Don Antonio Mazzi è pieno di energia e di grinta, la stessa che serve a chi deve usarla in campo, come i giocatori di volley o di basket. Don Mazzi – fondatore della comunità Exodus per aiutare i giovani che soffrono di dipendenze – è passato di recente a Piacenza, in casa Bakery, per una nuova collaborazione: il logo di Exodus comparirà sulle maglie da gioco di Bakery Basket e Bakery Volley. Il sostegno alla Fondazione Exodus si concretizzerà in vari modi – come ha spiegato il presidente di Bakery, Marco Beccari, – dalla fornitura di pane alle iniziative organizzate dalle squadre di pallavolo e basket, tra cui la festa di Natale e un’amichevole con una squadra importante, il cui ricavato andrà a favore dei 40 centri che don Mazzi gestisce in tutta Italia. “Il logo di Exodus sulle maglie significa timbrare un passaggio importantissimo per chi fa sport: dare un contributo concreto al sociale” spiega Beccari, e su don Mazzi aggiunge: “è una persona incredibile, è l’impegno sociale per definizione, lo dimostra quello che sta facendo”. La collaborazione tra Bakery ed Exodus, secondo Beccari è: “un passaggio naturale e obbligato, che ci dà grande felicità e grande entusiasmo”. Parole d’elogio all’iniziativa anche dalla Lega nazionale di pallacanestro che, per bocca del suo esponente Luca Corsolini, definisce l’accordo “un orgoglio per tutto il movimento del basket”. Don Mazzi – nato 85 anni fa a Verona – rimasto orfano da bambino, visse da vicino, nel 1951, il dramma del Polesine, esperienza che lo segnò profondamente: le difficoltà, il fango e i volti dei bambini rimasti soli in quella parte di Veneto allora poverissima, lo spinsero a scegliere la strada religiosa. Tra il 1962 e il 1965 frequenta corsi di specializzazione in psicologia e psicopedagogia, a Roma e Milano, dove più tardi nascerà Exodus. Oggi la Fondazione Exodus coinvolge più di ventimila ragazzi e, oltre ai 40 centri italiani, è presente in 7 paesi del sud del mondo, anche con associazioni affiliate, come Educatori senza frontiere, l’Università della famiglia, le Cooperative e Tremenda Edizioni. Don Mazzi, Exodus oggi si occupa anche del recupero dei giovani che stanno terminando di scontare la loro pena. Fra poche settimane da voi arriverà anche Fabrizio Corona. “Ho dedicato la mia vita ai disperati perché io stesso sono stato un disperato. Bocciato a scuola, senza un padre, non avrei mai pensato, allora, di fare il prete”. Negli anni ’50 ha lavorato per la Città dei ragazzi e da lì ha capito che la sua strada era quella di aiutare chi è in difficoltà. In che modo? “Non con una serie di regole ma creando rapporti di stima profonda, responsabilizzando. Odio le regole perché non hanno mai educato nessuno. E’ attraverso la stima e la fiducia che si educano le persone. Meno regole e più testimonianze”. Com’è riuscito ad aiutare giovani, anche assai problematici, senza le regole? “Se non ti credono, puoi dare tutte le regole che vuoi ma non capiranno mai. Vivo con loro, mangio con loro, non dormo a casa mia. Quando devo urlare urlo, quando devo piangere piango. Dico ai genitori: prima bisogna essere genitori e quando un padre è padre non c’è bisogno di urlare con il figlio”. Nel 1979 la nascita di Exodus, per il recupero dei tossicodipendenti. “Nella società di oggi bisogna che convinciamo i nostri giovani a non buttar via la loro giovinezza. I nostri giovani si devono divertire e vivere la loro giovinezza in modo positivo”. Tutti possono avere però dei momenti di scoramento. “Ho voluto affrontare anche i casi impossibili. Sono sofferenze inaudite e io più che un prete mi sento un padre e quando hai questo tipo di rapporto e un figlio ti tradisce, allora stai male. È necessario però trasformare il dispiacere nella tappa di un percorso. Quando uno si deprime non ha capito niente: se le cose sono difficili si può anche sbagliare. Dall’alto della sua esperienza, che consiglio si sente di dare ai giovani? “Non bruciate la vostra adolescenza: riempitela di sogni”.




