
“Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore, avranno la guerra”. Ha mutuato una lugubre frase di Winston Churchill, il consigliere comunale del Pd Federico Sichel, per dissotterrare l’ascia di guerra nei confronti della giunta Dosi. Un post su facebook, seguito da una scia polemica e da alcuni rimbrotti (come ad esempio dal consigliere regionale Katia Tarasconi, “ricordati che sei un consigliere comunale”), che lascia pochi dubbi sul riacutizzarsi di nuovi dissidi interni al Pd e alla maggioranza. Il fronte caldo è ancora quello del tribolato bando per l’illuminazione pubblica, oggetto di due nervosissime riunioni di maggioranza che si sono tenute lunedì e martedì in Municipio. L’obiettivo era trattare per individuare una azione comune dopo le divergenze di queste settimane. A giudicare dall’epilogo non è stato così. Dopo aver riflettuto l’amministrazione si sarebbe detta anche disponibile a optare per una soluzione alternativa a quella di Enel Sole (30 milioni di euro in 15 anni), così come ha sempre chiesto Sichel, a patto di non vedersi rinfacciato il compromesso e di cicatrizzare una volta per tutte la ferita. Pare invece che Sichel – entrato in Consiglio da pochissimo ma già in grado di meritarsi a pieno titolo l’appello di leader dei frondisti – abbia comunicato la sua indisponibilità a fare alcuno sconto. Reazione per certi versi inaspettata che ha visto di nuova l’esecutivo chiudersi a riccio e ragionare in questi termini: “Se le cose stanno così, ogni mediazione è inutile: allora torniamo sull’ipotesi originaria, quella di Enel Sole”. Risultato: Sichel si alza, augura a tutti un buon lavoro e se ne va. Anche il collega Stefano Perrucci, anch’egli nell’ala critica, pare non aver mandato messaggi distensivi. Per ora nessuno commenta e le diplomazie sono ancora al lavoro per cercare di evitare quello che sempre più pare inevitabile: uno scontro al calor bianco in aula. E tra pochi giorni l’antipasto – quando in Consiglio sbarcherà la pratica Iren – darà molte indicazioni sullo stato di salute della maggioranza.




