
Il dottor Marco Delledonne, direttore del dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl, fa chiarezza sui malati di coronavirus in isolamento a casa. Anzi, il termine corretto da utilizzare è “permanenza domiciliare fiduciaria” che riguarda alcune tipologie. Chi ha transitato o soggiornato in zone rosse deve segnalarlo al Dipartimento di sanità pubblica e se non garantisce di aver avuto dispositivi di protezione, è necessario attivare la permanenza domiciliare di 14 giorni che decorrono dal giorno in cui c’è stato quel passaggio. Se poi manifestano febbre o sintomi respiratori devono avvisare il Dipartimento di sanità e diventano sospetti di contagio. Vi è poi il caso degli operatori sanitari che sono stati a contatto, senza dispositivi di protezione, con persone infette; per questo hanno l’obbligo di domicilio per 14 giorni. Da casa devono misurarsi la temperatura al mattino e alla sera, stare in isolamento, non effettuare spostamenti e essere raggiungibili al telefono. Le persone che sono risultate positive al tampone ma manifestano sintomi lievi invece, devono osservare il periodo di 14 giorni di sicurezza; questo periodo decorre dal momento in cui sono cessati i sintomi di mal di gola e febbre. A questo punto la persona segnala la propria variazione di stato al Dipartimento di sanità pubblica che dispone di sottoporre la persona a due tamponi da effettuarsi a distanza di 24 ore uno dall’altro. Se entrambi gli esami daranno esito negativo la persona potrà tornare alla vita normale. Per chi deve rientrare al lavoro basterà presentare un certificato di riammissione da parte del medico di famiglia, come si fa per il rientro a scuola. Le persone che convivono con un positivo invece, devono evitare i contatti ravvicinati, indossare la mascherina e tenere la distanza di due metri. A casa il malato deve avere un bagno dedicato, usare asciugamani di carta usa e getta. Se il bagno è uno solo, si deve stare attenti a disinfettare molto bene le superficie promiscue con un gel a base di alcol. Bisogna inoltre lavare la biancheria, gli abiti e le lenzuola a una temperatura di circa 90 gradi, o 60 per gli indumenti più delicati, con normale detersivo e se possibile con candeggina. Per quanto riguarda i locali dove si vive, conclude il dottor Delledonne, si dovrebbe intervenire anche con prodotti a base di cloro dopo il normale lavaggio.
Michela Bassi




