
Ritiro di giunta, terzo anno e con sorpresa. Location 2025
Morfasso, Alta Val d’Arda. Se il bilancio della tre giorni presenta
un lungo elenco di cose da fare (in tempi brevi, due anni soltanto),
appare all’orizzonte una certa tensione politica emersa domenica
tra i consiglieri di maggioranza saliti a Morfasso (segnalate
assenze) per il confronto con gli assessori protagonisti del ritiro.
Da Morfasso la giunta Tarasconi esce sotto esame.
A parte i contenuti elencati nell’agenda operativa che sindaco e
assessori intendono sviluppare nei prossimi mesi, l’attenzione è
concentrata su un problema politico: la coesione interna della
coalizione (se così si può dire).
I malumori – già emersi in varie circostanze – escono allo
scoperto. Il tema di oggi non riguarda più solo la richiesta di una
maggiore comunicazione interna e il rapporto tra esecutivo e
consiglieri di maggioranza, ma sembra avere a che fare con
l’operatività stessa della giunta e i risultati concreti portati a casa
sulle partite (tante) ancora aperte.
A Morfasso ha dato voce agli allarmi – come riferito da Libertà –
il consigliere Stefano Perrucci che ha sollecitato un maggiore
attivismo e la necessità di concentrarsi su progetti importanti da
qui alla fine del mandato che scade nel 2027. Come dire …
compagni, così non va, o ci si da una mossa altrimenti…
Con il messaggio il consigliere si è assunto un ruolo scomodo:
dare una strigliata alla giunta e invitarla ad aprire una finestrella,
uno spiraglio anche sugli umori che serpeggiano (non positivi)
sull’efficacia dell’azione amministrativa fino a questo momento.
Un invito che potrebbe non essere solo frutto del sentire personale
di chi l’ha esposto. Appare dall’esterno come la traduzione di
valutazioni che serpeggiano anche nel partito di riferimento, il Pd.
Le parole del consigliere invitano a spostare l’attenzione
sull’elettorato che ha sostenuto l’amministrazione. È come se
venisse esplicitato il timore che sia presente in larghe fette
dell’area politica di riferimento molto distacco e disaffezione nei
confronti dell’amministrazione sostenuta e votata solo due anni fa.
Il ritiro di Morfasso potrebbe essere considerato – a giudicare dal
tema politico emerso nell’ultima giornata – una specie di esame di
metà mandato. Valutazione avvalorata dalla presenza dei nuovi
dirigenti dello stesso Pd nelle figure del segretario provinciale
Massimiliano Gobbi e della segretaria cittadina Michela Cucchetti.
È anche per questo che la trama scritta a Morfasso, oltre
all’elencazione delle priorità programmatiche su cui si dovrà
lavorare nel tempo che resta, appare anche una sessione molto
caratterizzata politicamente. E in questi due anni di attività è la
prima volta.
Va ricordato a questo proposito che la coalizione di maggioranza
ai nastri di partenza presentava rapporti di forza interni nuovi
rispetto alle formule già conosciute e sperimentate in precedenza.
Infatti per la prima volta il partito maggiore della coalizione, il Pd,
in consiglio ha portato otto consiglieri, lo stesso numero del
gruppo espressione della lista “Katia Tarasconi Lista civica per
Piacenza” oltre a un altro gruppo civico, “Piacenza coraggiosa
ecologista solidale”. Una pluralità di “sentire politici”, se non di
liste, che già alcuni mesi fa si è manifestata con il distacco della
consigliera Claudia Gnocchi uscita dalla civica espressione della
sindaca per formare il gruppo misto pur restando nella
maggioranza.
Spesso le divisioni politiche non prendono forma solamente su
personalismi o ambizioni personali ma su scelte, su valutazioni di
azioni che, nella fase della realizzazione, aprono spazi per
sfumature e valutazioni diverse.
La domanda quindi è: dopo Morfasso, potrebbe aprirsi un
problema politico per la giunta? Se sì perché ora? Forse possono
esistere più d’una interpretazione.
Una di queste è più che plausibile. E riguarda il rapporto tra il
tempo trascorso (e quello restante) e l’operatività reale della
giunta. Come dire che il tempo preme sulle spalle, corre e galoppa
mentre l’attività concreta risulta troppo ridotta rispetto alle tabelle
di marcia che erano state immaginate alla partenza.
Se lentezza c’è stata si è determinata anche da alcuni intoppi sul
percorso che hanno portato a rallentare non poco la realizzazione
di alcuni progetti cruciali. Con il risultato che l’azione
amministrativa è risultata all’esterno poco dirompente, poco
incisiva. Azione caratterizzata – di volta in volta sui temi caldi in
attesa di risposte – più da enunciazioni e racconto di intenzioni,
meno da risposte concrete e soprattutto visibili.
Di situazioni critiche ancora senza una strada definita ce ne sono
tante. È probabile che le nuvole che si sono formate sul ritiro di
Morfasso scendano fino alla città senza dissolversi. Lo si vedrà in
queste prime settimane del dopo ritiro. Considerato che in questi
giorni arriverà al pettine un nodo – grosso come una piazza – che
per l’amministrazione ha rappresentato e rappresenta un ostacolo
di grandi dimensioni: la vicenda di Cittadella che, per la seconda
volta nell’arco di un anno, investe ancora la sfera giudiziaria.
Una fase delicata. Un tema su cui si potrebbe aprire uno scenario
non previsto con la necessità di cambiare programmi, progetti e
delineare nuovi scenari. Prospettiva che avrebbe bisogno di tempi
molto lunghi. Tempi che mancano per riuscire a dimenticare
un’area che si presenta come una ferita aperta.
Soluzione non facile. Viste le difficoltà incontrate nel corso di
questi due anni nella realizzazione del parcheggio sotterraneo in
piazza Cittadella che è stato uno dei più importanti progetti che la
giunta si era data fin dall’inizio. L’area per ora offre alla città solo
la visione desolante di un cantiere fermo. Intorno ad esso
echeggiano ancora le polemiche che hanno coinvolto sia il taglio
degli alberi sia l’abbattimento della vecchia autostazione degli
autobus. Un progetto indiscutibilmente molto avvolto nelle nebbie
riguardo al futuro.
Il richiamo di Perrucci potrebbe essere inteso in questa chiave
tanto più che all’appello mancano diverse partite che si trascinano
da anni.




