di Elena Caminati – Oltre ottomila addetti fissi, a cui si aggiungono i duemila stagionali, con un raddoppio negli ultimi dieci anni.
I numeri della logistica piacentina, che comprende anche i poli di Castel San Giovanni e Monticelli, sono decisamente importanti.
Da record, per il nostro territorio, se a questi si aggiungono i 950 mila metri quadrati chiesti da un operatore logistico per l’ipotetico insediamento del colosso cinese del commercio elettronico Alibaba.
“Penso che la logistica sia un’opportunità unica – spiega Cristina Dodici imprenditrice, capo settore logistica per Confindustria Piacenza – negli ultimi anni è stato uno dei pochi settori che ha continuato ad ampliarsi nonostante la crisi. In dieci anni gli occupati sono triplicati passando da 3mila persone dieci anni fa agli 8500 di oggi, con periodi di picco in cui si arriva anche a 10mila addetti. Se consideriamo che Piacenza ha circa 100 mila abitanti, significa che ogni 10 mila abitanti c’è una persona che si occupa di logistica”.
Eppure non da tutti è considerata un’opportunità per lo sviluppo del territorio. Inquinamento atmosferico, occupazione di suolo agricolo, per una logistica che spesso viene marchiata di serie B per l’impiego di facchini e magazzinieri. Per alzare l’asticella della qualità, la prima cosa è puntare sulla formazione degli addetti.
“Piacenza, con la Fondazione ITS, sta puntando fortemente sulla formazione dei ragazzi; il prossimo settembre partirà poprio all’Isii Marconi il corso di cinque anni sulla logistica”. Fino ad oggi ITS Piacenza ha organizzato il corso post diploma, di 2mila ore, per diventare tecnico superiore per l’infomobilità e le strutture logistiche. Attivo dal 2011, lo scorso anno su 20 ragazzi diplomati, 19 hanno trovato lavoro nelle aziende di logistica piacentine, per lo più con la qualifica di tirocinanti molti dei quali trasformati in rapporti di lavoro stabili.
L’età media è di 18/20 anni, in alcuni corsi si incontrano anche over 30.
Delle 2 mila ore in programma 1200 sono di teoria in aula trasversali rispetto alle competenze, 800 di stage in azienda. Classi per lo più maschili, con alcune eccezioni come nel corso partito ad ottobre formato anche 8 ragazze.
Questo tipo di percorso di studio è ancora poco conosciuto, nel senso che ancora troppo spesso viene considerato come ruota di scorta e non come percorso alternativo.
Un altro fattore determinante per una logistica di qualità è il rispetto delle regole che effettivamente esistono ma che non sempre e non da tutti vengono rispettate.
“Qualche anno fa, dopo i primi scontri avvenuti in Ikea – spiega Dodici – si è corso subito ai ripari siglando un accordo con i sindacati e l’ispettorato del lavoro secondo cui non si può scendere sotto certe tariffe.
Le aziende locali rispettano queste normative, non è la stessa cosa per quelle che vengono da fuori che fanno un po’ di sciacallaggio oltre che di concorrenza sleale verso le nostre aziende. Come Confindustria non possiamo fare nulla, devono essere gli organi preposti al controllo a far sì che le regole vengano rispettate”.
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