
Silvio Bisotti ha le spalle larghe: una lunga carriera politica e la trafila classica per chi, nel centrosinistra, ha cominciato nell’altro secolo: Dc, Margherita, Partito democratico. Una conoscenza della politica, e quindi degli uomini, che lo porta ad affrontare i rovesci con lucida pazienza. Per il suo partito – il Pd, di cui è segretario provinciale – non è (ancora) un buon momento. E questo nonostante la nuova leadership nazionale e soprattutto di fronte a un governo Lega-M5S che, pur conflittuale nelle sue componenti e spesso contradditorio nelle azioni, non favorisce la ripresa dell’opposizione.
Anche in Regione, poi, le nubi sono scure: il presidente Bonaccini annuncia un corposo sostegno alle famiglie (con Isee fino a 26mila euro): 18 milioni per le rette degli asilo-nido, da settembre; e 12,5 milioni, da subito, per gli affitti, dunque per la casa. Risposta immediata: secondo un sondaggio il centrodestra è in vantaggio (si voterà presumibilmente a gennaio 2020) anche in Emilia Romagna.
Perché, segretario?
“Perché purtroppo – risponde Bisotti – negli ultimi anni lo slogan che il buon governo non paga dal punto di vista elettorale sembra trovare conferma. Mi spiego: se la Regione è efficiente e attenta alle esigenze del territorio e dei cittadini, ebbene tutto questo non si concretizza in consenso elettorale. Siamo, è chiaro, di fronte a un paradosso: l’elettorato anche se ben governato e dunque potenzialmente soddisfatto, è drammaticamente sensibile a paure suscitate ad arte sia a livello nazionale che a livello locale. Paure, quelle sì, che si traducono in voti.”
L’appuntamento con le regionali emiliano-romagnole si preannuncia cruciale…
“E’ un appuntamento determinante per le forze di centrosinistra. Un eventuale esito negativo avrebbe ripercussioni profonde”.
Che fare, allora?
“Per conservare il governo della Regione sarà determinante la mobilitazione dei sindaci. Il cittadino percepisce la Regione come un ente lontano, distante. E a Piacenza ancor di più. Da parte nostra concentreremo gli sforzi per mettere in campo candidature positive, riconoscibili e non divisive, slegate dalle correnti”.
Che iniziative pubbliche organizzerete?
“Da settembre partirà una ‘costituente delle idee’ per trasmettere agli elettori i principali temi cari al Pd in materia di riformismo: quindi ambiente soprattutto, poi consumo di suolo, infrastrutture, sviluppo della logistica”.
A proposito di ambiente, sembra che la Regione abbia fatto marcia indietro per quanto riguarda la chiusura dell’inceneritore, prevista nel 2020 insieme a Ravenna dal Piano regionale dei rifiuti. Qual è la reazione del Pd piacentino?
“C’è stato un equivoco: si sapeva ed era noto che non c’erano i tempi tecnici per la chiusura del termovalorizzatore nel 2020, termovalorizzatore oltretutto collegato con il sistema di teleriscaldamento. Chiuderlo ora – con i dati sulla differenziata non ancora al top – significherebbe caricare oltre misura l’inceneritore di Parma, con tutte le conseguenze del caso in termini ambientali e di costi”.
Quantomeno, allora, c’è stato un errore di comunicazione, visto quanto era stato annunciato.
“Sì, c’è stato un errore di comunicazione ma soprattutto una vera e propria strumentalizzazione dell’accaduto. Ora, in campagna elettorale bisognerà avere la forza di dire la verità senza strumentalizzazioni”.
A Piacenza come funzionerà la vostra annunciata costituente delle idee?
“Penso a un percorso come quello di Piacenza 2020, un percorso che sappia mobilitare le forze migliori della città. Dovrebbe nascere una rete frutto di mobilitazione collettiva. Il Pd vuole mettersi al servizio del progetto ma naturalmente non può realizzarlo da solo”.
Vi state muovendo per favorire la nascita di un nuovo soggetto?
