
Erik H. Erikson assimilava l’adolescenza al salto di un trapezista. Secondo lo psicologo
tedesco proprio come un trapezista «ogni giovane, nel bel mezzo
del suo slancio vigoroso, deve abbandonare la salda presa
dell’infanzia e cercare di afferrare un solido appiglio nell’età adulta».
In questo salto l’adolescente non è da solo. Tutto dipende
«dall’attendibilità di coloro da cui si sgancia e di coloro che sono
destinati a riceverlo». Daniele Bruzzone, ordinario di Pedagogia
generale e sociale, sceglie le parole di Erikson per introdurre il
convegno “Adolescenti oggi, la sfida di crescere nel tempo
dell’incertezza”, incentrato su «coloro che si trovano a crescere in
un tempo segnato da profonda incertezza e disagio crescente» e
organizzato nel campus di Piacenza dell’Università Cattolica dal
Dipartimento di Pedagogia della Facoltà di Scienze della
formazione, nell’ambito del suo 40esimo anniversario, in
collaborazione con il Centro studi Contesti, affetti e relazioni
educative (Care) diretto proprio da Bruzzone e con l’Associazione
di Logoterapia e analisi esistenziale frankliana (Alæf), per la
quale interviene la presidente Daniela Pavoncello.
«In questi mesi il Centro studi Care è impegnato con una ricerca sui
preadolescenti e sugli adolescenti che coinvolgerà quasi 800
ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di Piacenza e della
provincia piacentina» racconta il professor Bruzzone. «Abbiamo
ritenuto che fosse importante ragionare anche sul mondo degli adulti
che circondano gli adolescenti e che, spesso, sono fragili e
disorientati non meno di loro. Perché l’adolescenza, lo dice la parola
stessa, rimanda necessariamente all’adultità, quindi non possiamo
parlare dei giovani senza mettere in questione noi stessi».
L’auditorium Gian Carlo Mazzocchi è gremito, di sabato mattina, e
restituisce immediatamente l’idea di un tema di grande interesse,
oltre che di assoluta attualità. «La pandemia e internet non sono la
causa dei disagi degli adolescenti odierni» commenta Matteo
Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione
“Minotauro” di Milano e docente di Psicologia clinica dell'età
evolutiva all’Università Cattolica. «L’emergenza sanitaria ha
esacerbato una sofferenza già esistente nei ragazzi e nelle ragazze,
mentre la diffusione di esperienze di socializzazione e gioco virtuale
non rappresentano, quasi mai, una dipendenza anti evolutiva».
Perché, spiega Lancini, internet e la pandemia «sono gli schermi
dove si proiettano le contraddizioni e le povertà educative di adulti
sempre più fragili, che faticano a identificarsi con le ragioni evolutive
dei propri figli e studenti».
«Quando un adolescente si trova in condizioni sfavorevoli alla
crescita, la sua sofferenza è espressa attraverso segni e sintomi che
riguardano soprattutto il corpo, come i comportamenti autolesivi,
l’autoreclusione, i tentativi di suicidio, i comportamenti alimentari
disturbati, l’uso di sostanze tossiche» spiega Giulia Sagliocco,
psichiatra e psicoterapeuta all’Asl di Napoli. «Un buon ascolto che
cura concede tempi e spazi sufficienti sia ai giovani pazienti che ai
terapeuti, perché dedicarsi alla cura dei giovani significa prevenire il
loro accesso a un circuito psichiatrico cronicizzante, che induce a
trattare il paziente come un meccanismo inceppato da riparare e
che induce inesorabilmente all’inautenticità».
Gli interventi dei relatori si sono alternati a momenti teatrali tratti
dallo spettacolo “Altrove” di Mattia Cabrini con la Compagnia dei
Piccoli di Cremona. «Con questo convegno abbiamo voluto mettere
in luce che l’adolescenza non è solo l'età del disimpegno e del
malessere, come spesso emerge dai fatti di cronaca» racconta
Antonella Arioli, docente di Pedagogia del lavoro educativo e della
formazione all’Università Cattolica, membro del Direttivo
dell’Associazione di Logoterapia e analisi esistenziale frankliana e
direttrice della Scuola di Counselling esistenziale frankliano
promossa dall’Alæf. «L’ adolescenza è una condizione esistenziale
particolarmente connotata dall’ esigenza di trovare un significato
nelle situazioni della vita, di intuire uno scopo per cui valga la pena
impegnarsi». Ciò, tuttavia, non avviene in automatico, e gli adulti in
questo senso rivestono molta importanza. Sono come il solido
appiglio di un trapezista.




