
Il S.I.Cobas piacentino intende ribattere al comunicato stampa dell’AD di OVS, Stefano Beraldo, pubblicato da “Libertà” nella giornata di domenica 10 maggio.
Innanzitutto vorremmo fare chiarezza nei lettori: OVS si manifesta oggi dopo dieci anni di assenteismo dal territorio piacentino. Il suo magazzino è stato infatti sinora affidato ad XPO Logistics, grande operatore logistico europeo che in città conta anche un altro magazzino in via Bazzani (Le Mose).
Questo primo livello di intermediazione non è stato l’unico: XPO, infatti, ha affidato negli anni il servizio di facchinaggio a svariati altri consorzi (secondo livello di intermediazione) i quali si rivolgevano in ultima istanza a cooperative (terzo livello di intermediazione). Ognuno dei passaggi qui elencati comporta ovviamente la scrematura di una parte degli utili
a favore dell’intermediatore, traducendosi alla fine della catena in un ribasso brutale dei costi del lavoro per le operaie e gli operai impiegati nel sito.
Sono stati complessivamente quattordici gli avvicendamenti di “datori di lavoro” che hanno riguardato i circa 450 operai del sito. In occasione di ogni avvicendamento, gli operai dovevano ricorrere a una lunga lista di scioperi, picchetti (spesso sanzionati con denunce dalle autorità di pubblica sicurezza) e cause legali per recuperare…null’altro che il dovuto: TFR,
trattamenti economici di chiusura, spesso addirittura gli ultimi stipendi. Ciò perché il datore di lavoro uscente spariva con il “malloppo”, spesso dichiarando stato di crisi e cercando quindi di negare o dilazionare nel tempo la restituzione del dovuto agli operai.
Che, a fronte di questa vergogna permessa dal contorto sistema degli appalti di manodopera italiano, il Signor Beraldo venga oggi ad agitare lo spauracchio dello spostamento del sito grida vendetta e fa sorridere. Significa una totale deresponsabilizzazione da parte della committenza. Significa ignorare quanto è successo in casa propria. Significa,
soprattutto, mancare di rispetto a centinaia di piacentine e piacentini che negli anni hanno dovuto subire ogni sorta di angheria per permettere a OVS di fatturare, e ciò anche in spregio ai rischi per la salute, se è vero che anche in piena emergenza “Coronavirus” il lavoro nel magazzino “XPO-OVS” non si è mai fermato (forse che la collezione primavera-estate fosse un bene di prima necessità?!) ma al limite ridotto mantenendo comunque più di cento unità al lavoro contemporaneamente.
Il quadro sinora delineato dovrebbe far comprendere ai lettori come siano delle vere uscite a vuoto quelle dell’AD di OVS. Non ci esprimiamo nemmeno sulla minaccia di spostare il sito: è un ritornello che abbiamo già sentito più volte in occasione di mobilitazioni sindacali: si pensi alla TNT nel 2011, alla GLS nel 2012, all’Ikea nel 2013. In nessuna di queste
occasioni la minaccia ha mai avuto un fondo di verità (prova ne sia il grande investimento che OVS sta ultimando proprio a Pontenure, con la costruzione di un terzo magazzino e con significativi interventi di lavori stradali nelle pertinenze dell’impianto), e anche in questo caso non siamo così sprovveduti da farci influenzare.
Dal primo giugno verrà eliminato un livello di intermediazione, grazie alla scelta di eliminare dalla trafila datoriale l’operatore XPO: come S.I.Cobas accogliamo positivamente la notizia e siamo disponibili a instaurare una trattativa che dia un minimo di stabilità e garanzie per il futuro degli operai impiegati. Ma pretendiamo eguale propositività e non tollereremo atteggiamenti di minaccia o ricatto che ledano alla dignità dei lavoratori piacentini.




