Si accettano miracoli. E’ la speranza per un Copra Volley in forte rischio caduta libera dopo la perdita del proprio palleggiatore Valerio Vermiglio. Fu proprio il giocatore siciliano il pezzo pregiato della campagna acquisti estiva targata Ardelia, costruita su un budget rivelatosi poi inesistente, arrivato a Piacenza dopo ampie assicurazioni sulla serieta’ (?) del progetto firmato Kojak-Ruggeri; se va un giocatore talentuoso, ricco di palmares ma anche fortemente controverso nella personalita’ e negli atteggiamenti verso arbitri, pubblico e avversari, piu’ di altri ha sofferto per i ribaltoni societari tentato di fronte alle offerte della Dinamo Kazan per un ritorno in Russia, il suo rendimento ne ha risentito con prestazioni altalenanti e con sempre crescente nervosismo culminate nel commiato al Palabanca contro Milano sfociato in un plateale e polemico “venite a giocare voi…” rivolto alle tribune biancorosse. Ebbene, tocchera’ in effetti a qualcun altro palleggiare per Piacenza tentando di portare a termine in modo dignitoso una stagione a dir poco travagliata e che rischia seriamente di essere un preludio alla mesta chiusura. Radici perde nel giro di un mese l’intera diagonale palleggiatore-opposto, vale a dire l’ossatura vera e propria di qualsiasi squadra di volley, quella che teoricamente dovrebbe portare la quantita’ maggiore di punti negli schemi di attacco e quella che per il Copra era stata l’arma piu’ consistente e positiva ad inizio stagione. L’avevamo scritto: dopo la partenza di Leroux per far quadrare il budget sarebbero state necessarie ancora due cessioni, individuando in Vermiglio, Ostapenko e Mario Junior gli indiziati principali al sacrificio economico per il salvataggio stagionale per la societa’ di Molinaroli, in virtu’ del fatto che nei ruoli di centrale e libero Piacenza ha alternative numeriche sufficienti a terminare la stagione. Ed e’ proprio il terminare la stagione in modo dignitoso l’unico obiettivo ragionevolmente perseguibile per il Copra, parlare passare il turno in Champions o di andare al di la’ di una risicata qualificazione ai play-off diviene esercizio di estrema fantasia e di eccessivo sforzo ottimistico; anche l’ottavo posto diviene difficilmente difendibile in queste condizioni di squadra con soprattutto una coesione tattica e una convinzione di squadra da ricostruire totalmente. Ma e’ quello che avviene fuori dal rettangolo di gioco a preoccupare: di investitori arabi, russi o cinesi non si sente piu’ parlare ne’ se ne vede piu’ l’ombra, la dead-line di fine stagione inizia a materializzarsi sempre piu’ concretamente come un boia sul collo del giustiziato e i recenti segnali di smobilitazione non incoraggiano certo ad intravedere un futuro per una delle squadre piu’ amate e vincenti della storia di Piacenza.




