di Elena Caminati – Le buone notizie attirano sempre poco l’attenzione dei lettori, la sfida che un buon giornalista deve saper cogliere e vincere è renderle accattivanti e proporle al pubblico.
In sostanza la domanda è: come rendere le good news notizie?
Non è un ossimoro, perché oggi le news che fanno notizia sono sempre più collegate alla cronaca nera, a fatti eclatanti che colpiscono l’opinione pubblica. Esistono anche buone notizie, storie di un’Italia controcorrente, di un’Italia che ha voglia di positività.
Così il giornalista piacentino

ha intitolato il suo ultimo libro nato da un blog collegato al Corriere della Sera. La presentazione è avvenuto alla sede degli Amici dell’Arte dove Schiavi è stato accolto da un pubblico davvero numeroso.
Oggi i giornalisti hanno perso il gusto di scendere in strada per cercare le notizie, spesso le cosiddette fonti istituzionali le notizie le confezionano pronte per essere pubblicate. In realtà se si va in giro, l’Italia è piena di storie di gente comune da raccontare. “Buone Notizie – spiega Schiavi – è un modo per rompere i luoghi comuni, per cercare le notizie invisibili ma che innervano il nostro paese.
Quelle notizie fatte di persone semplici, umili, che mettono gli altri al centro delle loro vite. E’ anche un modo per spingere il giornalismo nelle strade, nel territorio. E’ un libro che ho scritto – continua – per l’intera società, quella minuta, la spina dorsale del paese.
Il nostro mestiere è riprendere un modo di camminare proprio dei palombari sociali; dobbiamo andare in immersione per far venire fuori ciò che di buono c’è”.
Schiavi è tornato anche sul tema Expo 2015, sulle opportunità per il nostro territorio, sulle aspettative che in molti nutrono da questo evento e sulle ricadute che potrà avere su Piacenza.
“In realtà – confessa – vivo con sofferenza il ruolo di Piacenza in Expo che in questo caso non è Primogenita, ma anzi sembra più una dama di compagnia. Questo non è giusto, ma i primi che devono reagire sono proprio i piacentini consapevoli della loro forza e di ciò che la città può offrire. Ci sono forti situazioni di sofferenza in questo periodo – prosegue Schiavi – ma occorre reagire anche alla sudditanza che ci ha da sempre legati alla gemella Parma che non se la passa per nulla bene. Insomma Piacenza c’è, esiste, ma bisogna superare le differenze”.
Poi tornando ad Expo “certo se poi Piacenza avesse un treno veloce – è l’auspicio di Schiavi – e una metro leggera che la colleghi a Milano in mezz’ora, decollerebbe per un boom incredibile”.




