vero che in passato i cavalli del Mochi hanno assistito tantissime volte a comizi di politici più o meno blasonati (nel 2007 per le Comunali fece “doppietta” perfino Berlusconi), ma mai si era tenuta una festa di partito con tutto quel contorno di musica, spiedini e patatine fritte. E dunque a molti – forse anche un po’ invidiosi per non averci pensato prima – non è andata giù questa flebo del centro così marcatamente politica ed hanno iniziato a sparare ad alzo zero. Non si è tirato indietro nessuno: Fratelli d’Italia, Forza Italia, la Lega Nord, il Movimento 5 Stelle, lista Sveglia. Sono così state tirate in ballo le ragioni di opportunità politica che non hanno risparmiato l’amministrazione comunale, rea di aver spalleggiato l’evento con una collaborazione secondo alcuni vietata dal regolamento comunale; ma anche quelle di natura regolamentare: manca un regolamento di utilizzo della piazza e secondo alcuni la delibera di giunta conterrebbe “violazioni a gogo”. E dire che gli organizzatori del Pd li avevano tutti invitati ai dibattiti di quel weekend lungo e forse non si aspettavano così tanto baccano. Nei giorni scorsi si è scomodato perfino il sindaco Paolo Dosi.
“Non c’è discrepanza alcuna tra la concessione di piazza Cavalli per la festa del Partito Democratico e quanto previsto dal Regolamento comunale che disciplina la materia” ha precisato il sindaco. “Innanzitutto vorrei precisare che alla manifestazione non è stato dato il patrocinio dell’Amministrazione, in conformità all’articolo 3 del citato Regolamento che include appunto, tra le iniziative non patrocinabili, gli eventi a carattere politico promossi da partiti o movimenti. Ben diversa è la collaborazione, tant’è che se ricorre una delle due fattispecie, si esclude l’altra. Come riportato chiaramente anche nella scheda informativa pubblicata sul sito web del Comune, la collaborazione richiede sempre una delibera di Giunta e viene concessa per iniziative coerenti con i princìpi e le finalità istituzionali delineate nello Statuto dell’ente. Presupposti che paiono evidenti per la Festa dell’Unità – ha aggiunto Dosi – si connota tradizionalmente come una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza, nella quale si intrecciano aspetti di convivialità e intrattenimento, confronto e dibattito che costituiscono un forte elemento di aggregazione, in grado di coinvolgere un pubblico ampio ed eterogeneo”.
“L’uso di piazza Cavalli, nel caso specifico – ha concluso il sindaco – non confligge neppure con l’articolo 15 del Regolamento per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, consentito per manifestazioni culturali, sportive, di solidarietà, scolastiche, politiche e patriottiche, nonché di promozione commerciale, organizzate, autorizzate o patrocinate dal Comune. Ricordo infine che è previsto sia il pagamento del canone per l’occupazione di suolo pubblico, sia il versamento di un idoneo deposito cauzionale, come sancito anche nel verbale della conferenza dei servizi del 21 luglio scorso, che è parte integrante della delibera di collaborazione, in cui non si ravvede nessuna contrarietà alla normativa comunale”.
Dopo il botta e risposta in questi giorni sembra essere tornata la quiete. Basterà ora attendere il prossimo 28 agosto, giorno di inizio della festa (si concluderà il 2 settembre), per capire da che parte avranno deciso di stare i piacentini. Una cosa è certa però. Il Pd voleva risparmiare e almeno in fatto di pubblicità la missione è stata decisamente compiuta. Gratis.




