
Dante toccò anche le terre piacentine nel corso del suo lungo e doloroso esilio? Da questo interrogativo è partito il Professore Francesco De Nicola, docente universitario e presidente della Società Dante Alighieri di Genova nel corso della conferenza tenutasi nell’ambito della mostra “tesori danteschi”. Il Professor De Nicola, nel corso della sua disamina, ha tentato di ricostruire, sulla base di pochi documenti certi e delle citazioni all’interno della “Divina Commedia”, il possibile itinerario compiuto da Dante che, partito da Verona, ha raggiunto Sarzana e Castelnuvo di Magra in Lunigiana nel 1306. Lì lo attendeva la famiglia Malaspina per un incarico diplomatico. Precisa e ferma volontà del Professor De Nicola è sfatare ricostruzioni fantasiose e prive di fondamento e appoggiarsi a quanto di più plausibile si può ipotizzare tenendo conto della mentalità, dei costumi e degli usi dell’epoca. L’iniziativa, organizzata nell’ambito della mostra “Tesori Danteschi a Piacenza”, ha visto la partecipazione dell’assessore alla cultura del Comune di Piacenza, Jonathan Papamarenghi, che ha introdotto il prestigioso ospite. Il Professor De Nicola, dopo la presentazione a cura di Roberto Laurenzano, Presidente del Comitato di Piacenza della Scoietà Dante Alighieri, ha dialogato, durante l’incontro, con Massimo Baucia, Conservatore del Fondo Antico della Biblioteca comunale Passerini Landi, dove è custodito il Codice Landiano 190, il più antico manoscritto datato della “Divina Commedia”, fulcro della mostra. Proprio da qui parte la disamina del Professor De Nicola: da quale fonte fu preso il Codice Landiano? Sappiamo che fu copiato a Genova da Antonio da Fermo, su commissione del pavese Beccario Beccaria, podestà della città della lanterna da 1335. Il Professor De Nicola, a proposito dei rapporti del sommo Poeta con la città di Genova, ha ricordato le pesanti invettive contro il capoluogo ligure contenute nella “Divina Commedia”. Non c’erano quindi particolari legami tra Dante e la città genovese; per questo la base di partenza per la copiatura del manoscritto probabilmente non era locale. Per quanto riguarda il viaggio compiuto da Dante verso la Lunigiana, il Professor De Nicola ricorda l’importanza ricoperta nel Medioevo dalle vie fluviali: “nella “Divina Commedia” sono spesso citate località sconosciute site lungo i corsi d’acqua”. “In questa ottica appare verosimile ipotizzare, argomenta il professore, un viaggio di Dante a Parigi, iniziato a Lerici, proseguito lungo la riviera ligure e poi lungo il Rodano”. Da Verona Dante avrebbe invece raggiunto il Po, imbarcandosi a Governolo, alla confluenza con il Mincio. Sceso a Pavia (“uno dei suoi maestri era infatti Saverino Boezio e nella Commedia viene citato San Pietro in Ciel d’Auro dove il filosofo è sepolto”) passando per Piacenza, sarebbe arrivato a Bobbio. “L’abbazia, molto potente a livello economico e faro della cultura moderna, era un passaggio obbligato per arrivare in Liguria da Pavia. La vita medievale era stanziale ma c’era movimento di mercanti, diplomatici e pellegrini”.




