Emergenza idrica, la diga è la soluzione?

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Ci risiamo. Torna in auge, ciclicamente ormai, il continuo, estenuamente confronto tra due modi di intendere lo sviluppo: da una parte gli “sviluppisti”, dall’altra i valorizzatori dell’esistente (esistente inteso come risorsa ambientale). Si è riaccesa, infatti, la vecchia polemica: diga sì o diga no, stavolta nel territorio della Val Nure. Fedeli all’idea antica dell’imbrigliamento delle acque sono gli agricoltori, naturalmente gli industriali, il Consorzio di Bonifica, Iren, coloro che in qualche misura sono convinti che il Pil non si ferma a contemplare il panorama. Contrari naturalmente gli ambientalisti e molti abitanti del territorio. La miccia stavolta è stata scatenata dal percorso avviato grazie alla firma (nell’aprile scorso) di un protocollo tra il Consorzio di Bonifica e Iren Energia che intende “portare all’individuazione di soluzioni per risolvere il problema dello stoccaggio della risorsa idrica in termini quantitativi e qualitativi”.
Ma è vero che “le dighe sono la soluzione all’emergenza idrica?” si sono chiesti i cittadini della Val Nure nel corso di un incontro pubblico organizzato a metà agosto dal comitato CittadinanzAttiva di Bettola e animato da Fabrizio Binelli di Legambiente. Ci sono otto ipotesi al vaglio, infatti, per la realizzazione della prima diga in Val Nure, con particolare predilezione – secondo indiscrezioni – per la frazione di Olmo, a monte di Bettola. Questo sarebbe il risultato dello studio di prefattibilità della società Geotecna – a cui il Consorzio di Bonifica ha affidato l’indagine – “che segna – secondo i promotori – un’importante tappa nel percorso di individuazione di soluzioni per aumentare la capacità di invaso a servizio del territorio in funzione delle esigenze idropotabili ed irrigue, con annessa produzione di energia rinnovabile”.

Fabrizio Binelli

“In realtà – spiega Fabrizio Binelli – lo studio presentato dal Consorzio Di Bonifica non è stato visto da nessuno, se non dai pochi invitati all’incontro di presentazione. Nemmeno i sindaci della Val Nure erano presenti e non conoscono il documento”.
“Nessuno ci ha ancora spiegato le ragioni per la realizzazione di una diga – aggiunge Mauro Bruzzi di CittadinanzAttiva – Non c’è stata nessuna comunicazione ai cittadini della valle. Noi vogliamo sapere quali sono le esigenze perchè siamo in grado di proporre soluzioni più economiche e meno invasive per il territorio”.
Perchè siete contrari al progetto della diga?
“Non possiamo ancora dirci contrari – risponde Binelli – perchè non esiste un progetto. Noi chiediamo un confronto per discutere e capire come risolvere i problemi che sono stati posti. C’è un problema di natura idropotabile in Val Nure? Non mi pare. Si risolve facendo una diga? Per quando riguarda l’uso idroelettrico, già si sa per certo che in Nure non si possono realizzare impianti per questo scopo se non quelli che sfruttano unicamente delle salite esistenti. E in ogni caso oggi possiamo produrre energia in maniera molto più sostenibile con costi economici ed ambientali ben diversi. L’unica esigenza reale è quella irrigua, a favore dell’agricoltura di pianura, che per come è strutturata è particolarmente idroesigente. Bene, affrontiamo il problema discutendo di soluzioni meno costose, più rapide nella realizzazione, prive di rischi per la popolazione. Ci sono tante ipotesi: il risparmio della risorsa idrica, la distribuzione efficiente dell’acqua, la riduzione delle perdite della rete dei canali (che oggi arriva al 50%), la creazione di mini-invasi a basso impatto ambientale. Mettiamole a confronto, poi si deciderà”.
Chi è che decide?
“E’ questo il punto, l’interrogativo che poniamo, il vero tema della discussione. Prima di presentare un progetto, prima di affrontare un iter amministrativo, bisognerebbe capire se il territorio è d’accordo o non è d’accordo.”
Cosa proponete?
“Innanzitutto sospendiamo l’iter che è stato avviato per il progetto di un invaso. Promuoviamo invece uno studio sull’uso sostenibile dell’acqua del Nure, un po’ come è stato fatto in passato con il Trebbia, per andarne a individuare criticità, costi e soluzioni in ottica, appunto, sostenibile. Quindi avviamo un percorso partecipativo attraverso lo strumento del Contratto di fiume, come previsto dalla normativa europea, tenendo conto delle criticità come siccità e alluvioni. All’interno di questo strumento potremo poi discutere sull’opportunità o meno di fare scelte in ottica idropotabile, irrigua ed energetica ma senza trovarci davanti a un progetto preconfezionato”.

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