“La volontà c’è ma in questo momento siamo un po’ carenti di energie. E’ questa d’altronde l’unica via. Disponiamo del patrimonio di coloro che hanno votato alle primarie – circa 5000 persone. E’ un patrimonio da non disperdere, sono cittadini che debbono essere coinvolti. Dobbiamo andare verso un modello di partecipazione diretta, deve tornare il senso del collettivo, della comunità politica. Dobbiamo ricucire con la base e con la realtà”.
Un anno fa lei diceva che con l’amministrazione Barbieri Piacenza era sprofondata nel grigiore. E’ ancora di quel parere?
“Io guardo i risultati. Ormai siamo a metà mandato e cosa è stato fatto? Di originale tre cose: il baratto amministrativo (che consente ai cittadini esenzioni, sconti tributari e tariffari in cambio di lavori di pubblica utilità, ndr), la ripubblicizzazione dei rivi urbani e la riqualificazione di via Calciati con un nuovo supermercato. Per il resto l’amministrazione ha portato avanti cose avviate da noi. Bene, possiamo aggiungere la vendita di quote Iren per fare cassa e ora l’asfaltatura di alcune strade. Un bilancio davvero magro: sarebbe ora però che anche le forze civiche e imprenditoriali dicessero qualcosa su questi esiti. Dovrebbe essere una preoccupazione per tutti e di tutti coloro che hanno a cuore Piacenza, non solo del Pd”.
Come vi state muovendo per preparare, quando sarà il momento, la riscossa nelle urne?
“Dall’autunno cominceremo a lavorare per costruire l’alternativa a questa amministrazione. Il Pd deve diventare il volano di un’area riformista, deve saper ricreare un terreno di mobilitazione e suscitare entusiasmo. Come dice qualcuno, deve saper toccare il cuore della gente”.
Anche, ad esempio, nella scelta dei candidati? Anche da qui parte il cambiamento.
“Sono d’accordo, ma le scelte vanno sempre fatte con raziocinio. Il nuovo non basta se non è in grado di intercettare consenso”.
Ha segnalato le poche cose fatte finora da questa amministrazione. Ma quali sono i nodi ancora irrisolti?
“Beh, cominciamo con l’ex Acna e andiamo avanti con le aree demaniali, con la nuova piscina, col nuovo stadio, con l’autostazione delle corriere… Temi dirimenti e di assoluta importanza di cui nessuno parla più”.
L’iter per il nuovo ospedale, con la scelta dell’area, è ormai avviato…
“Sì, ma io vorrei sapere: chi firma il documento? Chi attesta tecnicamente che l’area è veramente quella giusta? Il discorso sull’equipollenza dei costi tra area pubblica e area privata, così come richiesto dall’assessore regionale Venturi, è delicato. Il rischio è che intervenga la Corte dei Conti. I politici fanno le scelte ma non hanno la competenza tecnica per avvalorarla: ci dovrà essere un dirigente comunale che se ne prende la responsabilità”.
Qual è oggi la posizione del Pd in merito all’ospedale?
“La nostra posizione è nota: per primi abbiamo creduto e voluto il nuovo ospedale. La nostra prima scelta convergeva sull’area pubblica – è noto – ma anche in merito all’opzione di un’area privata il Pd non si mette di traverso. Lasciamo però la responsabilità a chi ha operato la scelta. Ancora: ci stiamo dimenticando del destino del vecchio ospedale: è una partita di particolare importanza e la situazione è complicata: non si può lasciare un vuoto urbano, di quelle dimensioni per di più”.
Infiltrazioni mafiose. Il Pd che cosa dice?
“E’ un tema di rilevanza regionale e nazionale. A settembre abbiamo in agenda un evento cui prenderà parte il senatore Franco Mirabelli, capogruppo Pd in Commissione Antimafia. Contiamo sulla mobilitazione di tutte le forze civili piacentine e vorremmo che in quella occasione si esprimessero anche le forze economiche”.




