Eataly, da Farinetti a Piacenza non solo elogi:
che bacchettate alle nostre incapacità

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Eataly Piacenza aprirà a fine settembre e Oscar Farinetti ha giustamente elogiato diversi nostri prodotti, che in termini di qualità non hanno nulla da invidiare a quelli della vicina Parma e in più di un caso li battono pure, ma il patron della celebre catena alimentare ha detto (e lasciato intendere) anche altre cose, forse non a caso rimaste senza la necessaria sottolineatura nei media locali.
“A Piacenza – ha ricordato Farinetti – avete un’opportunità enorme perchè siete a due passi da Milano, e quindi bisogna convincere chi arriva a Milano a fare un salto qua”: nel dire che l’Expo 2015 è un’occasione (l’ultima?) che il nostro territorio non può assolutamente lasciarsi scappare e nel far chiaramente intendere che Parma ‘si vende’ meglio (molto meglio, ahinoi…) di Piacenza, il numero uno di Eataly ha anche scagliato un potente siluro a politici e direttori di enti e consorzi vari.
Di fatto li ha definiti incapaci – almeno finora – di assicurare a tipicità ed eccellenze locali il sostegno necessario a farle conoscere (quanto abuso della parola ‘marketing territoriale’, mai seguita da svolte davvero vincenti…) a livello nazionale ed internazionale e quindi a farle vendere quanto meriterebbero: “Agli amministratori – ha quasi beffardamente suggerito Farinetti – mi viene da consigliare di copiare dai territori bravi, che ce l’hanno fatta”.
Il modello? Le Langhe, che ogni anno incrementano del 40% il fatturato del turismo, “e che – ha aggiunto l’Oscar nazionale – hanno avuto la fortuna di avere delle grandi persone che se ne sono interessate”.
Come a dire che invece, dalle nostre parti, il livello delle persone non è quello necessario in un contesto sempre più competitivo: uno schiaffone che suona come un ultimo appello a fare sistema e a uscire dalla “logica dell’orticello” che amputa da anni (decenni, verrebbe da dire…) ogni chance di vero scatto in avanti del territorio nonostante i tanti proclami lanciati (da più parti: chi è senza peccato… eccetera) in innumerevoli occasioni.
Una parte dei recenti peggioramenti nei numeri dei disoccupati a Piacenza (dalla quale, non dimentichiamolo, ogni giorno partono migliaia di pendolari che altrimenti ne ingrosserebbero le fila) nasce da questo, per cui molti sperano che Eataly Piacenza possa dar lavoro a tanti piacentini (qualcuno parla di una cinquantina, i più ottimisti “sparano” un centinaio): una domanda, però, sorge spontanea.
E’ vero – come ricorda Farinetti – che il gap nel costo tra cibo di alta qualità e cibo “qualunque” è tra i più bassi in assoluto, tuttavia la risposta del territorio piacentino ai prezzi (non bassi) di Eataly Piacenza è ancora tutta da vedere.
Oltre ai quattro ristoranti interni (vegetariano, salumi e formaggi, pizza, pasta, carne e pesce), Eataly Piacenza proporrà bar, pasticceria, gelateria e focacceria, vendita di prodotti secchi e freschi e un’area didattica (con corsi di educazione alimentare per i bambini la mattina, corsi gratuiti per i pensionati la sera e corsi a pagamento nel corso della giornata): certo i turisti avranno un motivo in più per fare (o prolungare) una visita nella nostra città (se Eataly ha sfondato in Usa, Giappone, Emirati Arabi Uniti e Turchia, un appetitoso motivo c’è), ma non si può dimenticare il fatto che Piacenza (e le sue valli) si trovano in una delle zone più apprezzate di quella che solo poco tempo fa Forbes – con un ampio reportage dell’inviato David Rosengarten – ha definito la regione “dove si mangia meglio nel mondo”.
Abituati ad essere serviti tanto e bene per circa 30 euro, quanto saranno disposti i piacentini ad abbandonare i loro “vizi” culinari per il nuovo parco enogastronomico?

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