
Nuovo focus sulle comunità immigrate. L’approfondimento di Città Plurale è dedicato ai ghanesi, prima comuità sub-saharania del nostro territorio
Sono circa 1000 i cittadini di origine ghanese residenti a Piacenza e provincia. Si tratta della prima minoranza etnica dell’Africa nera. La comunità ghanese è frammentata, non esiste un’associazione o un’organizzazione di riferimento nel nostro territorio. La maggioranza orbita intorno alle chiese di ispirazione evangelica come la Latter Glory Ministries International (Lgmi). Questa chiesa pentecostale ghanese con ramificazioni nell’intera Africa nera, nel subcontinente americano e in Europa meridionale, si trova in via Passerini. Oltre ai ghanesi, la Lgmi è frequentata da africani anglofoni: nigeriani e gambiani in particolare.
Fondato nel 2012, il luogo di culto sorge in un ex capannone industriale ed è guidato dal pastore ghanese John Bah. “All’inizio, la nostra era una piccola chiesa, il punto di incontro per i nuovi migranti africani, arrivati nel territorio per lavorare nelle industrie agro-alimentari e nella logistica. Una struttura di appoggio, supporto e orientamento”.
Secondo Bah, i ghanesi sono un popolo dotato di un forte senso del dovere e spirito di adattamento:”Sono dei gran lavoratori, raramente si lasciano andare alla delinquenza o all’accattonaggio, è gente con un progetto di vita, con degli obiettivi semplici ma chiari da perseguire, identici a quelli di tanti italiani: lavorare, costruirsi una famiglia, condurre una vita tranquilla”. Più discreti rispetto ai loro esuberanti cugini nigeriani, “Di indole, i ghanesi sono miti e accomodanti. Forse troppo – osserva John Bah-. Talvolta possono risultare poco ambiziosi, pochi proseguono gli studi e in molti si accontentano di trovare un lavoro da operaio o da manovale”.
Esiste una frattura all’interno della comunità ghanese ed è generazionale:”I nostri figli nati e cresciuti a Piacenza non parlano più la nostra lingua d’origine e spesso vivono con insofferenza le usanze dei genitori; sono molto più integrati: fra di loro parlano solo italiano, mangiano italiano, vivono all’italiana”, spiega Steven Aboah, fedele della chiesa e padre di famiglia.
L’avrete notato, i nomi dei ghanesi sono di origine anglosassone poiché il paese è stato una colonia britannica fino al 1957. Più del 70% dei ghanesi è di fede cristiana, in prevalenza evangelica. A Piacenza c’è anche una piccola comunità di cattolici ghanesi che non ha però una parrocchia di riferimento. ”Il ghanese medio – aggiunge Aboah – pensa che tutto dipenda dal Signore, ha un carattere rassegnato e fatalista. Ai giovani ghanesi di Piacenza manca forse una certa “cattiveria” per emergere, tendono invece ad accontentarsi facilmente, a lavorare e a divertirsi”.

Storicamente, l’espatrio verso Piacenza è cominciato alla fine degli anni ’80. La catena migratoria è riferibile alla zona della capitale Accra, e alla regione interna dell’Ashanti. Peter Mensah, 24 anni, è di Kumasi, il capoluogo dell’Ashanti. Arrivato in Italia grazie al “ricongiungimento familiare”, Peter abita con la madre e i fratelli in centro città. Assieme ad altri coetanei di origine ghanesi, tutti residenti in Emilia-Romagna, ha aperto nel 2018 una filiale della Ghana Sports Association, una organizzazione internazionale con sede a Modena legata alla Ghana Footbal Association (la nostra Figc) attiva nella promozione dello sport e nella valorizzazione di nuovi talenti calcistici africani.
“Forse non siamo grandi studiosi ma siamo gente di sport, amiamo fare attività fisica e faticare non ci fa paura”, dice Peter. Ogni anno, nel mese di giugno, l’associazione organizza il “Ghana Sports Festival”, evento a cui partecipano centinaia di giovani atleti africani provenienti da tutta Italia.
Peter lavora nei magazzini di Amazon a Castel San Giovanni ma vuole diventare procuratore sportivo e talent scout nel suo paese di origine. Alla scoperta di campioni in erba, quelli che corrono scalzi dietro a un pallone nei campetti sterrati dell’Africa. ”Per il momento – precisa Peter – faccio da intermediario fra i calciatori che si esibiscono nei nostri tornei e le squadre professioniste. Abbiamo già lanciato qualche talento nelle formazioni giovanili del territorio”.
Osservatore calcistico, organizzatore di eventi e aspirante dirigente sportivo, Peter rappresenta quella gioventù di migranti o di figli di migranti che hanno scelto di non studiare e di inventarsi un lavoro dopo il diploma, gettandosi nella mischia. Non fumano, non bevono, conducono una vita sana, fanno molto sport, vestono alla moda e vanno in discoteca nei week-end.
Una vita felice e tranquilla? Quasi. Peter e i suoi amici che frequentano gli stadi di tutta la provincia, per seguire i calciatori africani, vengono talvolta apostrofati sulle tribune:”I commenti razzisti si sprecano sugli spalti, sia a Piacenza che altrove”.




