di Elena Caminati – Martina, Francesco, Nora, Davide, Kone e Abdoul sono una famiglia. Una famiglia allargata, s’intende, ma pur sempre una famiglia, nel senso che vivono sotto lo stesso tetto e condividono lo stesso percorso. Hanno deciso di aderire al progetto della Caritas diocesana di famiglia in comunità; da gennaio vivono a Cadeo, in un casa alle porte del paese, dove condividono i momenti comuni e dove ognuno porta qualcosa di sé e della propria esperienza di vita e di formazione.
Martina, Francesco e la piccola Nora, sono una famiglia nella famiglia. Genovese lei, di Codogno lui, si conoscono da piu di 10 anni, nel 2014 si sono sposati. Un anno fa è nata Nora. Martina, 24 anni, rappresenta la parte sociale del progetto della Caritas: sta studiando scienze dell’educazione e ha il compito di progettare il percorso con un occhio esperto alla parte educativa.
“Io mi occupo della parte sociale – spiega Martina – devo pensare e progettare tutte le attività di questo percorso con un occhio critico e clinico alla parte educativa. Devo pormi in ascolto, tenere un ruolo da coinquilina, collega, amica anche sorella, promuovendo la capacità di pensare al proprio futuro e al lavoro con un certo tipo di etica”.
Il progetto è stato ribattezzato dagli stessi ragazzi rAccolti, coltivatori d’incontri; nel senso che si raccolgono i prodotti della terra che hanno a disposizione per coltivare, ma anche le relazioni che si creano stando a contatto ogni giorno gli uni agli altri. “Raccolti – spiega Martina – perchè il raccolto è quello che si raccoglie dalla terra, raccolti perchè significa anche stare vicini, accolti nel senso di accogliere se stessi e l’altro. Il sottotitolo è Coltivatori d’incontri, perchè l’incontro è il nostro obiettivo principale”.
Una scelta non comune, inusuale, che Martina e Francesco hanno scelto comunque in modo consapevole, anche se con un pò di incoscienza. “Siamo un po’ incoscienti – dice con il sorriso – cercavamo una situazione di vita condivisa e questa proposta è caduta dal cielo nel senso che, dopo la gravidanza, dovevo capire se cercare un lavoro e mettere Nora all’asilo, questo mi permette di lavorare da casa, di tenere la bimba con me e farla crescere in un ambiente molto bello”.
Un ritorno alla vita di cortile, quando questo luogo, soprattutto nelle case di campagna, raccoglieva storie di vita da condividere e da rivivere. Una realtà ben lontana da quello che oggi sono i condomini, dove ognuno tiene gelosamente stretto il suo pezzo di vita.
“Ci siamo sentiti molto accolti, tutti ci fanno domande per curiosità, ci passano a trovare, facciamo le feste insieme e le merende accoglienti una volta ogni due mesi. E’ una riscoperta della sana vita di paese che ogni tanto ci vuole. Ritroviamo la vita di cortile, semplice e bella come una volta”.
Per Martina questi primi mesi di vita in comunità sono serviti a responsabilizzarsi, a mettersi sempre in gioco, sulla vita da mamma ma anche sulla vita di coppia. Nulla, in questo modo è scontato.
“Non è difficile, ma si è sempre messi in gioco, ogni secondo si sente la responsabilità di andare incontro all’altro. Ci si sente costantemente in gioco, nulla è per scontato, questo è molto bello. Aiuta anche a rimanere vigili nella vita di coppia e di mamma. Ci si fa molte domande, ci si confronta ogni giorno e si cerca di non dare nulla per scontato. Questa cosa mi piace molto”.
Insieme a Martina Francesco e Nora, vivono anche Davide, Abdoul del Senagal e Kone della Costa d’Avorio. Ognuno di loro porta una specificità dentro alla famiglia allargata.
Kone, arrivato in italia nel 2014, sa fare un po’ di tutto, in casa è il jolly della situazione. Sta frequentando un corso per magazziniere e frequenta la scuola per ottenere la licenza media. Francesco, 34 anni, lavora in città, è spesso fuori casa.
Il passo che ha deciso di compiere con Martina e Nora la definisce coraggiosa ma anche necessaria. Davide, 32 anni, con un passato da pallavolista, in famiglia si occupa del settore agricolo.
E la famiglia in comunità vive proprio delle professionalità e dell’impegno di questi ragazzi.
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