“Non serve inventare niente, basterebbe copiare i comuni virtuosi, le buone pratiche replicabili con facilità. Il problema di Piacenza è il perdurante immobilismo di fronte alla grave emergenza ambientale”. E’ il messaggio agli amministratori piacentini da parte di Legambiente Piacenza di fronte al pessimo risultato della nostra città che nell’annuale classifica sull’Ecosistema urbano perde ben dieci posizioni rispetto all’anno scorso, piazzandosi a metà classifica, al 46esimo posto. Nell’insieme dei dati raccolti nel rapporto sulla qualità ambientale delle città capoluogo (realizzato da Legambiente con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore), Piacenza registra performance decisamente negative per quanto riguarda qualità dell’aria, rifiuti, traffico, trasporto urbano. Eppure c’è un’Italia delle città che ha già cambiato passo. Che gestisce il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre realtà europee, che ha cambiato stili di mobilità, trovato la formula giusta per depurare gli scarichi, contenere i consumi idrici e lo sperpero d’acqua potabile, che investe sulle rinnovabili, che ha significative esperienze di rigenerazione e rifunzionalizzazione degli spazi pubblici. L’esempio arriva in primis da Mantova (1°), Trento (2°), Bolzano (3°), Parma (4°), Pordenone (5°) e Belluno (6°), che guidano quest’anno la classifica di Ecosistema Urbano 2017 dimostrando di essere città dinamiche e di credere fortemente nel cambiamento. Tutte le sei prime città in classifica, ad esempio, sono nel gruppo dei centri urbani che hanno raggiunto e superato gli obiettivi di raccolta differenziata dal decreto Ronchi del 1997 (obiettivi saliti al 65%), mentre Piacenza si ferma al 56,9%. Ricordiamo che il piano rifiuti regionale prevede al 2020 il raggiungimento del 73% di raccolta differenziata, la diminuzione del 25% della produzione di rifiuti (oggi a Piacenza ne produciamo troppi: 742 kg a testa, in aumneto rispetto agli scorsi anni) e la cessazione del conferimento di rifiuti urbani all’inceneritore.
Pordenone (29 alberi ogni 100 abitanti) e Mantova (32 alberi ogni 100 abitanti) sono nella top ten delle città più alberate; Piacenza ha solo 16 alberi ogni 100 abitanti e solamente 27,8 metri quadrati di verde urbano per abitante.
Gli esempi virtuosi coinvolgono anche i grandi centri urbani come Milano che nel corso degli anni s’è lasciata alle spalle il fondo della classifica arrivando quest’anno alla 31esima posizione grazie a scelte coraggiose e innovative come l’Area C, il car sharing e potenziando il trasporto pubblico o Bologna che si è conquistata un posto al sole, con una potenza di fotovoltaico sui tetti di scuole e uffici pubblici che in numeri assoluti non ha pari in Italia. Tra gli altri centri urbani virtuosi c’è Cosenza (13°) che tra 2011 e 2016 è balzata dal 21% al 53% di raccolta differenziata. E Pesaro (24°), centro Italia, non tra le primissime, ma è tra quelle dove si notano più passi avanti, in modo particolare nel campo della mobilità nuova con il progetto della Bicipolitana.
Ci sono poi diversi centri urbani che cominciano a praticare forme di mobilità nuova: a Bolzano, Firenze, Pisa, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Ferrara più del 50% degli abitanti cammina, pedala, usa i mezzi pubblici. La sharing mobility è una realtà per un milione di italiani. Firenze, Milano e Torino sono le città con la maggiore offerta di mobilità condivisa. Quelle invece più bike friendly, dove più di un cittadino su cinque utilizza preferibilmente la bici per i propri spostamenti, sono Bolzano, Pesaro, Ferrara, Treviso, Reggio Emilia. Quest’ultima nel 2016 si conferma la città con più infrastrutture per la ciclomobilità, insieme a Cremona e Mantova.
E Piacenza? Aspetti positivi restano il settore della depurazione dell’acqua e delle perdite di rete (ma il consumo di acqua per uso domestici è ancora troppo alto) e la quantità di piste ciclabili (con 15,20 metri equivalenti ogni 100 abitanti, 18esimi in classifica). Ma la qualità dell’aria resta il punto critico (anche se in buona compagnia) con 45 sforamente annuali delle Pm10 sui 35 concessi. Il trasporto pubblico resta insufficiente per essere una valida alternativa la mezzo privato (troppe le auto in circolazione: 61 ogni 100 abitanti). Le aree pedonali risultano ferme da tantissimi anni con il dato di 0,60 metri per abitante. Che fare, dunque?
“Le esperienze e le buone politiche segnalate dal nostro rapporto – dicono i rappresentanti di Legambiente – raccontano quanto sarebbe facile anche nel nostro Paese vivere, muoversi, abitare e consumare in maniera più sostenibile migliorando la qualità della vita e difendendo la salute di tutti i cittadini. Non c’è un ostacolo antropologico al miglioramento della qualità urbana ma piuttosto una separatezza delle politiche e delle esperienze. Agli amministratori vorremmo soprattutto dire: copiatevi! Sì perché le esperienze positive maturate in questi anni nelle città italiane sono replicabili ed esportabili, e soprattutto funzionano. Non c’è nulla di male nel copiare, basta saperlo fare bene!”




