di Elena Caminati – Francesco De Gregori lo cantava nel 1978, in una di quelle canzoni destinate a diventare un’icona della musica italiana. Chi avrebbe mai pensato che un’espressione così immediata come “i cinque figli venuti al mondo come conigli”, potesse essere utilizzata anche da Papa Francesco. La frase “i cattolici non si riproducano come conigli” ha fatto il giro del mondo, i media l’hanno presa come manna dal cielo, anche se il Papa non è nuovo ad espressioni di questo tipo, schiettamente vere, immediatamente immaginabili che arrivano a spezzare addirittura il Vaticano. In realtà dietro c’è un discorso ben più profondo che una semplice similitudine, il concetto della paternità e della maternità responsabili a cui Papa Bergoglio faceva riferimento, nel suo viaggio di ritorno dalle Filippine. Abbiamo chiesto un commento a Don Giancarlo Conte undicesimo di 14 figli, 84 anni, un uomo di chiesa con 60 anni di sacerdozio, un traguardo che ha festeggiato a Roma celebrando la messa in Santa Marta a fianco del Santo Padre.
“Il Papa è partito da un fatto – ha spiegato Don Conte – ha incontrato una mamma incinta dell’ottavo figlio, con alle spalle sette cesarei. Le ha chiesto “vuoi rendere orfani i tuoi figli?” riprendendola bonariamente. La chiesa – prosegue – in realtà parla da tempo di maternità e paternità responsabili. Io ho sempre sostenuto che figlio unico è un macello, due un disastro, la famiglia completa è formata da tre figli. Il Papa dice la stessa cosa e per questo ho trovato un po’ di gioia”.
Affermazioni forti quelle di Papa Francesco, che potrebbero offendere una parte di cristiani?
“Tutto parte da come si vede il cuore di chi parla – risponde Don Conte – cosa ha in mente il Santo Padre quando pronuncia queste parole? Citando l’esempio dei tre figli il Papa sa che l’umanità si mantiene proprio quando ci sono determinate condizioni. Se non ci saranno abbastanza nascite, domani la popolazione più anziana non avrà la pensione. Inoltre il Papa quando cita Paolo VI ricorda che nell’enciclica si esortano i cristiani a non cedere al neomalthusianesimo che considera il male del mondo la crescita della popolazione”.
Non potevamo non tornare su un’altra frase che il Papa ha pronunciato in volo verso Manila nel commentare i fatti di Parigi. “chi dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno”, definendo un’aberrazione uccidere in nome di un Dio.
“La libertà non può consentire di offendere il mondo intero, figuriamoci la propria madre, i valori in cui crediamo – commenta il sacerdote – Un pò di ironia ci sta, ma le cose blasfeme e pornografiche no. Credo che la gente non abbia della libertà l’idea di un Dio”.
Comunque la si pensi, Papa Bergoglio ha portato nella chiesa, accusata spesso di non essere al passo coi tempi, lontana dalla realtà, una sferzata di aria nuova, di concretezza e apertura al mondo, quello che Don Conte ha sperato che sempre avvenisse, fin da quando il cardinale Martini istituì la cattedra dei non credenti.
“I non credenti – spiega – sono persone, Gesù morto anche per loro. Che una parte di chiesa si dedichi e loro e che non punti il dito a scoprire e criticare i difetti del mondo, credo sia molto importante. Sogno una chiesa che non abbia sempre il dito puntato, perchè ha tante cose tristi al suo interno. Lo stesso Papa Ratzinger, nel corso di una via Crucis, aveva detto quanta sporcizia in questa Chiesa. Allora – conclude Don Conte – non bisogna puntare il dito su quello che c’è fuori, quando si riconosce che all’interno c’è altrettanta sporcizia”.




