Piacenza perde due posizioni (dal 24° al 26°posto) – e si conferma ultima dell’Emilia – nella classifica delle città più smart d’Italia ma brilla nella dimensione del capitale umano (People – 16° posto) e acquista terreno in tema di qualità dell’ambiente (Enviroment – 18° posto).
E’ quanto emerge dai dati di “ICityRate”, l’indagine realizzata da FPA che stila la classifica delle città italiane analizzando 106 Comuni capoluogo sulla base di 105 indicatori statistici (in aumento netto rispetto agli 84 dello scorso anno) e sette dimensioni tematiche: Economy, Living, Environment, People, Mobility, Governance e Legality. Quest’anno – più che in passato – ICityRate va a misurare, unitamente alla qualità del vivere urbano, la capacità delle città di farsi piattaforma abilitante, di guardare a traguardi lunghi facendo scelte e investimenti che puntano sui nuovi driver di sviluppo. Il paradigma della Smart City negli ultimi anni ha sempre di più spostato l’accento dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale, al co-design, alla gestione dei beni comuni. In questa direzione sono andate le strategie europee della nuova programmazione, e in questa direzione stanno andando le politiche locali.
Il riflesso di questa evoluzione del concetto di smart city e della sua traduzione nelle politiche urbane ha portato all’introduzione nell’ ICityRate di nuove variabili che vanno a misurare la capacità delle città di: accogliere e saper gestire i flussi migratori, attrarre cervelli e talenti, generare imprese innovative, mettere a sistema luoghi di condivisione di strumenti per la produzione di oggetti e di saperi e supportarli, attrarre finanziamenti europei per la ricerca e l’innovazione, rendere disponibili i dati pubblici, agevolare le pratiche d’uso sociale degli spazi pubblici, attivare reti e relazioni per la sostenibilità e la gestione delle politiche smart e certamente anche di declinare a livello locale la strategia di crescita digitale nazionale. Oltre a queste nuove dimensioni introdotte sono stati potenziati gli indicatori che vanno a misurare gli aspetti legati alla sicurezza e alla legalità.
Secondo questi indicatori la città più smart d’Italia si conferma Milano, sempre più internazionale e in volata rispetto alle altre, seguita da Bologna (punta di diamante nella smart governance), Venezia e Firenze. In ottima posizione le città emiliano- romagnole con Parma, Modena e Ravenna che si piazzano nella top ten, seguite da Reggio Emilia (14°posto) , Ferrara (17°), Rimini (25°), Piacenza (26°), Forlì (29°). Le città emiliane si distinguono soprattutto per essere un modello di riferimento per la mobilità sostenibile: le città di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Bologna e Modena hanno valori simili e tutti alti.
Piacenza, come dicevamo, ha scalato diverse posizioni (dal 39° al 18° posto) nella dimensione dell’Enviroment, che descrive la sostenibilità ambientale delle città. Gli indicatori in questo ambito sono articolati in funzione della misurazione della qualità ambientale e delle politiche pubbliche di tutela, punto di forza delle città di medie dimensioni. Il report mette in evidenza, ad esempio, il progetto NO.WA (No Waste), finanziato dal Programma “LIFE+” e presentato dal Comune di Reggio Emilia in partnership con Trento e Piacenza, finalizzato a predisporre un piano d’azione per la prevenzione della produzione e per la riduzione dei rifiuti all’interno delle catene di grande distribuzione commerciale e alla realizzazione di un Centro del riuso.
Buoni i risultati di Piacenza anche in tema di capitale umano (passando dal 46° al 16° posto), secondo l’indicatore People che misura i livelli di istruzione e socializzazione dei residenti come anche la diffusione dell’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione. “Buon” capitale umano si traduce, infatti, in partecipazione (civica, politica e culturale) e livello d’istruzione. Si sta parlando, quindi, come ideale, di una città multiculturale, connessa, con un mercato del lavoro dinamico e privo di fattori di discriminazione, capace di attrarre cervelli e di accogliere popolazioni migranti. E Piacenza in questa classifica non è messa male. Resta più indietro, invece, per quanto riguarda le performance economiche produttive (26° posto come l’anno scorso), la governance (che misura la capacità dell’amministrazione di utilizzare i nuovi strumenti di partecipazione e condivisione) – in cui Piacenza scivola dal 20° al 28° posto – e la dimensione della sicurezza sociale (dal 16° al 23° posto). La peggior performance, Piacenza la registra in ambito “Living” (48° posto in classifica), la dimensione in cui si ritrovano sia gli indicatori relativi ai servizi di vivibilità primaria (salute, sicurezza, assistenza) sia quelli che misurano la vitalità (culturale, spettacolare e di intrattenimento) dei centri urbani.




