Il centro storico di Piacenza non sta benissimo, ma continuare a ripetere che sia “morto” non è certamente il miglior modo per renderlo vivo e, a dirla tutta, bollono in pentola diversi progetti per rilanciarlo.
Uno riguarda la possibile posa di sedute per godere appieno di piazza Cavalli (per la quale – ma questo è noto – si pensa anche alla risistemazione dello scalone che porta al salone del Gotico), un altro punta a creare una forte sinergia tra i locali pubblici di alcune zone del centro per creare eventi da pubblicizzare nelle province vicine grazie alle enormi potenzialità offerte dai social network e dalle app per gli smartphone, un terzo – appena passato sotto la lente della Giunta – punta ad accrescere l’attrattività del mercato bisettimanale sfruttando meglio Piazzetta Plebiscito e via Sopramuro.
E’ quindi tutta da giocare la partita del rilancio del salotto di Piacenza: anche l’inedito “tutti insieme appassionatamente” delle opposizioni per sfiduciare Katia Tarasconi, mozione in cui più di qualche osservatore ha intravisto anche i coincidenti interessi della fetta di Pd schieratasi contro l’ascesa di Gian Luigi Molinari alla segreteria provinciale del partito, è apparso più un tentativo (fallito, come raccontiamo nell’articolo qui sotto) di passare all’incasso sfruttando criticità di ben diverse (e spesso antiche) radici che una discussione su attività o inattività dell’assessore al Commercio, la quale – come le riconoscono le stesse associazioni di categoria – sta cercando di far pedalare la cabina di regia istituita proprio per affrontare le tematiche del centro storico.
Al di là dell’osservazione del segretario cittadino del Pd Paolo Sckokai, secondo il quale “le opposizioni farebbero un servizio migliore se, invece che impegnarsi in mozioni di questo tipo, proponessero iniziative concrete e realizzabili per contribuire al rilancio commerciale del centro”, il vero guaio è che il cuore della città sta soffrendo, e da molti anni, per una lunga serie di cause.
Il numero di residenti inferiore alle potenzialità, le problematiche specifiche (commerciali, ma non solo) di alcune zone, i pochi soldi in giro con la conseguente riduzione dei consumi che colpisce tutto il Paese, i prezzi (a volte anche degli affitti) non sempre contenuti, la concorrenza di negozi di analoga qualità in periferia e in altre città vicine, l’estensione della Ztlnon ancora compensata da sufficienti parcheggi, le chiusure domenicali e un non clamoroso dinamismo imprenditoriale complessivo sono montagne che non si scalano senza la necessaria attrezzatura. Arnesi fondamentali, ad esempio, devono essere anche la bravura degli operatori nell’essere al passo con i frenetici cambiamenti di questi anni e la loro capacità di fare squadra e di responsabilizzarsi su alcuni temi spinosi.
Soprattutto donne e giovani, su questo fronte, appaiono più sensibili: innegabile è ad esempio la maggiore attenzione di molti (non tutti…) locali – spesso personalmente attenzionati “porta a porta” dalla stessa Tarasconi – nell’evitare gli schiamazzi, immancabilmente sottolineati dalle telefonate dei “soliti noti”. C’è anche da rilevare come la pedonalizzazione temporanea di certe strade sia negli auspici di molti gestori di esercizi pubblici all’interno della Ztl e delle zone appena fuori da essal i quali, magari anche pensando agli incassi dei Venerdì piacentini, ritengono che – in giornate individuate per tempo e pubblicizzate a dovere nelle province vicine – avvantaggerebbe le loro attività.
Sta anche passando il concetto per cui “più locali ci sono, più si lavora tutti” perchè cresce la capacità attrattiva complessiva della città. Anche la nuova illuminazione allo studio per alcune strade, oltre che per garantire maggiore sicurezza, sarebbe decisiva in termini di percezione della distanza da percorrere a piedi in un centro che è più “spalmato” (e quindi più difficile da gestire) di altre città di analoghe dimensioni.
Dai vantaggi che certamente deriveranno dal nuovo parcheggio sotterraneo in Cittadella alle aspettative per l’arrivo di Eataly, il buon andamento di certe partite sarà decisivo per il rilancio del centro e dei suoi dintorni nel suo complesso, ben sapendo che non è limitandosi alla critica che si può trovare il complesso equilibrio tra le esigenze dei commercianti, dei residenti e della vita sociale e culturale della teca della storia cittadina.
Impallinata la mozione anti-Tarasconi, il futuro si giocherà soprattutto su quattro assi: condivisione dei progetti, trasparenza nelle scelte, attenzione agli esercenti ma non solo, calendario “intelligente” di eventi culturali e di intrattenimento da pubblicizzare a dovere.
Aspettare il Godot piacentino, ossia la disponibilità delle aree militari, non servirà: meglio darsi da fare, tutti e subito. Magari prendendo spunto dalla festa del torrone (foto a lato) di Cremona, enorme successo di squadra (“ovviamente” contestato dagli immarcescibili residenti guastafeste locali… ma capace di portare 230mila visitatori) costruito intorno ad una tipicità che per ogni piacentino deve suonare come uno sprone a far meglio.
Onestamente non è impossibile.




